EMERGENZA RIFIUTI: UNA VECCHIA STORIA

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llora, a Napoli, vi fu il vertice del G7, le strade percorse dai Grandi della Terra, erano pulite all’inverosimile, ma era solo facciata. Bastava allontanarsi di poco per trovare cumuli di immondizia ovunque. Si nascondeva l’immondizia sotto i tappeti, mentre sarebbe bastata l’ordinaria amministrazione per rendere la città davvero pulita....

.... I russi, arrivati con una delegazione di 200 persone, non avevano nemmeno gli abiti di gala per presentarsi al summit. Furono stanziati molti milioni per vestirli e far fare bella figura. Gli ospedali erano stracolmi di gente, e l’immondizia la faceva da padrone. Ma l’unico vantaggio che ne ebbero i napoletani fu quello di godersi per pochi giorni le fontane zampillanti, i monumenti ripuliti e alcune strade pulite. Allora scrivevo per il giornale il Paese di Modena. Mi sono ritrovato per caso l’articolo che scrissi allora sui rifiuti. Ve lo riscrivo così come fu pubblicato allora in data Sabato 16 Luglio 1994.        In Campania il problema dello stoccaggio dei rifiuti solidi urbani è drammatico, ed impellente è la ricerca di nuovi siti                                       Siamo sommersi dai rifiuti                                           Bisogna centrare l’attenzione sul recupero e sul riciclaggio dei rifiuti solidi urbani Pompei (Na). Questo tema fu sviluppato dal sottoscritto in un convegno tenutosi alla Camera di Commercio di Napoli il 6 Dicembre 1993, con la partecipazione di insigni professori universitari, dell’ex assessore regionale all’Ecologia della regione Campania Carlo Chirico, dell’ex Ministro dell’Ambiente Carlo Ripa di Meana e dell’Assessore all’ecologia della Provincia di Napoli. Un convegno i cui obiettivi tendevano al recupero di quei ultimi anni, conseguenza di quei processi di industrializzazione che hanno influito negativamente sull’ambiente, quindi a discapito dell’uomo. Ora più che mai questo tema è attuale, alla luce dei nuovi finanziamenti previsti dal Piano Operativo Plurifondo della Regione Campania (Pop) per il recupero e il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani, per disciplinare l’uso dei fondi strutturali stanziati dall’Unione Europea per la Campania per il 94-99 e cofinanziati dallo Stato Italiano. E’ utile quindi effettuare una disamina dei numerosi tentativi, che sono stati fatti, a tutt’oggi, in Italia ed all’Estero, di quantificare la produzione annua degli scarichi industriali e dei rifiuti solidi urbani, in funzione della possibilità di smaltimento e quindi delle tipologie chimiche-fisiche-meccaniche. La Comunità Economica Europea ha inoltre valutato che la produzione dei rifiuti nei Paesi della CEE sia di 1600 milioni di tonnellate l’anno, così ripartite: 90 milioni di tonnellate di rifiuti domestici; 115 milioni di rifiuti industriali; 950 milioni di rifiuti agricoli; 300 milioni di rifiuti dalle industrie minerarie; 200 milioni di rifiuti dai fanghi prodotti da impianti di depurazione delle acque. Con un tasso di aumento annuo del 5%. Un’indagine svolta in Italia dalla Confederazione generale dell’iIndustria indica che la produzione nazionale dei rifiuti solidi urbani prodotti annualmente da ogni singolo individuo ammonta a 280 kg, il che significa 0,767 kg per abitante al giorno (è chiaro che a distanza di 14 anni tale valore è aumentato di parecchio). A questi quantitativi bisogna poi aggiungere quelli prodotti dall’industria, che portano il totale a 50-60 milioni di tonnellate annue di rifiuti. Di queste circa la metà è costituita da rifiuti tossico-nocivi, e solo qualche milione di esse viene assegnato alla piattaforma di smaltimento o alle discariche autorizzate. Gli ultimi episodi avvenuti in Campania, ci hanno fatto capire che gran parte di esse vengono disperse nelle innumerevoli discariche abusive che, specie nella nostra Regione, proliferano a dismisura senza alcun controllo, provocando notevoli danni ambientali. Abbiamo scoperto che la nostra Regione è considerata la pattumiera d’Italia, tale è stata fino a quando è venuto alla luce quel business dei rifiuti tossico-nocivi, provenienti dal Nord Italia, che erano stoccati illegalmente nelle discariche abusive e no, comportando conseguentemente gravi problemi di inquinamento, sia delle acque sotterranee che dell’aria, oltre che costituire una pesante ipoteca sulla qualità ambientale delle zone circostanti, anche e soprattutto nella considerazione che, essendo abusive o anche autorizzate, e dovendo smaltire rifiuti tossici, non sono state ben progettate per smaltire quel tipo di rifiuti tossici (Vedi Pianura). Quindi, nel confuso panorama in cui può venire a trovarsi sia il tecnico che l’amministratore pubblico nella scelta del metodo migliore per smaltire i rifiuti solidi urbani e quelli industriali, almeno un punto deve rimanere fermo: è sempre indispensabile disporre di una discarica controllata e ben progettata. Ma ciò oggi non basta più. E’ indispensabile ed inderogabile cambiare politica nei riguardi dell’ambiente. I rifiuti solidi urbani sono argomenti scomodi che non sempre un amministratore pubblico affronta volentieri. Ormai è tempo di prendere decisioni serie e responsabili, poiché l’ambiente non può sopportare i metodi e le forme di smaltimento attuate fino a questo momento. Anche l’industria e tutti quelli che operano nell’ambiente non devo più sottovalutare il problema, nella convinzione di un risparmio dei costi aziendali, poiché, se nell’immediato essa ne ricava un beneficio, nel futuro ne pagherà le conseguenze, in termini di salute, di qualità della vita e di costi economici (fui profetico allora, visti i risultati di oggi). Occorre quindi centrare l’attenzione sul problema del riciclaggio dei rifiuti solidi urbani e di quelli provenienti dalle aziende produttive, data la gran quantità che ne viene prodotta ed i conseguenti problemi di accumulo e di stoccaggio che ne derivano, contemporaneamente ad un costo sempre maggiore delle materie prime e a una maggiore richiesta di energia. E’ quindi indiscutibile l’importanza di tali materiali di rifiuto e di conseguenza quella di una corretta classificazione degli stessi per utilizzarli nei campi più idonei. E’ indispensabile inoltre eliminare l’abusivismo imperante in questo campo, ma anche fare in modo che siti utilizzati da molti anni, prima cioè che si sviluppasse una coscienza ecologica, vengano risanati seguendo i criteri di base che si adoperano oggi per la progettazione e la gestione di nuove discariche. Prisco Cutino