IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA (PARTE II)

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Come avveniva in Grecia, nel mondo romano l’ordinare spettacoli non fu soltanto un avvenimento religioso e politico, ma anche occasione per evidenziare o enfatizzare nozze regali, vittorie, eventi fausti, in cui l’elemento rituale andava riducendosi gradualmente fino al minimo. Vi era però sempre il patrocinio dallo Stato, cosicchè i Ludi Scaenici furono ridotti quasi esclusivamente a funzione di divertimento, sia pure di tono elevato.

Nella città di Pompei, prima della costruzione di un teatro stabile in muratura, i ludi scenici si dovettero svolgere, come a Roma, su una specie di palcoscenico smontabile di legno (pulpitum), spesso ornato e decorato con belle stuccature.

La città campana, che aveva sempre risentito un forte influsso greco per costumi e religione, non poteva non avere la passione per lo spettacolo. Infatti, molto prima che a Roma, in cui il primo teatro stabile si fa risalire al 55 a.C., Pompei ebbe il suo TEATRO GRANDE nel II secolo a.C.. Questo periodo è deducibile dalla tecnica costruttiva dell’OPUS INCERTUM con cui esso è in gran parte costruito anche se altre murature spettano ad almeno tre fasi.

Questo teatro, a differenza di tutti gli altri teatri romani, non fu costruito su un sistema di arcate, ma, secondo le buone norme dei teatri greci, adattando il curvo grembo della cavea in una naturale insenatura della collina, rivolta verso il panorama più bello che si poteva godere dalla città: la valle sottostante con il fiume Sarno e lo sfondo dei monti Lattari. E’ soprattutto la sua costruzione, che è un complemento del Tempio Greco, o antica Acropoli, che denota ancora il significato sacro degli spettacoli. Una simile soluzione fa pensare alla presenza di quell’influsso culturale ellenistico sulle manifestazioni del pensiero, sulla architettura e sulle arti figurative, già in epoca preromana, nonché la forma stessa dell’orchestra a ferro di cavallo in luogo della più comune sistemazione, propria dell’architettura romana, ad emiciclo. La Cavea in origine, minore di un semicerchio ebbe due ordini di sedili soltanto: l’inferiore, cioè IMA CAVEA e quella che poi diventerà il medio (MEDIA CAVEA). La scena era in legno; fra essa e le estremità della cavea alloggiavano le due PARODOI come nei teatri greci, ossia due corridoi scoperti adducenti nell’ORCHESTRA.

Nel corso del II secolo a.C. le estremità della cavea furono prolungate fino alla scena, coprendo le due “parodoi” che furono trasformate in due passaggi uscenti nell’orchestra. Allora, forse, fu costruito il terzo ordine (SUMMA CAVEA) su di un corridoio a volta detto “CRYPTA”, munito di vani verso l’interno in corrispondenza delle scalette dividendi i vari settori (CUNEI) della MEDIA CAVEA. I due passaggi potevano essere raggiunti dal Foro Triangolare (luogo sacro con il Tempio di Ercole o forse di Athena) e dalla via di Stabia. La parodos occidentale è in comunicazione con un cortile alle spalle della scena, a sua volta collegata tramite pochi gradini con una scala monumentale che scende dal Foro Triangolare. La parodos orientale, oltre ad essere collegata con lo stesso cortile è direttamente raggiungibile dalla via di Stabia, tramite un lungo corridoio coperto, passante a nord del Teatro Piccolo, costruito circa un secolo dopo. Detta parodos comunica, inoltre, con il retrostante QUADRIPORTICO, una grande piazza quadrata che, secondo quanto prescrive Vitruvio, era parte costruttiva annessa al Teatro per offrire con i suoi portici riposo e riparo agli spettatori o negli intervalli dello spettacolo o in caso di pioggia; e che dopo il terremoto del 62 d.C. diventerà la Caserma dei Gladiatori.

(segue)