L’ITALIANO, UNA NAVE CHE AFFONDA

di Magda Della Serra
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La lingua italiana si accosta, nel mio immaginario personale ad una nave che, inesorabilmente sta colando a picco, senza che Coloro che possono intervengano in modo incisivo.

Vorrei accostare la non nuova notizia, secondo la quale metà degli studenti italiani non sarebbe in grado di comprendere un testo scritto, con gli esiti del recente Concorso per la Magistratura.

Dei tanti Candidati, dopo la correzione degli scritti, accedera’ alla prova orale appena il 5,7% degli Esaminandi.

Uno dei Commissari d’esame, Pubblico Ministero milanese, ha reso pubblica l’osservazione di aver riscontrato, nella scrittura degli elaborati, ‘schemi preconfezionati’, privi cioè di una elastica capacità di ragionamento, di scarsa originalità, in numerose prove la presenza di grossolani errori di concetto, di comprensione del testo e di grammatica….

Da notare poi, come da alcuni anni, le Università italiane si siano dotate di corsi di recupero delle competenze di base, come la comprensione del testo, la scrittura, la grammatica: si tratta dei cosiddetti Ofa (Obblighi formativi aggiuntivi).

A mio parere, da ex Docente, analizzare le motivazioni di tale decomposizione della lingua italiana, presente non solo tra gli adolescenti, ma anche tra i laureati richiederebbe un’analisi psico-socio-culturale, che chiamerebbe in causa, immagino branche delle neuroscienze e della psicologia cognitiva.

Durante gli anni da docente, ho cercato di trovare una risposta, per meglio orientare la mia azione didattica; ma come Italiana mi domando quali saranno gli effetti collaterali di questo fenomeno tra un lustro.

Ai miei Allievi predicavo come la lingua italiana è lo strumento di decodifica della realtà e non solo: crea in ognuno di noi i presupposti della rappresentazione della realtà. L’incompleta alfabetizzazione preclude, infatti la possibilità di trattare le idee come oggetti, manipolandole, raggruppandole, mettendole in ordine ed il suo testo risulta il tipico prodotto di un pensiero orale, o semi-orale.

Con il senno del poi, la Scuola dovrebbe puntare in primis su una didattica mirata alla lettura ed alla scrittura ed allo stesso tempo su criteri meritocratici di selezione e reclutamento del Personale docente.

Perciò, mettendo metaforicamente in fila i pezzi di questo rompicapo, azzardatamente, da ex Addetta ai lavori ritorno a porre in evidenza la proposizione della ‘neoquestione della lingua italiana’, che non riguarda solo la scuola ma l’intera cittadinanza, in quanto ha un sostanziale effetto diretto: la nostra libertà è in mano ai giudici che esercitano il terzo potere dello Stato: gli Stessi che presentano negli elaborati scritti quanto su riportato. Ma tutto ciò si riscontra beninteso, anche tra nelle Prove di Accesso agli Albi di altri Professionisti.

Naturalmente è da notare come il Magistrato Esaminatore menzionato all’inizio di questo scritto, sia stato accusato di essere stato troppo severo e ‘stretto’ nella correzione degli elaborati: «Come quei genitori che non trovano di meglio che prendersela con il professore quando il figlio viene rimandato». Invece, a mio parere Egli ha fatto benissimo, dato che si trattava di futuri giudici.

Non è il caso invece della scuola, dove bisogna recuperare tutti per portarli ad un livello accettabile di competenza linguistica e, dopo due anni di Dad, valutare anche l’impegno degli alunni.

E se Qualcuno di questi Alunni, si cimenterà con il concorso da Giudice, forse ringrazierà qualcuno…