ANOMALIE DELLA COAGULAZIONE E TROMBOSI: RISCHI DA LONG COVID

Scritto da Magda Della Serra
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Un recente studio pubblicato su "Blood Advances" da scienziati dell’America Society of Haematology, dell'University College London Hospital, ha evidenziato che alcuni soggetti che soffrono della sindrome del "long Covid" possono sviluppare un rischio maggiore di anomalie nella coagulazione del sangue e conseguenti trombosi.

Gli studiosi hanno anche scoperto che è quattro volte più probabile trovare questa anomalia del sangue in coloro che mostrano difficoltà con l'esercizio fisico a più di 12 settimane di distanza dall'infezione da Covid.

L’eccezionalita’ di questo studio risiede nella comparazione tra valori anormali di coagulazione del sangue e la ridotta capacità di esercizio fisico. Secondo gli autori, saremmo di fronte a nuove ed importanti informazioni sui potenziali meccanismi alla base degli effetti a lungo termine dell'infezione da Covid.

Secondo la scienza, ha spiegato l'autrice dello studio Nithya Prasannan - Specialises in Haematology - la sindrome da Long Covid si verifica quando si manifestano sintomi correlati al Covid diversi mesi dopo il contagio e che non è possibile attribuire a nessun'altra causa, o diagnosi.

In futuro, la dottoressa Prasannan e i suoi colleghi mirano a valutare le analisi del sangue dei pazienti studiati nel corso di questa prima ricerca utilizzando diverse piattaforme, per valutare come il rischio di trombosi potrebbe cambiare con la progressione dei sintomi.

I pazienti affetti da Long Covid lamentano affaticamento, dolore toracico, mancanza di respiro e confusione e secondo
uno studio pubblicato su ‘The Lancet Respiratory Medicine’ e coordinato dal China-Japan Friendship Hospital (Pechino, Cina) emerge che nonostante siano passati due anni dal loro ricovero, più della metà dei pazienti finiti in ospedale per Covid riferisce di manifestare ancora sintomi persistenti.

La ricerca ha seguito 1.192 persone malate di Covid e ricoverate a Wuhan tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020, durante la prima ondata della Pandemia. Dopo due anni, il 55% accusava almeno un sintomo legato alla malattia, in particolare problemi di affaticamento, disturbi del sonno, bassa capacità di esercizio fisico, problemi di salute mentale.
Tuttavia, la salute fisica e mentale dei pazienti risulta in miglioramento nel tempo: la quota di chi riferisce sintomi persistenti dopo due anni è infatti più bassa rispetto al 68% che riporta problemi associati alla malattia, a sei mesi di distanza dalla guarigione.