POMPEI, CONVEGNO-OMAGGIO AD UN CULTORE DELLA LINGUA NAPOLETANA, IL PROF.CARLO IANDOLO

SALA CONSILIARE DEL COMUNE DI POMPEI - 20 MARZO, ORE 11
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L'Accademia Napoletana, per la Tutela della Lingua e Cultura Napolitane promuove un convegno in omaggio ad uno dei più grandi studiosi dell'idioma Napoletano, l'Illustre Cittadino di Pompei, il compianto Prof.Carlo Iandolo, professore di liceo che si definiva “Dialettologo”, ispiratore del lavoro e già membro dell'Accademia Napoletana. L'evento, gratuito che vanta il Patrocinio Morale del Comune di Pompei e del Consiglio Regionale della Campania è aperto alla città e soprattutto alla platea scolastica verso la cui si vuole indirizzare e promuovere il lavoro di una vita del compianto Prof. Carlo Iandolo.

Un omaggio che rende giustizia a chi ha dedicato alla lingua napoletana tutta la sua vita. Già in passato, il prof.Iandolo, è intervenuto quale relatore a vari convegni sul tema, uno dei quali fu quello organizzato dai lions Pompei “DIFENDIAMO LA LINGUA ITALIANA ATTRAVERSO LA VALORIZZAZIONE DEI DIALETTI LOCALI”. Allora il suo intervento fu apprezzatissimo.

Per lui "non era colpa del governo o della scuola, o di altri, se molti si vergognano di usare il dialetto, e proibivano ai figli di usarlo, e quando il solito insegnante "fesso" ne proponeva lo studio in seno ai consigli di classe, i genitori insorgevano quasi fosse una bestemmia".

"Per molti il dialetto è stato sempre il marchio del terrone DOC. Ma il dialetto è la nostra storia, e se lo cancelli resti senza radici, senza padre e senza madre. Il dialetto è la ricchezza di una lingua, è il manicaretto preparato con antichi profumi rispetto al fast-food d'ogni giorno. Tutti i critici ormai riconoscono al dialetto, che sia napoletano, siciliano, o altro, qualità e caratteristiche tali da definirlo scientificamente LINGUA e non dialetto".

Anche l’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie anche alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. 

A questo proposito, il prof. Iandolo allietò gli ascoltatori presenti con dissertazioni sulle variazioni stesse che ha avuto nel tempo la “lingua” napoletana e sulle trasformazioni derivate anche dalle dominazioni che ha avuto il territorio napoletano. Ad esempio “Pazziare”, che in Italiano vuol dire giocare, deriva dal greco “pàizein”. E "paccaro", che vuol dire schiaffo, deriva dal greco “pasa cheir”.

Profonda è stata poi l’influenza del latino (nel 326 a.C la città diventò una colonia dell’impero Romana), la lingua parlata dai napoletani fino al 1200 circa. Dal termine latino “intras acta”, ad esempio, deriva la parola napoletana ‘ntrasatta’ (improvviso). Ed è proprio nel XIII secolo che il dialetto napoletano (così come anche gli altri della penisola italica) comincia a prendere forma. Le successive dominazioni hanno poi fatto il resto. “Ajére”, che in Italiano vuol dire ‘ieri’, deriva dallo spagnolo “ayer”. “Canzo”, che vuol dire tempo (a Napoli diciamo damme ‘o canzo', cioè dammi il tempo), deriva dal francese “chance”. La parola tamarro (zotico), deriva invece dall’arabo “al-tamar” (mercante di datteri). Di origine inglese è poi nippolo (pallina di lana): deriva da “nipple”. E quante parole italiane sono state trasformate in dialettali cambiando solo una lettera, ad esempio la “d” con la “r”: Madonna- Maronna, o brodo- o bror, gradino- e grar, e le doppie consonanti iniziali derivano dal latino vac a Napule, quella a deriva da ad Napule, etc…etc…

Vedremo allora cos'altro scaturirà da questo convegno. Di sicuro sarà molto interessante e l'ingresso è aperto a tutti quelli che amano la lingua napoletana.