A CHI GIOVA LA DISMISSIONE DELLA CASA DI RIPOSO CARMINE BORRELLI' CHI VUOLE METTERE LE MANI SULLE PROPRIETA’ LASCIATE DALLA BENEFATTRICE CONCETTA D’ARIENZO'

Questo è il primo di una serie di articoli a supporto delle ragioni della Casa di Riposo "Carmine Borrelli"
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Premesso che il Comune intende dismettere la Casa di riposo “Carmine Borrelli” con la motivazione di inagibilità e passivo di circa 1.000.000 di euro, e sta provvedendo a sloggiare i nonnini, la domanda è:

"A chi appartengono davvero le proprietà legate alla Casa di Riposo “Antonio Borrelli?”. Chi vuole mettere le mani sulle proprietà legate alla Casa di riposo? Ne parliamo con Antonio Palomba, ultimo funzionario comunale a gestire la Casa di Riposo, prima della creazione della Società ASPIDE che ha portato al deficit attuale (da chiarire), nonchè memoria storica della stessa, persona seria ed onesta che rifiutò qualsiasi indennità aggiuntiva per questa sua extra prestazione".

MEZZOSTAMPA: Allora, sig. Antonio Palomba, lei che è stato dirigente della Casa di riposo per 5/6 anni, ci può dire di chi sono queste proprietà?

ANTONIO PALOMBA:  Allora quello che posso dire è che la signora D'Arienzo Concetta, moglie di Borrelli Vincenzo, nonché madre di "Carmine Borrelli" nel suo testamento diceva: "lascio eredi universali di tutte le mie sostanze ed averi, i poveri del comune di Pompei". Voi di Mezzostampa avete ricordato che io, nel lontano 1990, sono stato anche il direttore della casa di riposo "Carmine Borrelli", ed anche in quel tempo si verificò una analoga situazione come questa, e cioè che l'amministrazione di allora aveva preparato una delibera di consiglio comunale, con la quale si affidava la struttura, per 60 anni "a titolo gratuito" ad un Professore del secondo policlinico di Napoli, sempre con l'intenzione, allora come ora, di liberare la casa di riposo dai nonnini, per realizzare un grosso "business" politico. Ora, mettetevi nei miei panni, io che ero stato assegnato, dai miei amici politici, alla direzione della struttura, a scavalco della mia funzione di ufficiale di anagrafe e stato civile, ho retto la casa di riposo per 5 anni, senza percepire un minimo di compenso come lavoro straordinario, perché non l'ho voluto, l’ho fatto sotto forma di volontariato, aiutato anche da mia moglie.

MEZZOSTAMPA: Questo le fa onore, ma come accadde che l’Amministrazione dell’epoca fece marcia indietro?

ANTONIO PALOMBA: il mio pensiero andava sempre a quell'atto consiliare, che se fosse stato votato in consiglio comunale, i nonni avrebbe dovuto lasciare la struttura e collocati presso i familiari o altre strutture. Non mi persi d'animo, così un giorno, sfogliando un album di foto, forse degli anni 60, notai la signora Antonella Serafino che tagliava il "nastro tricolore" per l'inaugurazione della casa di riposo "Carmine Borrelli".
Allora andai a trovarla presentandomi come Direttore della Casa di Riposo. La nobildonna che già conosceva mio padre ed i suoi fratelli "Palomba", ascoltò con attenzione tutto quello che avevo da raccontare, così alla fine, si decise insieme di costituire un "Comitato pro casa di riposo Carmine Borrelli", coinvolgendo anche la popolazione con la raccolta di oltre 2 mila firme, proponendo un quesito dove si diceva "l'amministrazione vuole cedere la casa di riposo a terzi e mettere fuori i nonnini, voi cosa ne pensate".

Vi lascio immaginare il tripudio di consensi che ebbe la dicitura "non sono d'accordo"
Così decidemmo di far venire un notaio da Napoli nell'albergo "Villa Laura" della signora Antonella Serafino, si formò il comitato, lo andammo a registrare a Castellammare di Stabia, ed eleggemmo l'avv. Antonella Serafino come presidente del Comitato, e ci presentammo al sindaco di allora, Giuseppe Tucci, proponendogli di dare la struttura in gestione al comitato, e non all'altro concorrente già designato politicamente.

MEZZOSTAMPA: E cosa successe dopo?

ANTONIO PALOMBA: La proposta fu accettata e così il Comitato ebbe in gestione la casa di riposo.

MEZZOSTAMPA: Come andarono poi le cose?

ANTONIO PALOMBA: Da Direttore della Casa di Riposo, incominciai a collaborare col Comitato e facemmo  belle cose. Realizzammo un campo di bocce che fu intitolato all’avv. Amerigo Sannino, defunto marito della signora Serafino, poi si passò alla ristrutturazione della Casa di Riposo che, credetemi, era molto più fatiscente dello stato attuale. Basti pensare che il piano terra era inagibile, con tutti i servizi divelti e qualche muro sfondato. Per questo motivo i vecchietti occupavano solo il piano superiore,

MEZZOSTAMPA: Ma come faceste a ristrutturarla? Dove avete trovato i soldi?

