DOPO 16 ANNI, DONNA RECUPERA PARTE DELLA VISTA, ATTRAVERSO UN INNOVATIVO SISTEMA DI ELETTRODI NEL CERVELLO

letto 139 volte
vista-muscoli-occhio-1.jpg

Erano sedici anni che non riusciva più a leggere gli schemi disegnati sulla lavagna per i suoi alunni durante le lezioni di scienze. Sedici anni in cui non aveva più letto un libro, guardato un documentario, guidato, scritto una lettera. Quasi 6mila giorni senza poter più osservare il mondo.

La donna, oggi ha 58 anni ed ha trascorso più di un terzo della sua vita nel buio, a causa di una grave infezione batterica che l’ha resa completamente cieca.

Adesso, però è capace di riconoscere le forme di oggetti e di distinguere le lettere dell’alfabeto. Ella è addirittura capace di giocare a Pac-Man, lo storico videogioco dove devi provvedere al nutrimento di una piccola pallina gialla guidandola in un labirinto digitale ed evitando di farsi “toccare” da piccoli fantasmi-avversari.

La donna però, non ha recuperato la vista da sola, ma grazie ad un innovativo sistema di elettrodi che un gruppo di scienziati dell’università spagnola ‘Miguel Hernández’ le ha impiantato nel cervello, con una nuova tecnica che le permette ora di riconoscere alcune semplici forme geometriche.

Si tratta di un piccolo dispositivo largo appena quattro millimetri e composto da 100 microelettrodi lunghi 1,5millimetri che i ricercatori hanno inserito nella sua corteccia visiva.

La paziente è una scienziata e sa bene che, prima di poter sbandierare l’eureka, bisogna tentare e tentare; così, si è sottoposta volontariamente alla sperimentazione.

Dopo che le è stato impiantato il dispositivo nella corteccia cerebrale, la “placca” è stata collegata ad una retina artificiale, cioè un sistema ottico inserito all’interno di un paio di occhiali con cui la donna osservava il mondo circostante: questo si univa ad un software specializzato che aveva il compito di codificare i dati visivi raccolti dalla fotocamera, inviandoli agli elettrodi nel cervello.

Il processo ha previsto, cioè di impiantare un array di elettrodi all'interno della corteccia visiva della paziente, capaci di stimolare i neuroni circostanti e creare una sorta di visione artificiale. Le immagini vengono riprese attraverso la telecamera installata all'interno di uno speciale paio di occhiali.

Il gruppo di ricercatori, diviso tra l'Università Miguel Hernández, l'Istituto Olandese di Neuroscienze ed il centro A. Moran Eye, hanno creato questo impianto in modo tale che la signora potesse osservare le forme riprese dalla telecamera attraverso i fosfeni, i punti bianchi o le scintille che capita di sperimentare, ad esempio, nei casi di emicrania.

Il professor Eduardo Fernández, a capo del progetto, ha spiegato che si tratta di "risultati molto interessanti perché dimostrano che il sogno di molti scienziati, ovvero quello di trasferire informazioni dal mondo esterno alla corteccia cerebrale di individui non vedenti, può essere realizzato in modo efficace e sicuro al fine di ripristinare una forma rudimentale di visione".

L'obiettivo è quello di permettere ai pazienti una migliore mobilità grazie a una crescente consapevolezza di quello che li circonda, dando ad esempio modo di riconoscere altre persone presenti in un ambiente oppure la portiera di una macchina su cui devono salire.

Il Prof. Fernández ha spiegato che andranno esperiti molti test, che vi sono ancora domande senza risposte, ma l'obiettivo è di eseguire altri esperimenti di bioingegneria medica in futuro, utilizzando impianti di crescente complessità.
In ogni caso, i risultati ottenuti, pubblicati sul ‘Journal of Clinical Investigation’, rappresentano un grande passo in avanti per la creazione di una protesi cerebrale visiva, capace di restituire parzialmente la vista ai non vedenti.

MAGDA DELLA SERRA