NAPOLI, LO "SCOGLIO DI FRISIO" DA "NAPOLETANI SI NASCE" DI VITTORIO PALIOTTI,

Riscoperto e commentato da un cultore delle belle storie napoletane, Gaspare Bassi
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Durante la “bella epoque” lo Scoglio di Frisio fu il più famoso ristorante a mare di Napoli. Le origini risalgono al 1850 quando Ferdinando Autiero, titolare di una taverna, appuntò gli occhi su uno splendido salone della villa del duca di Frisio che sorgeva accanto a Palazzo Donn’Anna. Lo trasformò in un lussuoso ristorante che chiamò, in omaggio al proprietario dello stabile, “Scoglio di Frisio”. Dotato di un splendida vista, collegato al mare da uno scalone , divenne sede di banchetti,ricevimenti per sponsali ecc., allietati da gruppi di posteggiatori.
 
Tra i primi, illustri frequentatori troviamo Riccardo Wagner venuto a Napoli nel1880 che qui fece uno strano incontro. Vi si esibiva come cantante Giuseppe Di Francesco detto <o zingariello>: Colpito dalla sua perfezione artistica, l’autore del Parsifal gli propose di seguirlo nei suoi viaggi.
 
Il posteggiatore accettò e divenne in Germania l’animatore del salotto di Wagner. Ma la nostalgia per Napoli (o forse l’aver insidiato una cameriera del maestro) lo fecero ritornare e riprendere l’attività allo “Scoglio di Frisio”.
 
Sul finire dell’800 il ristorante fu preso in gestione dai quattro fratelli Musella sotto i quali la gestione divenne addirittura sfarzosa. Alcuni dei banchetti sono passati alla sotria mondana di Napoli. Il 1891 vi fu organizzato quello in onore di Giosuè Carducci e di Annie Vivanti. Nel 1894 inoltre fu offerto un pranzo allo scrittore francese Emilio Zola, presentato dall’avvocato Enrico Pessina.
 
Nel periodo in cui abitò a Napoli dal 1891 al 1893 Gabriele d’Annunzio si recava ogni sera al ristorante di Posillipo, riverito da tutti benché mangiasse a credito..”Sta arrivando don Nunzio" diceva il piu anziano dei quattro fratelli. Il Vate, per nulla offeso dalla storpiatura del suo cognome, scrisse questa dedica nell’album d’onore del ristorante <Al pari di Saffo, m’inabisso dallo ”Scoglio di Frisio” lanciandomi dall’alto di una fumante caldaia di vermicelli alle vongole>.
 
Il Poeta fu anche protagonista di un episodio che fece rumore in città. Malgrado in quegli anni avesse subito un processo per adulterio, una sera fissò insistentemente una signora che stava cenando in compagnia del compagno il quale si alzò e mollò al focoso poeta un manrovescio. Successe il pandemonio. Due le versioni del fatto. Vincenzo Musella, in tight marrone esclamò ”non sapete chi avete picchiato!” Spaventato il poveretto si sarebbe prostrato ai piedi di D’Annunzio chiedendo perdono. Secondo l’altra versione riportata da Francesco Saverio Nitti invece l’offeso sostenne dapprima che era impossibile che “chillu curiusu” fosse un poeta. Poi temendo la paventata minaccia che Scarfoglio, amico del poeta, lo avrebbe attaccato sui giornali, fece marcia indietro e sottoscrisse una lettera di scuse.
 
Successivamente l’editore Bietti rilevò lo Scoglio che pian piano declino fino a chiudere i battenti neglianni 30..
 
Quando il ristorante era ancora in auge Armando Gill lo citò in una maccihetta intitolata <e allora?>che sopravvisse nel repertorio di Roberto Murolo.
 
Da “Napoletani si nasce” di Vittorio Paliotti