CON IL PROGETTO S.A.C. "LA VIA TRAIANA" ATTIVITA' ESPERENZIALI GRATUITE PER FAMIGLIE, TURISTI E SCOLARESCHE

Visite a tema, laboratori, scenografie, mostre e allestimenti multimediali: ogni fine settimana un ricco panorama di attività gratuite fa scoprire le bellezze culturali e naturalistiche nei comuni di Ostuni (Ente capofila), Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Fasano, San Vito dei Normanni, nel Parco Naturale Regionale Dune Costiere e nella Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto. Tante esperienze originali e coinvolgenti per tutte le età.
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Il progetto S.A.C. “La Via Traiana” apre le porte dei propri beni con una serie di eventi e attività gratuite per far scoprire e conoscere il territorio che li ospita da nuovi punti di vista. Dopo il successo registrato nella prima fase, dedicata ai laboratori didattici con l’adesione di migliaia di visitatori, prosegue con nuove proposte il progetto S.A.C. “La Via Traiana”, il sistema ambientale e culturale per la promozione delle bellezze di una parte della provincia di Brindisi. 

Il S.A.C. “La Via Traiana” coinvolge i comuni di Ostuni (Ente capofila), Brindisi, Carovigno, Ceglie Messapica, Fasano e San Vito dei Normanni che, insieme al Parco Naturale Regionale Dune Costiere - da Torre Canne a Torre San Leonardo - e alla Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto, hanno dato vita ad una “rete” per la valorizzazione dei beni ambientali e culturali del patrimonio pubblico locale.
Questa “rete”, avvalendosi di scenografie e innovativi allestimenti multimediali, avvicina il pubblico di ogni età all’arte, alla storia, alla natura e ai luoghi del territorio pugliese con fantasia e creatività, attraverso eventi, laboratori didattici e attività esperienziali originali e coinvolgenti rivolte a famiglie, scolaresche e turisti di ogni età.

Ottimi i dati registrati dall’inizio del progetto, che testimoniano un buon apprezzamento della proposta culturale da parte del pubblico e i primi significativi risultati. Nonostante l’avvio in un periodo di bassa intensità turistica, ma perfettamente in linea con l’obiettivo di destagionalizzazione dei flussi di visitatori, da dicembre 2017 ad oggi sono stati registrati oltre 4500 partecipanti di cui 2000 provenienti dal turismo scolastico e oltre 2500 tra famiglie, turisti e visitatori anche residenti in Puglia. Quest’ultimo dato è particolarmente rilevante, perché evidenzia il desiderio dei cittadini di frequentare i propri musei, di conoscere meglio il territorio e di viverlo con esperienze capaci di coinvolgerli in prima persona.
Sono state svolte 271 attività di cui 169 nei fine settimana, rivolte quindi a turisti e visitatori, e 102 specifiche per il turismo scolastico. Le attività sono tutte gratuite su prenotazione obbligatoria e proseguono nel fine settimana fino ad ottobre 2018. Ad accompagnare i visitatori sono le guide della Società Cooperativa Sistema Museo che coordina i servizi integrati del SAC; gli allestimenti tecnologici, che trovano spazio nei beni messi a disposizione dai comuni, sono a cura del Consorzio CETMA.

I partecipanti hanno la possibilità di conoscere il territorio e i luoghi che visitano con un’esperienza che li rende protagonisti attivi anche attraverso l’uso di piattaforme interattive multimediali. Numerose le attività in programma, pensate per esaltare le peculiarità di ciascun Comune. Visite guidate interattive portano alla scoperta dell’architettura militare dei bastioni e delle mura di Brindisi con laboratori sulle tecniche fotografiche, sull’antica arte statuaria o con la simulazione dell’ormeggio di un’imbarcazione di epoca romana presso il Museo Archeologico F. Ribezzo. Sempre a Brindisi, all’interno delle sale espositive di Palazzo Granafei - Nervegna, si trova la mostra “Brindisi: Porto d’Oriente” che vede la tela raffigurante il porto cittadino alla fine del ‘700, realizzata dal vedutista Hackert, protagonista in un’esposizione tra arte e multimedialità fino al 30 giugno.
L’appuntamento con la storia è ad Ostuni per scoprire la gestante più antica del mondo, a Fasano presso il Faro di Torre Canne e tra le rovine del Parco Archeologico di Egnazia dove si può ammirare la ricostruzione virtuale della Tomba delle Melegrane, fino al Castello di Carovigno con la magia della narrazione multimediale della contessa Elisabetta Dentice di Frasso. E poi i laboratori gastronomici-teatrali sui sapori e momenti di vita passata come l’avvincente gioco a squadre a Ceglie Messapica, con una sfida culinaria sulla ricetta del tipico biscotto. A San Vito dei Normanni protagonisti sono gli strumenti musicali della pizzica, in un percorso tra teoria e multimedialità.
Per gli appassionati della natura, percorsi sulla sostenibilità ambientale presso l’impianto di acquacoltura di Fiume Morelli nel Parco Regionale delle Dune Costiere, con l’affascinante ciclo produttivo dell’anguilla, e nella suggestiva Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto in cui è stato prodotto un video in 3D.

