IV PARTE. LA VITA QUOTIDIANA, LA FAMIGLIA E L’EDUCAZIONE NELL’ANTICA POMPEI. I NUOVI NATI

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Nelle case patrizie, quando nasceva un figlio, la donna che aveva assistito al parto, poteva essere una parente, una schiava o l’ostetrica professionale (obstetrica), dopo aver lavato il nepnato, lo presentava al padre deponendolo ai suoi piedi. Questi, se voleva riconoscerlo, lo sollevava immediatamente tra le braccia e con questo gesto si assumeva la responsabilità di padre. Egli poteva anche non riconoscerlo (suscipere) senza alcuna giustificazione. Poteva rifiutare il figlio, sia perché non lo riteneva legittimo, ciò non comportava la necessità di divorziare dalla moglie, sia perché era femmina o deforme; in quest’ultimo caso spesso il neonato era annegato. Talvolta si toglieva di mezzo la prole solo perché nata in un giorno nefasto.

Il nuovo nato non accettato veniva esposto in luoghi pubblici, avvolto in panni con al collo oggettini che permettevano di riconoscerlo in caso di pentimento da parte dei genitori.

Il neonato esposto poteva morire o essere raccolto da qualche famiglia che provvedeva ad allevarlo come figlio (alumnus) o come schiavo del “nutritor” che, in questo caso aveva la possibilità anche di venderlo. Il “nutritor” doveva dichiarare alle autorità locali di aver raccolto un infante esposto e di volerlo allevare come figlio o come schiavo.

I genitori, in qualunque momento, potevano rivendicare il diritto di riavere il figlio, ma dovevano rimborsare al “nutritor” ogni spesa sostenuta. L’usanza di poter ripudiare un figlio era molto più praticata presso i greci.

Per quanto riguardo il neonato riconosciuto, c’è da dire che questo entrava a far parte della famiglia solo dal momento in cui la donna che lo aveva presentato al padre aveva pronunciato una preghiera in onore di Levana, la divinità che presiedeva all’atto di alzare i bambini dal suolo.

Dopo otto giorni per le bambine e nove per i maschi, avveniva la cerimonia di purificazione (dies lustricus) che liberava il bambino dalle impurità del parto. Contemporaneamente il “pater” gli imponeva il “praenomen”.

In questa occasione speciale, equivalente alla moderna cerimonia del Battesimo, il piccolo riceveva da genitori e parenti, piccoli doni (crepundia) che venivano messi con una catenella intorno al collo del bambino. Questi oggettini, insieme alla bulla, sacchetto di cuoio, simbolo della sua nascita libera e contenente amuleti contro il malocchio, venivano portati al collo dei maschi fino a 14 anni, e delle femmine fino al giorno delle nozze.

I registri di stato civile non sono un’usanza dei tempi moderni. Furono introdotti nei municipi e nelle colonie fin dai tempi di Marco Aurelio. Precedentemente esistevano le “tabulae censoriae”, cioè libri di censimento, in cui, dietro dichiarazione rilasciata dai capi famiglia, venivano iscritti i componenti delle rispettive famiglie e le proprietà, non escluso gli schiavi.