ISOLE EOLIE, L’ERUZIONE IMPROVVISA DELLO STROMBOLI DI MERCOLEDI’ 3 LUGLIO PROVOCA UNA VITTIMA E UN FERITO

Intervista all'esperto, prof.Franco Ortolani, Ordinario di Geologia presso l'UNINA e senatore del M5S
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Le due esplosioni dello Stromboli di ieri 3 luglio 2017, alle 16,46, sono state tra le più potenti verificatesi nelle ultime decine di anni. Ma se il vulcano, come si afferma, è ben monitorato, perché nessun allarme è stato diramato? Ci si chiede, e se lo chiedono in tanti, cos’è che non ha funzionato? Lo chiediamo al prof. geologo, Franco Ortolani, senatore della Repubblica, ordinario di geologia all’UNINA, esperto ambientalista.

MEZZOSTAMPA: Prof. Ortolani, allora che può dirci sulle esplosioni dello Stromboli?

ORTOLANI: Il vulcano è monitorato, adesso i parametri sono rientrati nella norma, ma se i parametri sono rientrati nella norma vuol dire che prima erano fuori dalla norma, quindi rilevabili. E qui bisogna capire come mai non è stato diramato l’allarme, Ma quello che voglio porre all’attenzione è che dopo le esplosioni è stato registrato un non preoccupante movimento anomalo del mare nell'area costiera cilentana, circa mezz’ora dopo, verso la spiaggia del Buondormire, vicino all’Arco Naturale di Palinuro. Fenomeno notato dai bagnanti e dai barcaioli, che hanno visto un movimento anomalo del mare con abbassamenti e sollevamenti di decine di cm. Va verificato se tale fenomeno sia simile a quello riscontrato lungo la costa tirrenica alcuni anni fa, in seguito ad una frana che interessò sempre la Sciara del Fuoco. Se fosse stato causato dalla frana il fenomeno della spiaggia del Buondormire, dovrebbe essersi verificato tra le 17,15 e le 17,30. In piccolo come accadde nel dicembre 2002 dopo eruzione e frana alla Sciara del Fuoco. Anche questo evento senza alcun preavviso. La verità è che non esiste alcun sistema che consenta di avvisare in tempo reale i cittadini delle aree urbane e balneari tirreniche. Sia nel 2002 sia nel 2019, la natura ci ha appioppato due "cartellini gialli" avvisandoci del pericolo.

MEZZOSTAMPA: adesso, dopo le esplosioni che hanno causato una vittima e un ferito, cosa bisogna fare?

ORTOLANI: Allora, dopo le forti esplosioni va subito effettuato il rilevamento morfologico di Stromboli per verificare eventuali grandi fenomeni franosi, che avrebbero causato i fenomeni marini sulle coste cilentane. Naturalmente non si possono verificare immediatamente eventuali frane sottomarine né di può verificare se l'esplosione abbia innescato nuove instabilità sommerse che vanno accertate con adeguate ispezioni sottomarine. Ricordiamo che non esiste una legge che tratti le problematiche della sicurezza ambientale in relazione agli tsunami come abbiamo evidenziato in una interrogazione al senato (Castiello-Ortolani).

MEZZOSTAMPA: A quanto abbiamo capito, questi sono fenomeni abbastanza rari, perché lo Stromboli è caratterizzato da un'attività continua ma a bassa energia. Non si può prevedere se ci saranno repliche perché non esistono segnali precursori che annunciano questi eventi. Ma se non esistono segnali precursori, come si fa a dire che i parametri sono rientrati nella normalità? Vuol dire che se sono anormali si possono rilevare o no? A questo ha dato già risposta, in precedenza il prof. Ortolani. Ci spiega cosa c’era scritto nell’interrogazione sua e della Castiello? 