Tutte le informazioni sono reperibili sul sito web www.laviatraiana.it oppure inviando una mail all’indirizzo info@laviatraiana.it o telefonando al numero 0744 422848 (dal lunedì alla domenica 9-18).

I beni ambientali e culturali, veri centri nodali del sistema, sono:
Palazzo Granafei - Nervegna – Brindisi
Casa del Turista – Brindisi
Porta Lecce, Porta Mesagne e Bastioni San Giacomo – Brindisi
Museo Archeologico Provinciale “Francesco Ribezzo” - Brindisi
Castello Dentice di Frasso - Carovigno
Castello Ducale – Ceglie Messapica
Museo Archeologico e dell'Arte Contemporanea - Ceglie Messapica
Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale – Ostuni
Parco Archeologico di Santa Maria d’Agnano – Ostuni
Fiume Morelli (impianto di acquacoltura) - Ostuni
Casa del Parco - Parco Naturale Regionale Dune Costiere
Giardino Botanico del Centro Visite - Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto
Faro di Torre Canne – Fasano
Parco Archeologico di Egnazia – Fasano
Palazzo Azzariti - San Vito dei Normanni
Chiesa di San Giovanni – San Vito dei Normanni
Chiesa di Santa Maria della Pietà - San Vito dei Normanni

Il progetto, finanziato dall’Unione Europea e Regione Puglia, è realizzato da Sistema Museo, CETMA e Profin Service di Bari.

I LUOGHI DEL SAC “LA VIA TRAIANA” 

OSTUNI 

Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale 

Il Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale sorge nell’ex monastero carmelitano di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, con l’annessa chiesa di San Vito Martire. Al suo interno trovano posto importanti testimonianze archeologiche del territorio ostunese che dalla preistoria ci introducono sino all’età medievale. Fulcro del percorso di visita è la sezione dedicata agli importanti ritrovamenti effettuati presso la Grotta di Santa Maria d’Agnano a pochi chilometri dal centro di Ostuni. La sezione preistorica presenta, infine, i calchi delle due sepolture paleolitiche: Ostuni 1, conosciuta dal grande pubblico come Donna di Ostuni e vissuta circa 26.000 anni prima di Cristo, una giovane ventenne che portava con sé il feto di un piccolo nascituro, ed Ostuni 2. All’interno del Museo sono stati esposti i resti originali della giovane donna e il corredo che accompagnava le deposizioni tra cui il bellissimo copricapo composto da un numero considerevole di conchiglie. Il percorso museale si conclude con un suggestivo diorama che ricostruisce la grotta e la sepoltura della Donna di Ostuni. 

Parco Archeologico di Santa Maria d’Agnano 

La grotta del sito di Santa Maria d’Agnano, ubicata a circa due chilometri dalla cittadina di Ostuni immersa in una distesa di ulivi secolari, è testimonianza di come la caverna sia stata sede, per circa 30.000 anni, di riti e culti dedicati ad un’immagine femminile. In essa si sono svolti gli antichi rituali dedicati alla Dea Demetra sino alla venerazione di un’icona della Vergine Maria risalente al ‘500. All’interno della grotta, che si raggiunge attraverso un suggestivo percorso naturalistico, si trova il calco di Ostuni 1, donna gestante del Paleolitico, con il piccolo feto, oltre che al calco di un cacciatore risalente a circa 30.000 anni fa. 

