ALIBERTI È LIBERO! LA CAMORRA: QUESTA È LA SUA STORIA

Un nuovo giorno da scrivere...
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Capita, a volte, di svegliarsi con la luna storta e questa mattina è stato proprio così, ma le cose da fare erano tante e quindi via di corsa a prendere il treno. Proprio lì, nel caos di una stazione e nel trambusto di rotaie, ecco che mi arriva un messaggio. ‘Pasquale è libero’. 

Proprio in quel preciso istante ho compreso esattamente quello che provano i pesci quando tentano di sfidare la corrente e invece sono spinti nel verso contrario. Avrei fermato quel treno con la forza del pensiero e sarei ritornata a Scafati, anche solo per respirare quella bellissima notizia nella mia città. E quasi mi sono risentita ancora una volta quella Federica Lorenzi, protagonista del mio romanzo ‘Parrucche’che torna nel suo paese contro ogni ritrosia e chiusura del passato.
Ebbene si. Il sole di questa mattina ben presto è diventato più accecante, più caldo.

Una frenesia incontenibile per la decisione del Giudice del Tribunale di Nocera Inferiore, Raffaele Donnarumma, che ha sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari dell’ex sindaco Pasquale Aliberti con l’immediata scarcerazione e divieto di dimora a Scafati e nei comuni limitrofi.  Una felicità che ben presto si è trasformata in un tam tam e ha riempito spontaneamente Facebook di post fibrillanti e pro Aliberti.

Pasquale Aliberti torna ad essere un uomo libero!

Dopo l’udienza di lunedì scorso, in cui gli avvocati dell’imputato hanno condotto una brillante difesa interrogando il teste capitano della Dia Fausto Iannaccone, avevamo lasciato l’ex primo cittadino in lacrime, a seguito di una deposizione spontanea di qualche minuto sul filo dell’emozione. Una voce provata, quella di Aliberti, ma sostenuta da una ricostruzione lucida e accurata dei fatti. Gli avvocati Sica e Pepe si erano impegnati a presentare, in queste ore, un’istanza di scarcerazione, anticipata però dalla decisione del Giudice. Una decisione che ha spiazzato tutti.

Pasquale Aliberti torna ad essere un uomo libero.

Esatto. Perché con i domiciliari a Roccaraso, la detenzione nel carcere di Fuorni e poi con il rinnovo della misura cautelare a Praia a Mare, quella libertà tanto agognata, tanto desiderata, appariva sempre più lontana. Ed invece non è stato così. Il segnale di apertura è finalmente arrivato. Pasquale potrà riabbracciare i suoi cari, vivere nella quotidianità i suoi figli Rosaria e Nicola, sua moglie Monica, la sua famiglia, sorseggiare un caffè in compagnia di un amico, ma soprattutto potrà ritornare ad una vita  normale, per poter affrontare un processo impegnativo con maggiore lucidità e calore. Quello di chi continua a credere nella sua onestà, quello di chi non l'ha mai messa in discussione.

Dopo l’ultima udienza, in tanti ci siamo chiesti come fosse possibile non ‘vedere’, non inquadrare la figura di Pasquale Aliberti, al di là di ogni accusa e capo d’imputazione di quello che viene definito ‘processo Sarastra’.
Come un tarlo, continuo, insistente, si fa strada nel legno, così questa domanda ha riecheggiato nella testa di tanti, dopo aver ricordato e ripercorso, anche attraverso le parole dell’avv. difensore di Pasquale, Silverio Sica, quanto fatto dall’ex sindaco dal 2008 per contrastare la camorra a Scafati.

Tempi lontani dalle prime denunce, senza se e senza ma, in veste di giornalista dalle telecamere di una nota trasmissione di Canale 3, contro le famiglie ‘che contavano’ di allora.

E il salto temporale non cambia le cose, perché Pasquale, tra i primi atti del suo primo sindacato, in un consiglio comunale ad hoc, aveva preteso e voluto l’avvio delle procedure per l’acquisizione e il reimpiego del bene confiscato al clan Sorrentino in via Aquino. (L’immobile nel 2010 aveva trovato la copertura economica di 200 mila euro grazie al progetto ‘You and me’ promosso dal Ministero dell’Interno. Poi, vista l’entità dei costi di realizzazione del progetto si pensò di candidare il progetto ad un finanziamento europeo).

Il 2009 fu l’anno delle campagne di sensibilizzazione, perché dopo il segnale forte della confisca bisognava continuare nel solco della legalità. Ricordo Pasquale ‘armato’ di brochure e vademecum contro racket e usura bussare alle vetrine dei negozi, consumarsi le scarpe e interloquire con i commercianti. La campagna durò mesi instancabili e costanti. Poi è stata la volta della confisca di un’area di proprietà di Vincenzo Nappo, dove ricadeva già un finanziamento di un milione e mezzo di euro per la realizzazione di un centro sociale al servizio di giovani ed anziani. Un finanziamento che rischiava di tornare al mittente, in quanto la precedente amministrazione aveva commesso una serie di errori procedurali nella fase espropriativa, mai conclusa. Pasquale con la sua amministrazione, in questa piazzetta nella periferia di S.Pietro, non solo concluse il percorso con la confisca del bene che nel frattempo era sorto nell’area, ma procedette con l’abbattimento e la realizzazione del centro sociale per anziani oggi esistente. Non servirono a nulla le 500 firme pervenute all’ex primo cittadino per frenare la sua azione, né le minacce confermate poi da alcune intercettazioni. E’ umano avere paura di tutto questo. Coraggioso è stato portare avanti quanto iniziato per il bene della città, nonostante le nottate trascorse a pensare cosa fosse giusto fare, nottate a guardare negli occhi sua moglie e i suoi figli, dilaniato da sensi di colpa e timori, per le risposte che in fondo già conosceva.

C'era poco da pensare. Le risposte erano già lì. Forse da anni. Forse da sempre. Nella mente di un politico che ha scelto sempre Scafati, nel cuore di un uomo che ha rischiato, si, anche la vita, per la sua città.