IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA: ORGANIZZAZIONE DEGLI SPETTACOLI (PARTE VIII)

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L’organizzazione degli spettacoli teatrali non era lasciata alla libera iniziativa di autori e compagnie, ma era compito del “praetor urbanus” o degli “aediles” i quali se ne servivano, tramite un “curatorum ludorum”, o come mezzo di propaganda elettorale, o per celebrare particolari festività. Ciò comportava un certo condizionamento, oggi diremmo censura, da parte dei politici sulla libertà di pensiero degli autori. Il poeta che maggiormente dovette subire tali restrizioni, fu il campano Nevio.

I magistrati acquistavano il dramma dell’autore e stipulavano una specie di contratto con il DOMINUS GREGIS (regista) che organizzava i ludi scenici con compagnie “GREGES”, dalle quali erano escluse le donne. Egli provvedeva a pagare l’autore dell’opera e delle musiche; il CONDUCTOR (direttore delle prove); il CHOREGUS (fig.3) direttore-fornitore dei costumi e curatore della messinscena; gli ISTRIONES (attori).

Ad ogni spettacolo coadiuvavano il DISSIGNATOR che conduceva la gente ai propri posti, i CONQUISTORES (specie di agenti di polizia) che provvedevano alla tutela dell’ordine, il PRAECO (banditore) che veniva incaricato di imporre i silenzio all’inizio della recita. Egli inoltre dichiarava che gli attori non sarebbero stati oggetto di imbrogli e che la palma della vittoria sarebbe stata aggiudicata con imparzialità al migliore. Inoltre, quando capitavano allo spettacolo nutrici con i loro piccoli che emettevano grida fastidiose, o altre persone scostumate, il praeco chiedeva loro di guardare in silenzio e di ridere senza chiasso.

Ai maggiorenti della città erano assegnati i migliori posti riservati nei TRIBUNALIA, gli odierni palchetti di proscenio posti sull’ingresso dell’orchestra e dell’IMA CAVEA, Ciò costituiva un simbolo di stato sociale che permetteva di apparire, come qualcuno che godesse di favore e di considerazione “in alto” e che partecipasse al potere.

Gli spettacoli duravano molte ore per cui la gente portava con sé colazioni e bibite da consumare; all’uopo, non mancavano rivenditori ambulanti pronti a vendere BELLARIA (leccornie e piccole specialità). A turbare il giudizio del pubblico nelle gare drammatiche ed il buon ordine del teatro contribuivano le OPERAE, gente pagata per applaudire. Agli spettacoli, che erano diurni, partecipavano le matrone che non vedevano un’occasione migliore per sfoggiare abiti eleganti, elaboratissime pettinature, gioielli, per fare dello spirito e lasciarsi corteggiare: “Spectandum veniunt; veniunt spectantur ut ipsae“ diceva Ovidio, e cioè: (vengono a vedere e farsi vedere!).

Nei teatri si poteva entrare solo con le TESSERAE (fig.4) di osso o di avorio, che indicavano il posto che si doveva occupare; fra le rovine ne sono state trovate a imitazione di mandorle, teschi, pesci, pive, maschere teatrali, teste, edifici, ecc (Bieber, 1939, 350-P.Gusmann, 149); quelle raffiguranti i colombi (piccioni) dovevano servire agli spettatori che occupavano i posti più in alto. L’espressione napoletana “piccionaia” per indicare i posti del loggione, non trasmette che una tradizione da noi egualmente conservata nella parola “loggione” (piccionaia).

Questo appellativo è giustissimo perché anticamente, dove i teatri erano scoperti, gli uccelli di tutti i tipi venivano a posarsi sulla sommità del muro contro cui si addossavano gli spettatori della zona superiore.