Fiume Morelli (impianto di acquacoltura) 

La zona umida di Fiume Morelli è caratterizzata dalla presenza di specchi d'acqua e da antiche costruzioni per la pratica della pesca. Il fiume alimentato nel suo percorso da numerose risorgive di notevole portata, si snoda per circa 800 metri ed è caratterizzato da un'acqua leggermente salina e acidula, poiché attraversa le cavità sotterranee di roccia calcarea. Fin dalla fine dell'Ottocento gli stagni di acqua dolce creati dal fiume nella zona umida sono stati utilizzati per l'itticoltura e a questo periodo risale l'antico impianto utilizzato fino agli anni Ottanta e recuperato a partire dal 2009, con l'avvio di un'attività di acquacoltura certificata con metodo biologico. Sette bacini e undici chiuse compongono l’impianto che regola il regime delle acque e controlla gli spostamenti spontanei dei pesci fra gli stagni e il mare.
Una grande vasca, circondata da alte mura perimetrali e dotata di un piccolo locale coperto destinato alla guardiania, serviva per contenere il pesce pescato nei bacini, destinato poi alla vendita. Negli stagni d’acqua del fiume, utilizzati per l’itticoltura, si trovano cefali, anguille e orate. 

FASANO 

Parco Archeologico di Egnazia 

Il Parco Archeologico dell’antica Gnathia ci restituisce una spaccato della vita dell’antico centro portuale, già abitato da capannicoli. Il sito si svilupperà in epoca messapica per raggiungere il massimo del suo splendore durante l’epoca romana, di cui restano a testimonianza importanti vestigia. Risalgono a questo periodo infatti le insule, il foro, l’area dei templi, il criptoportico, l’anfiteatro, le fornaci, un grande complesso termale e l’area delle necropoli. A ridosso del mare vi è l’acropoli in cui doveva sorgere un tempio andato completamente distrutto; qui restano visibili tracce della cortina difensiva databili al III sec. a.C.
L’abitato è attraversato dall’antico tratto della via Minuccia poi divenuta la via Traiana, l'antico tratto viario fatto costruire fra il 108 ed il 110 d.C. per volontà dell'imperatore Traiano, al fine di collegare Roma con Brindisi. Annesso al Parco Archeologico troviamo il Museo Nazionale “G. Andreassi” che conserva i reperti rinvenuti nell’area di scavo oltre che importanti testimonianze del territorio circostante. L’esposizione ripercorre i trenta secoli di storia dell’importante insediamento, dall’età del bronzo alla città messapica, dall’età romana a quella tardoantica. 

Faro di Torre Canne 

Nell’antico borgo marinaresco di Torre Canne si trova il faro che dall’altezza di ben 35 metri domina la costa fasanese. Il faro fu edificato, nella sua prima forma, per volere del Vicerè napoletano Toledo al fine di controllare il mare per proteggere il territorio da eventuali attacchi provenienti dalle sponde albanesi dell’Adriatico. Fu poi ricostruito nell’odierna posizione in epoca fascista e, nel 1928, le prime due famiglie di faristi andarono ad abitare nelle stanze parallele ubicate alla base della struttura. Il lavoro, allora, era quotidiano e pieno di responsabilità: gli addetti dovevano accendere la lanterna sovrastante e ricaricare il lume ogni 2-3 ore. Oggi il lavoro del farista è in parte automatizzato a seguito dell’istallazione di un dispositivo di accensione automatico. 

CAROVIGNO 

Castello Dentice di Frasso 

Sul punto più alto di Carovigno, a guardia del paese, sorge il Castello Dentice di Frasso che si sviluppa su pianta triangolare con possenti torrioni per ogni vertice. Di fondazione normanna il castello viene ampliato e fortificato tra il Quattrocento e il Cinquecento, riadattandolo alle nuove e diverse strategie d’attacco e difesa dettate dagli armamenti in uso in quelle epoche storiche. L’emblematico torrione a mandorla, posto sullo spigolo nord-est del castello venne costruito nel XVI secolo dai Loffreda, all’epoca feudatari di Carovigno. La torre risulta particolarmente interessante e si rifà all'influsso stilistico dell'architetto senese Francesco di Giorgio Martini, impegnato in questi anni a sopraintendere la costruzione delle piazzeforti di Taranto, Otranto, Gallipoli e Brindisi. Nel corso dei primi anni del ‘900 il castello sarà dimora della famiglia Dentice di Frasso che attuerà nuovi interventi di restauro, cercando di riportare l’antico maniero al suo aspetto originario, e deciderà di risiedervi al suo interno. Oggi il Castello è sede della Biblioteca Comunale, del Consorzio di Gestione della Riserva Naturale dello Stato di Torre Guaceto e sarà presto sede di un Museo Archeologico Civico. 

