IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA (PARTE IV)

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Nel Teatro Grande le rappresentazioni dovettero essere sontuose ed erano svolte durante la bella stagione; allora un “VELARIUM”, teso al di sopra dell’emiciclo per difendere gli spettatori dai raggi solari, era fissato alla sommità dell’edificio, mediante travi o aste fissate a degli anelli di pietra che si vedono ancora.

Una tettoia di legno, oltre a proteggere gli elementi decorativi della scena, serviva anche a trasmettere direttamente verso la cavea la voce degli attori, e per migliorare l’acustica, la pedana sulla quale si recitava era di legno in funzione di cassa armonica.

Per gli esercizi coreografici, in basso, al centro della cavea, c’era uno spazio semicircolare, di cui già si è fatto cenno, chiamato ORCHESTRA, dal greco “orchestra”, dove il coro eseguiva la sua danza. Nel teatro romano essa perderà la sua funzione, sarà rimpicciolita e servirà per collocare i sedili delle autorità perché nel teatro romano non vi è il coro.

La scena poteva essere DUCTILIS se i pannelli che la costituivano erano scorrevoli su guide, che, manovrati opportunamente, modificavano rapidamente la scena; VERSILIS, se era composta da due pannelli o facciate che al momento voluto, per effetto di un meccanismo (purtroppo sconosciuto), giravano sui loro stessi assi cambiando lo scenario. I PERIAKTOI consistevano in primi con tre facce differenti dipinte su ogni lato, ma situati ai lati e al centro della scienza, pure girevoli sul proprio asse. Quando una decorazione rappresentava una piazza pubblica ed era venuto il momento di far vedere cosa succedeva nei palazzi in fondo, l’ENCYCLEME con il suo pavimento mobile e girevole era messo in scienza mediante il piano inclinato (fig.1) situato nel POSTSCENIUM (spazio alle spalle della scena) portando gli attori formanti SCENE VIVENTI. Una pittura pompeiana, ora al Metropolitan Museum di New York, trovata in una villa suburbana in Boscoreale, mostra appunto una di queste scene usate per la commedia, tragedia e dramma satiresco. Una piattaforma meccanica (THEOLOGHEION) comunque più complicata di quanto si immagini, serviva nell’apoteosi degli Dei che davano l’illusione di scendere dall’Olimpo fra il tuonare del BRONTEION (bacino di rame in cui si gettavano sassi e chiodi) e i lampi simulati mediante lampade speciali ed imporre la loro azione nel risolvere un caso difficile, per cui ancora oggi si dice “Deus ex machina” per quell’uomo che con la sua presenza sa mettere a posto intricate faccende.

(segue)