IL TEATRO NELLA ROMA E POMPEI ANTICA, MIMI, PANTOMIMI E TESTIMONIANZE (PARTE XI)

letto 2428 volte
scan0018.jpg

Il MIMO, era nato intorno alla metà del II sec. a.C.; aveva trovato successo nei LUDI FLORALES, ma con il carattere di intermezzo (EMBOLIUM) o di comica finale (EXODIUM) alla maniera dell’Atellana.

Le origini dei mimi sono oscure; il nome deriva dal greco “miméomai” (imito); in seguito si aggiunsero danze e canti con caratteristiche complessive di assoluta libertà e licenziosità. Esso era, almeno in origine, fondato sull’improvvisazione; da HIPOTHESEIS (canovacci), l’attore derivava trovate e motti che attiravano il pubblico.

Il mimo per la sua stessa natura, era rappresentato da attori senza maschera, e per questo le parti femminili erano sostenute da donne (MIMAE). Tali attrici, che godevano quasi la stessa reputazione delle meretrici, indossavano un mantelletto (RICINUM) che non esitavano a togliersi con altri abiti in quella “nudatio mimarum” da considerarsi uno spogliarello “ante litteram” costituente la nota lasciva dello spettacolo (fig.5).

Gli attori non portavano particolari calzature e perciò si chiamavano PLANIPEDES o EXC ALCEOLATI. Il capocomico si chiamava ARCHIMIMUS.

I PANTOMIMI, che interpretavano più personaggi, oltre ad eccezionali doti fisiche che costavano duri esercizi di ginnastica e severe diete, dovevano essere padroni della mitologia e della storia ed avere uno spiccato senso di poesia e dell’armonia; per questo erano idolatrati dalle folle. Un vero pantomimo del nostro circondario (Pompei, Ercolano, Pozzuoli?) che mandava in visibilio i pompeiani era C. UMMIDIUS ACTIUS ANICETUS. In base alle scritte trovate negli scavi di Pozzuoli era “DOMINUS SCAENICORUM” (CIL 5399), “SCAENAE DOMINUS” (CIL 3877). Un’altra iscrizione dice: “AMOR POPULI, CITO, REDI, VALE (CIL 5395): “o idolo del popolo, torna subito indietro da noi!”.

Molto popolare in Pompei era l’attore NORBANUS SORAX di cui l’effigie bronzea fu ritrovata nel Tempio di Iside; mentre un altro attore, PARIS, più volte menzionato nei graffiti, aveva addirittura un circolo di ammiratori e sostenitori (CIL 7919, 1179, 3687, 1204).

Una testimonianza di tipo architetturale e scultorea legata a qualche attività teatrale è riscontrabile nella casa di GNEO POMPEO ABITO detta degli Amorini Dorati, in cui è evidente l’espressione del gusto teatrale e artistico del proprietario che con l’ultimo rifacimento, dopo il sisma del 62 d.C., volle sopraelevare il lato occidentale del peristilio per avere un PULPITUM tutto per sè e per gli amici. Il ricco proprietario si circondò di erme, statuette, rilievi teatrali sostenuti da pilastrini, di maschere e dischi marmorei (oscilla) negli intercolunni, nonché rilievi marmorei incastrati lungo la parete orientale del portico.

In base ad alcune testimonianze epigrafiche rinvenute nella Casa di Giulio Polibio si potrebbe supporre che l’Imperatore NERONE, sposato con l’OPLONTINA POPPEA SABINA, in occasione di una sua visita a Pompei, in detta casa, avesse assistito a qualche rappresentazione scenica. Nella casa dei Calavi o di CASCA LONGUS sono ben conservate delle pitture (pinakes) raffiguranti scene comiche; una di esse rappresenta un diverbio tra una cortigiana ed un vecchio arcigno nell’atto di fare con le dita della mano destra il gesto rituale delle “corna” (fig.6), contro la jettatura. Al che la donna resta atterrita, e mentre sta per profferire parole deprecatorie contro il servo gaglioffo e villano, viene trattenuta da una donna più matura affinchè non si azzuffi con lui.

E’ da citare, quale preziosissimo esempio di arte musiva, proveniente dal tablinum della Casa detta del Poeta Tragico, un quadretto con scena di allestimento teatrale in cui alcuni attori, diretti da un COREGO, si preparano alla messinscena indossando abiti e maschere per una rappresentazione tragica.

Nella casa di PAQUIO PROCULO c’è un ottimo mosaico (fig.7) i cui rivive il senso umoristico dello spirito satiresco: Sileno, ebbro, corpulento, recante il tirso, sta in groppa ad un asino che stramazza dal sovraccarico cercando invano di sollevarsi; la bestia è aiutata da due villani, che, uno per le orecchie, e l’altro per la coda, sollevano alla meglio il ciuco e il cavaliere, ma invano!

CONCLUSIONE

I LUDI SCENICI, potente, se non quasi unico strumento per la divulgazione di massa della cultura letteraria, dovevano essere abbastanza frequenti: lo si può desumere dalle numerosissime pitture mitologiche ispirate a scene teatrali (scene frontes), da quelle che mostravano scene di recite, di commedie, tragedie e drammi satirici. Elementi questi che prescindono sia dal livello sociale del committente, sia dalla collocazione nell’ambiente pompeiano; essi riflettono semplicemente un interesse per il teatro. I numerosissimi graffiti trovati un po’ ovunque, ci informano che gli autori dei testi più conosciuti o preferiti erano: Virgilio, Ovidio, Catullo, Orazio, Properzio, Ennio, per quanto riguarda il Teatro Piccolo (ODEON); mentre nel Teatro Grande erano in voga le rinnovate tragedie e commedie di Nevio, Andronico, Menandro, ispirate a Sofocle ed Euripide, e naturalmente le popolari Atellane, come già detto, con i suoi personaggi caratteristici presi in prestito dalla realtà quotidiana.

Anticamente, gli attori e i pantomimi, anche se erano considerati di infima categoria, tanto da non godere di alcuni diritti civili, quali il voto o di poter sposare donne di superiore lignaggio, pure furono talmente richiesti che ottennero alti compensi accumulando in breve patrimoni molto cospicui da potersi permettere, poi, da vecchi, di organizzare personalmente i LUDI SCAENICI.