CEGLIE MESSAPICA 

Castello Ducale 

Il castello di Ceglie Messapica venne edificato sul punto più alto del centro storico e domina tutto il circondario della cittadina. Subito dopo la porta d’accesso del Castello ci si immette in un atrio di forma irregolare in cui sorgono diversi corpi di fabbrica risalenti ad epoche differenti, sui quali svetta maestosa la torre quadrangolare costruita a lato di un torrione più basso d’epoca normanna, che probabilmente costituisce il primo nucleo di fondazione del castello. Nel medioevo il maniero subì i primi ampliamenti ad opera degli Svevi e degli Angioini che aggiunsero tre torrioni circolari al nucleo preesistente.
Successivamente si susseguirono alla guida del castello varie famiglie, la più nota è quella dei Sanseverino che ha inciso maggiormente sul destino della città. Nel XV secolo avviò diversi interventi al fine di dare al castello un aspetto più signorile. Sorse in questo periodo la torre quadrata, alta ben 34 metri, divenuta simbolo di Ceglie Messapica. Oggi il castello, in parte recuperato, ospita le sale della biblioteca comunale, la Pinacoteca dedicata al pittore locale Emilio Notte, oltre a spazi espositivi destinati a mostre ed eventi temporanei. 

Maac – Museo Archeologico e dell'Arte Contemporanea 

Il Maac – Museo Archeologico e dell'Arte Contemporanea è una nuovissima struttura inaugurata nel maggio del 2016. All'interno è collocato il Centro di Documentazione Archeologica di Ceglie Messapica, dove sono conservati i reperti provenienti dalle sepolture messapiche del territorio. Di particolare interesse archeologico risulta essere il calco della tana delle iene risalente al Paleolitico medio. Risale invece all'età ellenistica un frammento di notevole dimensioni di un monumento funerario a naiskos, rinvenuto sempre nel territorio di Ceglie. Al piano superiore, collegato al piano terra da una interessantissima Art Time-Line Gallery, si trova il Museo di Arte Contemporanea, in cui trovano spazio le opere partecipanti al Premio Emilio Notte nato nel 2011. 

SAN VITO DEI NORMANNI 

Palazzo Azzariti 

Il Palazzo è stato costruito per volontà della famiglia Azzariti nella seconda metà dell’800 per destinarlo a propria residenza. La struttura è ancora ben conservata e costituisce un esempio di edificio privato tipico del secolo scorso. Negli anni ‘80 l’immobile è stato acquisito al patrimonio comunale e, in seguito alla realizzazione di alcuni interventi di ristrutturazione, è stato consolidato staticamente ed ammodernato nel suo complesso. 

Chiesa di San Giovanni 

Prezioso gioiello barocco, la chiesa, secondo la tradizione, sembra essere quella più antica del paese. Ricostruita nel 1745 per volontà del principe Giuseppe Marchese Belprato, rappresenta un prezioso esempio di architettura barocca. L’interno conserva sei pregevoli tele di origine locale, due sistemate sugli altari laterali ed inserite in una notevole struttura lignea attribuibili al De Mura o alla sua scuola. Le altre quattro sono invece sistemate sulle pareti laterali dell’edificio sacro; sono riconducibili al leccese Serafino Elmo, e recano la data del 1737. La chiesa, ormai sconsacrata, fu ceduta dalla famiglia Dentice di Frasso al Comune di San Vito. Attualmente viene utilizzata per ospitare mostre e incontri culturali. 

Chiesa di Santa Maria della Pietà 

La Chiesa è conosciuta anche con la denominazione di "Chiesa dell'Ospedale", poiché accanto ad essa sorgeva l'Ospedale di ricovero per viandanti, trasferito nell'Ottocento nei locali del Convento dei Padri Domenicani. La Chiesa, sorta intorno al 1559, sarà ampliata e restaurata nel 1797, e all’interno presenta una caratteristica che la rende tipica: la pianta quadrata con i vertici leggermente smussati all'esterno. Di grande interesse storico artistico è l’organo presente sul portale d’ingresso. 

