IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA (PARTE I)

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Secondo Livio, i primi “ludi scaenici” si ebbero a Roma, in occasione di riti propiziatori per una pestilenza scoppiata nel 364 a.C. allorquando si svolsero, su qualche palcoscenico ligneo, pubblici spettacoli con la partecipazione di pantomimi e danzatori accompagnanti dal suono del flauto.

Si considera, come una data fondamentale della letteratura romana, l’anno 240 a.C. nel quale si rappresentò a Roma un dramma greco tradotto in lingua latina per opera del tarantino Livio Andronico. Tale autore, di cui conosciamo i titoli di 11 opere, prese come modello tragedie del V secolo, soprattutto quelle di Sofocle ed Euripide molto in voga nei teatri greci dell’epoca. Fu tale il successo che le rappresentazioni drammatiche di tragedie e commedie furono poi promosse e disciplinate dallo Stato, e avvenivano in occasioni di pubbliche feste religiose, come loro completamento e ornamento. I ludi scenici più importanti erano:

1.I LUDI ROMANI,  che si celebravano a Settembre, in onore di Giove Ottimo Massimo;

2.I LUDI APOLLINARI, che si svolgevano in luoghi presso il Tempio di Apollo;

3.I  LUDI FLORALES, in onore di Flora, ove predominavano gli spettacoli dei mimi.

4.I LUDI MEGALENSES, in onore della Magna Mater;

5.I LUDI FESCENNINI, in onore del dio Silvano, probabilmente derivanti dalla città di Fescennium.

Fu opera del campano Gneo Nevio, nel 225 a.C., a portare per la prima volta sulla scena personaggi romani, invece di eroi greci, e con episodi di matrice osca con le “fabule paetextae”, con gli attori che indossavano la toga orlata di porpora, le “fabule palliatae” (dal mantello greco pallium), le “fabule togatae” (dalla toga) o “tabernariae”.

Un’altra grande figura autorevole nel teatro fu Plauto, nato in Umbria, a Sarsina nel 250 a.C. circa, autore di circa 130 commedie in cui il modello, se pur di derivazione greca, era pieno di vivacità di trama e situazioni farsesche tipiche del gusto romano, con dialoghi, equivoci, imbrogli ed ingiurie che ottennero  molto successo. Molto in voga era anche il genere tragico con autori quali Ennio, Pacuvio, Accio. Ma c’era sempre per i romani una propensione per la commedia in cui si distinsero, più tardi, Cecilio Stazio e Terenzio.

(segue)