ANTONIO PALOMBA: Beh, vi posso confermare che la signora Antonella Serafino per la ristrutturazione collaborò di tasca sua, e non furono quisquilie, ma parecchi milioni delle vecchie lire (Grande Donna, Grande Cuore).
Alla fine dei lavori la Casa di Riposo rifiorì, diventando una delle più belle, efficiente ed accogliente della provincia di Napoli, ed il piano terra fu anche occupato da nuovi arrivi di nonnini.

MEZZOSTAMPA: Ma come si è giunti a questo stato di degrado e un passivo così pesante?

ANTONIO PALOMBA: Questo stato di cose ottimale proseguì per parecchi anni, fino a quando la Commissione Straordinaria prefettizia, insediatasi nel 2001, alla fine del suo mandato decise, per la gestione, di creare una società partecipata "Aspide", che, creando una nuova dirigenza, ha portato la casa di riposo a questi livelli di passivo.

MEZZOSTAMPA: Insomma, sig. Palomba, a chi appartiene questa Casa di Riposo?

ANTONIO PALOMBA:  Eh, qui casca l’asino, pongo un quesito: "Ma siamo tutti sicuri che il proprietario della Casa di Riposo Borrelli sia l'amministrazione comunale e non "i poveri del comune di Pompei " come diceva il testamento?". Adesso faccio un passo indietro, per mettervi a conoscenza di quanto segue, di cui sono sicuro di ricordare. Alla metà degli anni ‘80, il Presidente della Regione Campania, con un decreto presidenziale, nominò ed inviò un Prof….(di cui non faccio il nome) presso la casa di riposo "Carmine Borrelli" perché istituisse un "IPAB", cioè un "Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficenza". Questo cosa vuol dire? Vuol dire che anche il Presidente della Regione Campania era convinto che la Casa di Riposo era una struttura che doveva gestirsi da sola, con un Presidente ed un Consiglio di Amministrazione, senza ingerenza alcuna. Quindi nemmeno il Comune doveva intromettersi.

Ma quell'IPAB non fu mai creato!

Questo Prof. rimase a dirigere la struttura per 3/4 anni, alla fine fece un elenco dei beni della casa di riposo, che, per chi non lo sapesse, consiste nella stessa struttura, con altri 16 appartamenti alle spalle della stessa, nonché 2 appezzamenti di terreno, uno a Boscoreale e l'altro a Nola.

MEZZOSTAMPA: Non capiamo, come è possibile che abbia questo deficit se ha tutte queste proprietà, appartamenti, terreni e i fitti a chi vanno?

ANTONIO PALOMBA: Allora avete compreso che il patrimonio della casa di riposo consiste in parecchi milioni di euro? E riuscite a capire perchè l'amministrazione ne è diventata proprietaria? A questo punto urge la necessità di chiedere all’Amministrazione comunale gli atti di proprietà della struttura, onde verificarne la legittimità. Ma sarà meglio se a richiederli sarà un avvocato su mandato dei cittadini di Pompei.

MEZZOSTAMPA: Ma, insomma, sig. Palomba, come ha fatto il Comune di Pompei a diventarne proprietario?

ANTONIO PALOMBA: Mistero! Tempo fa, rivolsi questa domanda all'ex direttore, nonché ex consigliere comunale: "Ma come ha fatto l'Amministrazione Comunale a diventare proprietaria della casa di riposo, degli appartamenti e dei terreni?". Lui rispose che l'ingegnere dell'ufficio tecnico comunale aveva predisposto degli atti. Mi chiedo: “Ma come? Gli atti di proprietà non li redige il notaio, secondo la legge notarile, e dietro l'esibizione di atti di proprietà per il trasferimento a terzi?”.

MEZZOSTAMPA: Sig. Palomba, abbiamo capito tutto, quindi adesso le chiediamo cosa bisogna fare per dirimere la questione, e presto anche, pensando a questi poveri vecchietti che stanno per essere sloggiati.

ANTONIO PALOMBA: “La soluzione c’è: costituire, come allora, un comitato dei poveri del comune di Pompei, che, come dice il testamento, sono gli eredi universali delle sostanze ed averi della famiglia Borrelli Vincenzo. Il Comitato lo si registra a Castellammare di Stabia, e poi ci si presenta all'amministrazione dicendo che, secondo il testamento, quello è il loro titolo di proprietà, e chiedendo di mostrare al comitato il titolo di proprietà dell'amministrazione", ovviamente accompagnati da una nutrita squadra di avvocati a favore del nascente comitato, arrivando, se è il caso, anche al "Consiglio di Stato" per dirimere la vertenza. Penso che ne vedremo delle belle, e penso che sia doveroso verso la famiglia Borrelli, che ha lasciato i beni ai poveri e non al Comune.

MEZZOSTAMPA: Grazie sig. Palomba, è stato chiarissimo, lei è una bella persona e noi seguiremo con attenzione la vicenda.

(segue)