BRINDISI 

Palazzo Granafei Nervegna

Il cinquecentesco palazzo storico della città di Brindisi deve il suo nome alla famiglia Granafei che lo fece costruire nel 1565 e ci visse sino al 1862, anno in cui il palazzo venne ceduto alla famiglia Nervegna.
Sul portale principale campeggia lo stemma dei Granafei raffigurante un leone rampante che ha tra le zampe anteriori un fascio di spighe di grano, a simboleggiare la professione originaria della famiglia, il commercio del frumento appunto, da cui deriverebbe il cognome “grana fert”. Particolarmente interessanti risultano le decorazioni del prospetto principale, dove alcuni elementi decorativi delle mensole dei balconi anticipano in parte la cultura barocca nel territorio brindisino. Annesso al fulcro storico del palazzo è l’Ex Corte d’Assise costruita nel 1930 nel punto in cui sorgeva l’antico giardino del palazzo. Nell’ex sala delle udienze si trova oggi la suggestiva Sala del Capitello che custodisce gli ultimi tre elementi originali del monumento simbolo di Brindisi, le cosiddette Colonne Romane terminali della Via Appia.
All’interno del palazzo Granafei è stata rinvenuta un’antica domus romana che ci restituisce parti di pavimentazione musiva coeve all’area archeologica che si sviluppa di fronte al palazzo e al di sotto del Nuovo Teatro Verdi. La zona interessata dai rinvenimenti nel I secolo a.C. era, infatti, il fulcro dell’antica Brundisium

Casa del Turista 

La Casa del Turista rappresenta una delle strutture più interessanti e ricche di storia della città. Situata di fronte alle banchine del porto, il monumento ha da sempre rappresentato un simbolo di accoglienza per i naviganti in transito da Brindisi verso l’Oriente. L’aspetto attuale è il frutto di vari rimaneggiamenti ed ampliamenti che si sono succeduti nel corso dei secoli. L’edificio sorge nei pressi di una preesistente zona in cui si trovavano le terme dell’antica città romana, sulla quale venne successivamente edificata un’aria cimiteriale che si è sviluppata insieme ad una chiesetta intitolata a San Giovanni dei Greci. Nel medioevo l’area della Casa del Turista ha ospitato una delle sedi dei cavalieri templariche, stando alle fonti locali, gestivano un albergo e una darsena porticata destinata ad accogliere le piccole imbarcazioni. A testimonianza della loro presenza nel sito troviamo la croce a quattro punte scolpita nella chiave di volta dell’arco d’ingresso. 

Porta Lecce , Porta Mesagne e Bastioni San Giacomo 

Le prime tracce del circuito difensivo della città di Brindisi risalgono ai Messapi, popolazione vissuta tra il VIII-III sec. a.C., di cui restano visibili pochissime tracce. Con l’arrivo dei Romani e dei Bizantini la cortina difensiva, a causa di nuove esigenze militari viene ampliata includendo altre parti della città e la sua evoluzione proseguirà con i Normanni e gli Svevi per poi continuare in epoca angioina ed aragonese.

Via terra la città era difesa da un’imponente cinta muraria di cui restano integre ancora le due porte d’accesso: Porta Mesagne (o Napoli) e Porta Lecce mentre la terza, chiamata Porta Reale era ubicata in prossimità del lungomare, venne distrutta nel XVIII sec. Il fronte marino era già fortificato fin dal Medioevo ma venne potenziato nel ‘500 con l’erezione castello Alfonsino-Aragonese sull’isola di S. Andrea.

Le mura di Brindisi risultano oggi intervallate da quattro bastioni: il Torrione dell’InfernoBastione Carlo VBastione San Giacomo e Bastione di Levante. Un quintoil bastione S. Giorgio, venne abbattuto nel 1865 durante i lavori di costruzione della stazione ferroviaria.

Secondo quelle che erano le prescrizioni dell’architettura militare del XV e XVII secolo, i bastioni si configurano come delle piccole fortezze tozze e possenti, munite di merloni, camminamenti di ronda e cannoniere.