ORTOLANI: Mesi fa con il collega Senatore F. Castiello abbiamo predisposto una interrogazione per richiamare l’attenzione del Governo su questo, fino ad ora, trascurato problema: il rischio tsunami sulle coste tirreniche. 
Ecco la conclusione dell’interrogazione “Quali iniziative attuabili sul territorio, anche di tipo sperimentale, i ministri in indirizzo intendano assumere, oltre a studi e ricerche, al fine di procedere ad una valutazione della sicurezza della fascia costiera urbanizzata e antropizzata, in termini di pericolosità e rischio potenziale da tsunami. Quest’ultimo risulta scientificamente rilevante e non risulta sia stato realizzato e attivato un sistema di allarme precoce. E’ socialmente doverosa una istituzionale valutazione sia in considerazione dei rilevanti, ultimi fenomeni eruttivi dei vulcani appartenenti all’arco insulare eoliano (Stromboli) che, soprattutto, in virtù della diffusa antropizzazione, affollamento e popolosità (specialmente nel periodo estivo, in quanto comuni turistici) dei territori rivieraschi, facilmente inondabili in quanto – per la maggior parte – ubicati a quote di pochi metri al di sopra del livello medio marino, quali, ad esempio, nel Cilento: Paestum, Agropoli, Casal Velino, Velia, Ascea Marina, Scario, Policastro, Capitello, Villammare, Sapri, e in Basilicata Maratea, in Calabria Marina di Tortora, Praia a Mare, Scalea etc.”.

MEZZOSTAMPA: Quindi, esiste un reale pericolo di un tsunami? 

ORTOLANI: Sì, esiste, se osserviamo la figura A in essa sono indicati i luoghi nei quali sono stati rinvenuti e studiati gli effetti delle onde. Nella figura B sono evidenziati i siti nel Cilento. Nella figura C in base alle evidenze riscontrate dagli autori (riquadro f) è stato ricostruito dallo scrivente con la linea azzurra punteggiata il limite della zona invasa dall’acqua sovrapposto ad una foto satellitare dell’agosto 2011 che consente di apprezzare l’affollamento di bagnanti nella spiaggia a sud del porto di Marina di Camerota. La figura D illustra la stessa zona di Marina di Camerota ripresa in marzo senza bagnanti, cioè nella stessa situazione che si aveva quando le onde hanno interessato la spiaggia nel 2002. 
Non si è trattato di onde devastanti; si tenga presente che hanno investito la costa invadendola per varie decine di metri quando sulle spiagge non c’era nessuno. Le testimonianze raccolte evidenziano prima il ritiro dell’acqua marina e poi la risalita con onde che per qualche decina di minuti hanno invaso alcune decine di metri di spiaggia.
Non si tratta di fare allarmismo ma una corretta informazione visto che il problema tsunami esiste. 
Inutile continuare a fare finta di niente come fatto dai governi che si sono succeduti dal 2002 fino al 4 marzo 2018.
Prima di tutto una adeguata azione di informazione va realizzata nelle scuole e presso le associazioni di cittadini. 
Tutti devono sapere che se vedono un improvviso ritiro dell’acqua del mare devono immediatamente raggiungere l’entroterra in posizione il più in alto possibile.
Interventi pilota vanno progettati e realizzati in spiagge significative.
E poi vanno utilizzati i dati raccolti con le ricerche scientifiche al fine di mettere a punto un valido sistema di allarme precoce che sia diffuso e conosciuto e ben “spiegato” e indicato sui territori.
La buona ricerca richiede buoni amministratori che mettano a frutto i risultati per garantire e tutelare i cittadini.
Gli effetti delle onde sulla costa sono diversi in relazione alla propagazione delle onde stesse, come verificato anche nei recenti tsunami oceanici. Come si vede dalla ricostruzione scientifica le coste del Cilento investite perpendicolarmente dai fronti d'onda hanno risentito maggiormente rispetto alle coste calabre. 

MEZZOSTAMPA: Grazie professore, credo che la sua interrogazione sarà presa in considerazione (almeno lo speriamo), ma sapendo il ruolo che ricopre a livello politico, siamo sicuri che qualcosa si farà.