IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA: ATTORI, MASCHERE E COSTUMI (PARTE IX)

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La professione di attore non era ritenuta in genere confacente ad un uomo libero. Nonostante ciò, furono molti quelli che sfidarono le conseguenze di una cattiva reputazione pur di calcare le scene, al punto che Tiberio, per frenare questo fenomeno, decretò l’esilio per coloro che, essendo di famiglia senatoria, si fossero dedicati all’attività teatrale.

Gli attori dei drammi regolari erano schiavi o liberti, mentre quelli delle Atellane erano uomini liberi. I ruoli femminili erano sostenuti da attori, tranne che nei MIMI.

L’uso della MASCHERA (persona) venne introdotto dall’attore Roscio per nascondere il suo strabismo (Diomede, Gramm.Lat.I.489). Essa era di tela e stucco, oppure di legno con parrucca annessa e presentava in corrispondenza della bocca una grande apertura imbutiforme guarnita di metallo che fungeva da amplificatore della voce. Non è stata mai trovata una maschera, ma la città di Pompei ci offre però una vastissima gamma di tale oggetto attraverso riproduzioni in marmo, terracotta, affreschi e mosaici.

Nei ludi scenici due tipi di maschere erano usate: una per la tragedia e l’altra per la commedia. Le maschere raffiguranti donne e vecchi erano colorate con una tinta molto pallida. Gli schiavi e le etère portavano maschere dipinte di rosso, gli uomini, invece, di colorito bruno. Gli attori che interpretavano parti femminili avevano maschere con capelli lisci, crespi e con boccoli divisi e avvolti attorno alla testa.

Dalla pettinatura della maschera il pubblico facilmente riconosceva il ruolo del personaggio rappresentato: ad esempio, maschere femminili con capelli corti erano proprie di donne di bassa condizione o di vedove. Il parassita aveva naso e orecchi deformi; un naso schiacciato o curvato all’insù indicava mollezza; la sfrontatezza era raffigurata da un naso a becco d’aquila; un padre nobile aveva la parrucca bianca; i vecchi e gli schiavi erano calvi; i giovani intraprendenti avevano capelli ricci e biondi; i “primi amorosi” portavano la parrucca nera. Fra i tanti ruoli vi era lo STUPIDUS che era la maschera del buffone, immediatamente riconoscibile al pubblico perché era sempre calvo, o aveva il naso piatto, bocca larga e orecchie lunghe.

I costumi e l’abbigliamento variavano a seconda dei tipi di rappresentazione e gli attori, per accrescere la loro statura e la dignità, calzavano scarpe molto alte (COTHURNI), oppure i SOCCI, scarpe basse, specie di sandali, se si trattava di una normale commedia.

Gli attori recavano simboli del ruolo a loro attribuito, ad esempio: il cuoco era rappresentato con un grembiule legato intorno alla vita; il parassita, con un fiasco d’olio e uno strigile; il soldato, con la clamide e la spada; il padrone di casa con un bastone diritto e una borsa di denaro.