  • Porta Mesagne rappresenta la porta d’accesso più antica della città. Voluta dall’imperatore svevo Federico II in occasione dell’edificazione del Castello Svevo. Adiacenti a Porta Mesagne, ci sono i resti delle vasche limarie di epoca romana in cui confluivano le acque proveniente dalle cisterne che si trovavano fuori città.
  • Bastione Carlo V, di pianta pentagonale e munito di cannoniere, fu costruito in epoca aragonese e successivamente ristrutturato e modificato in epoca spagnola (1551) ad opera di Giovan Battista Loffredo, castellano del regno, che apportò rilevanti trasformazioni alla costruzione originale.
  • Bastione San Giacomo, già esistente in epoca medioevale, fu ricostruito in epoca aragonese ed impostato su pianta pentagonale. La fortezza, che si sviluppa su due piani, è la più imponente rispetto alle altre, poiché fungeva da perno difensivo assieme al castello Svevo .
  • Porta Lecce, fu edificata da Ferdinando D’Aragona nel 1464 su progetto dell’architetto militare Ferdinando d’Alarcon e infine risistemata nel 1530 per volontà di Carlo V il cui stemma troneggia al centro della porta acconto all’antica all’araldica della città di Brindisi (a destra) e allo stemma d’Alarcon (a sinistra). La porta si caratterizza per la sua integrità e per la presenza di una parte del circuito murario difensivo posto a difesa della città. 

Museo Archeologico Provinciale (MAPRI) “Francesco Ribezzo 

Il Museo Archeologico Provinciale (MAPRI), intitolato all’archeologo Francesco Ribezzo, era inizialmente collocato all’interno del tempio di San Giovanni al Sepolcro. Il primo nucleo della collezione museale era costituito inizialmente dalle donazioni di alcuni collezionisti locali e da materiali rinvenuti nel corso degli scavi cittadini. Ben presto questo spazio risultò insufficiente a contenere i numerosi reperti che l’antica Briundisum restituiva e si avvertì la necessità di progettare un edificio più adeguato che, dopo varie vicissitudini, approdò alla sua sede attuale. Suddiviso in diverse sezioni, il museo ripercorre la storia e l’archeologia del territorio facendo riferimento alle campagne di scavo condotte dall’inizio del ‘900 che ripropongono la storia locale dalla Preistoria sino alla fine dell’Impero Romano.

Le sale espositive si arricchiscono ulteriormente durante gli anni ’70, a seguito degli scavi condotti nel centro di Brindisi che hanno restituito i resti dell’antico abitato della città romana con le sue domus, i suoi mosaici e i preziosi corredi dalla necropoli. La collezione si accresce ulteriormente con gli ultimi ritrovamenti fatti a Punta del Serrone, località del litorale nord di Brindisi da cui sono emersi circa 200 pezzi di bronzo, tra questi i più interessanti sono i due torsi di personaggi maschili di dimensioni reali risalenti alla prima età imperiale romana. Il percorso termina con la suggestiva immersione nella stiva di una nave mercantile, una riproduzione fedele realizzata basandosi sul modello di un relitto ritrovato sui fondali di Torre Santa Sabina (Carovigno). 

RISERVA MARINA DI TORRE GUACETO 

Giardino botanico del Centro Visite 

A pochi chilometri dalla Riserva Naturale di Torre Guaceto, nasce il Centro Visite, un spazio espositivo che ripercorre la storia della flora e della fauna dell’Area Marina Protetta attraverso diorami, filmati e acquari mediterranei.
Grazie a portali e ricostruzioni in 3D è possibile rivivere nel villaggio di Torre Guaceto nell’Età del Bronzo e visitare un’intera area in cui sono esposti reperti datati allo stesso periodo storico e rinvenuti nell’area della Riserva attraverso scavi archeologici. Un esteso giardino botanico raccoglie i profumi del nostro territorio, tra piante aromatiche ed erbe officinali si conservano varie specie della macchia mediterranea. 

CASA DEL PARCO DELLE DUNE COSTIERE 

Immersa nel Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere, caratterizzato da estesi oliveti monumentali, è la piccola stazione ferroviaria di Fontevecchia, vecchia fermata di campagna dismessa, denominata oggi Casa del Parco.

Il Parco Regionale delle Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo si estende nei territori tra Ostuni e Fasano per circa 1.000 ettari e ospita diverse specie di flora e fauna oltre che una grande quantità di beni di interesse storico-archeologico. Tra questi il Dolmen, le chiese rurali, i frantoi ipogei e altri insediamenti rupestri come cripte, abitazioni, stalle e jazzi ricavati nelle grotte che si aprono sulle pareti laterali delle lame che scorrono fino al mare.

Il parco si sviluppa sul litorale adriatico per diversi chilometri in cui, come sentinelle del mare, sorgono le torri d’avvistamento di epoca aragonese. Il percorso si snoda sull’antico tratto della Via Traiana che giunge sino a Brindisi, una parte della quale resta ancora percorribile, si tratta di un percorso di grande bellezza occupato da oliveti millenari.