SARNO, ALLUVIONE DEL 5 MAGGIO 1998: UNA TARGA PER NON DIMENTICARE

Ma la domanda è: questa tragedia si poteva evitare'
letto 2612 volte
sarnoalluvioneinmemoria.jpg

In occasione del 17° anniversario della tragedia del 5 maggio 1998, l'Amministrazione Canfora ha realizzato un bollo speciale commemorativo postale a ricordo delle 137 vittime con la scritta "Alluvione Sarno. Per non dimenticare". 

Da questo anniversario possiamo prendere lo spunto per porci delle domande: questa tragedia si sarebbe potuto evitare?  Chissà, magari se Sarno avesse avuto il suo PRG, all’epoca, avrebbe avuto, per legge, anche uno studio geologico, idrogeologico e geotecnico in prospettiva sismica del territorio, preventivo alla stesura del P.U.C.. 

Uno studio che avrebbe dato tutte le notizie sul suolo, sottosuolo e sui versanti instabili, sulla situazione idrogeologica e sulla zonizzazione sismica. Insomma, avrebbe indicato la zona di Episcopio e di altre zone a rischio come INSTABILI e PERICOLOSE per vecchi e nuovi insediamenti, che per anni hanno cercato di rubare sempre nuovi spazi alla montagna. Anche qui ci fu la mano dell’uomo. Ma varie furono le cause concomitanti nell’evento franoso:     

-Le cause predisponenti: il Vesuvio, la pendenza eccessiva, le scadenti caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni (già in precario equilibrio in assenza di acqua).

-Le cause scatenanti: le piogge abbondanti e l’uomo che costruisce laddove non si dovrebbe. 

Quasi tutta la Campania è a rischio di frane e alluvioni: l’86% dei comuni campani è classificato a rischio idrogeologico. Tutte e cinque le Provincie della Regione sono interessate dal fenomeno, ma quella più fragile è la Provincia di Salerno con il 99% dei comuni a rischio. Senza parlare delle altre Regioni italiane. Ma, Adesso è inutile prendersela con i Governi che si sono succeduti, con le Regioni, con i Comuni, ma occorre riflettere sulla insensibilità di tutta la classe politica ed imprenditoriale, che consente il ripetersi di tali catastrofi senza dare mai inizio a quell’opera di risanamento idrogeologico dell’intero Paese. 

Ma cosa si può fare per cercare quanto meno di mitigare i danni, di fare prevenzione? 

1.L’applicazione rigorosa delle leggi esistenti;

2.Il potenziamento dei Servizi Tecnici in tutto il sistema pubblico amministrativo centrale e periferico, ivi incluse le strutture tecniche a sostegno delle Autorità di bacino.

3.La ricostruzione e pianificazione nelle aree disastrate secondo i più corretti principi di valutazione dei rischi geonaturali, delocalizzando infrastrutture, attività produttive e centri abitativi almeno nelle aree a vulnerabilità e, quindi, a rischio elevato.

4.MA LA PROPOSTA PIU’ INTERESSANTE CHE FA RIFERIMENTO AL PUNTO 2 E’ LA CREAZIONE DI OSSERVATORI GEOLOGICI COMUNALI. UNA STRUTTURA, CIOE’, UN UFFICIO GEOLOGICO COMUNALE, CHE A SECONDA DELLA GRANDEZZA DEL COMUNE, POTREBBE AVERE UNO O PIU? GEOLOGI A ‘GUARDIA’ DEL TERRITORIO, POICHE’ SOLO LA CONOSCENZA APPROFONDITA PUO’ PREVENIRE, SE NON IN TOTO, ALMENO IN PARTE QUESTI DISASTRI.

Quindi una struttura che, per il momento potrebbe realizzarsi per i comuni più a rischio, per poi estendersi a tutti i comuni italiani. I costi? Ebbene sono sicuramente molto, ma molto inferiori alla spesa necessaria per AGGIUSTARE i danni. In più, oltre ad avere un risparmio notevole per la comunità, si potrebbero evitare i danni economici e ridurre di molto il numero di vittime che in quasi un sessantennio sono costati moltissimo alla collettività.

Ma tante disquisizioni più terra terra e più tecniche possono essere fatte, come ad esempio,  non considerare la relazione geologica come un inutile balzello per il costruttore, un onere di cui se ne può fare a meno. Perché spendere soldi per la parcella del geologo quando si può copiare e fotocopiare una relazione utilizzata per un altro sito? Stigmatizzare, inoltre, il comportamento di alcune associazioni professionali che spesso limitano la nostra azione per proprio utile, ma non mancano colpevoli atteggiamenti di sudditanza psicologica anche tra noi geologi che avallano tale scorretto comportamento che spesso coinvolge anche amministrazioni pubbliche che tendono a limitare la presenza del geologo nelle attività di pianificazione e programmazione locale. In sostanza, l’elaborato geologico tecnico non deve essere considerato come un ‘allegato imposto da legge’, per consentire alla pratica di essere approvata, ma deve essere considerato come essenziale e propedeutico alla fattibilità e alla sicurezza dell’opera da realizzare (nella foto in basso, la frana di Sarno).