ROMA, PSICOPOMPO TEATRO PRESENTA "JACKIE" DI ELFRIEDE JELINEK, CON LUISA MERLONI, REGIA DI MANUELA CHERUBINI, TRADUZIONE DI LUIGI REITANI

17 e 18 marzo 2018 h 21 - ANGELO MAI - Via delle Terme di Caracalla 55 Roma
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Uno spettacolo interpretato da una donna, diretto da una donna, scritto da una donna, che parla di una donna. O mio dio. In questo monologo scritto da Elfriede Jelineck ci viene proposto il ritratto di un’icona: Jaqueline Kenedy.

Jackie parla soprattutto di sé in relazione a Jack, lei lo chiamava così John Kennedy, ma tutta la sua vita è già trascorsa, lei dice: sono già morta. Fa capolino Telis, lei lo chiamava così Aristotele Onassis, la morte del figlio John John. Le sue parole sgorgano da un tempo eterno presente, che ha visto accadere mariti e figli, e le sue innumerevoli mise susseguirsi.

I discorsi vanno e vengono. Un’icona permane. Chi non ricorda il tailleur rosa Chanel di Dallas?

La voce di Jackie combatte corpo a corpo con quella di Elfriede Jelineck: voce intima, voce pubblica, voce storica. Si assiste a un duello fra l’icona e la parola lancinante della scrittrice austriaca, nell’agone si compone il disegno di una donna che ha fatto di sé stessa un’opera d’arte. Il giudizio morale decade. L’arte pone interrogativi, non fornisce risposte.

Jackie si offre squartata, ricamo di parole.

Non ci resta che ascoltare queste donne. 

Elfriede Jelinek (Mürzzuschlag, 20 ottobre 1946) è una scrittrice, drammaturga e traduttrice austriaca. Nel 2004 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Elfriede Jelinek scrive contro il malcostume politico e della vita pubblica ma anche privata. Utilizza uno stile sarcastico, provocatorio. Il teatro di Jelinek, trattando temi quali la politica e la condizione della donna, è una miccia accesa; nella sua scrittura non ci sono regole e la messa in scena viene negata nelle sue regole fondamentali: azione, personaggio, luogo, esistono solo tra le righe in una visionaria libertà. La parola di Elfriede Jelinek è allo stesso tempo puramente teatrale perché è in primo luogo, materia vocale, con un corpo sonoro vivo e presente fatto di fonetica, ritmo, una musica inscindibile dal senso. Fra gli scrittori-drammaturghi degli anni duemila Jelinek rappresenta “la voce femminile più innovativa e provocatoria”.

Jacqueline Lee Bouvier Kennedy Onassis detta Jackie (Southampton, 28 luglio 1929 – New York, 19 maggio 1994), è stata una first lady statunitense. Fu la moglie di John Fitzgerald Kennedy, 35º presidente degli Stati Uniti, First Lady dal 20 gennaio 1961 al 22 novembre 1963, data dell’assassinio del marito. Vedova, sposò poi l’armatore greco Aristotele Onassis. 

Mai Più un Teatro al Femminile

Parlare delle donne, delle questioni “femminili” è un percorso a ostacoli. Per non dire un impossibile concettuale. Iniziare un testo, seguendo un’innocente ispirazione e sapere che andrà a finire in un luogo a parte, nella fattispecie “il teatro al femminile”, significa sapere di avere perso in partenza. Significa ricadere subito nelle trappole linguistiche, simboliche, profondamente culturali che quell’ispirazione, che tanto innocente forse non è, desidera mettere in discussione. Come uscire da questa vertigine nauseante? Da questo cerchio che si avvolge su se stesso e stritola ogni discorso possibile sul nascere?

Femminismo è una parola che sta tornando alla ribalta del dibattito pubblico. Sempre, irriducibilmente scomoda. Eppure è nel solco del pensiero femminista che scorgiamo le uniche strade possibili per superare questa impasse. È lì che troviamo queste parole: margine, eccentrico, nomade. Parole che richiamano un fuori, un luogo vicino ma altro, radicalmente altro, sempre in trasformazione, un luogo che non esiste, se non siamo noi a farlo esistere.