Scafati: LA DISOCCUPAZIONE A SCAFATI

Un tasso di disoccupazione ancora troppo alto
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La disoccupazione è un argomento purtroppo sempre attuale e la nostra Italia non fa certamente eccezione anzi è risaputo che il Meridione sia la fascia più colpita da questo problema. Se ne sente parlare molto soprattutto in questi giorni di campagna elettorale giacché è all’ordine del giorno dei programmi presentati dai candidati sindaco che promettono e propongono le più svariate risoluzioni al caso. Anche i probabili...

futuri sindaci di casa nostra, in lizza per la carica al Comune di Scafati, stanno riprendendo questo tema rivolgendo un occhio di riguardo alla disoccupazione giovanile che affligge tanti neodiplomati e laureati che tentano invano l’ingresso nel mondo del lavoro. Abbiamo deciso perciò di recarci presso il Centro per l’Impiego (ex Collocamento) di Scafati per cercare di capire meglio almeno la situazione locale. Abbiamo avuto modo di parlare con la dott.ssa Michela Anna Gaeta, responsabile del Centro, e con il signor Mario Chicone, referente dell’Area comunicazione esterna e intermediazione domanda/offerta, i quali ci hanno gentilmente fornito dati e statistiche circa la disoccupazione a Scafati e dintorni. Considerato che la popolazione scafatese conta 46.693 abitanti ma che logicamente non tutti sono in età lavorativa, al 31/12/2007 gli iscritti al Centro per l’Impiego ed in cerca d’occupazione risultano essere 5.634, con un tasso di disoccupazione (relativo al solo comune di Scafati) pari al 20,2%. Per quanto concerne il tasso di disoccupazione registrato dal C.p.I. di Scafati ma riguardante anche tutti gli altri comuni che fanno ad esso riferimento (Angri, Sarno, S. Egidio del Monte Albino, S. Marzano sul Sarno, Corbara e S. Valentino Torio), i valori sono i seguenti: • al 31/12/1981 > 34% (uomini 22% e donne 44%) • al 31/12/1991 > 32% (uomini 18% e donne 38%) • al 31/12/2001 > 25,2% (uomini 17,2% e donne 34,3%) • al 30/09/2007 > 21% (uomini 13% e donne 25%) • al 31/01/2008 > 21,6% (uomini 11,1% e donne 22,4%) E’ evidente che negli anni ci sia stata una lenta ma progressiva diminuzione della disoccupazione sul nostro territorio, sia per il sesso maschile sia per quello femminile, eppure, in una panoramica generale così come in quella prettamente scafatese, è altrettanto visibile quanto il tasso attuale sia ancora troppo alto. Anche se bisogna ricordare che questi dati non tengono conto di quanti, pur iscritti nelle liste di Collocamento, non possano permettersi di aspettare un impiego adatto a loro e si lancino nei lavori cosiddetti << a nero >> che spesso hanno un rapporto ore – paga decisamente sproporzionato. Inoltre, parlando con gli impiegati del C.p.I. di Scafati, abbiamo sondato che i giovani che si recano presso di loro, si dividono sostanzialmente in due categorie: quelli che cercano realmente un impiego e sono perciò costanti e attenti nella ricerca accontentandosi a volte di qualsiasi opzione lavorativa, e quelli che invece vanno al Collocamento solo per una sorta di formalità comune, di passaggio obbligato, spinti più dai familiari che da una reale intenzione di trovare la propria indipendenza. E sembra quasi un controsenso ma questi ultimi sono coloro che finiscono per avere maggiori esigenze e pretese di altri. Purtroppo rientrano nella categoria dei disoccupati non solo i giovani in attesa del primo o secondo impiego, che non hanno ancora abbastanza esperienza o non trovano un lavoro adatto alla loro inclinazione e preparazione, ma anche quegli adulti scartati o licenziati dalle loro aziende con giustificazioni più o meno valide e ormai troppo avanti negli anni per ottenere un altro incarico. Qualcuno crede che la chiave di questa problematica stia nello svincolarsi dall’idea del “posto fisso”, cui tutti aspiriamo, perché esso sembra essere diventato cosa assai rara e aver lasciato definitivamente spazio ai nuovi tipi di contratto lavorativo (part-time, interinale, a progetto, a tempo determinato, ecc.). E’ pur vero che se, da un lato, l’individuo deve responsabilizzarsi, impegnarsi, essere più flessibile ed avere la volontà di formarsi costantemente, dall’altro lato, lo Stato, gli imprenditori e chi di dovere devono offrire delle valide contropartite come una buona remunerazione, più tempo libero, premi di produzione, uffici salubri e stimolanti, ecc. Altrimenti si rischia di far divenire anche il lavoro, com’è già la disoccupazione, causa di depressioni e squilibri psicologici nonché di infelicità e insoddisfazione per giovani e meno giovani. Rossella Varone