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<title>titolo pagina</title>
<link>url sito web</link>
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<title>SAN MARZANO SUL SARNO, IL NOSTRO FIUME, IL NOSTRO TERRITORIO: CONOSCERE IL BACINO DEL SARNO</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/30423.xhtml</link>
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Prender&agrave; il via marted&igrave; 24 marzo 2026 il percorso di cittadinanza attiva &ldquo;Il nostro fiume, il nostro territorio &ndash; Conoscere il bacino del Sarno&rdquo;. L'iniziativa &egrave; realizzata dal Corpo Civico Nazionale delle Sentinelle dei Bacini Idrografici Italiani (CNSBII), il gruppo ambientale e formativo nato nel 2016 all'interno dell'ODV &ldquo;Nuove Prospettive&rdquo; ETS, che da anni opera per diffondere la cultura della prevenzione e della conoscenza approfondita del territorio.
Il corso, a partecipazione gratuita, si terr&agrave; presso la Sala Consiliare del Comune di San Marzano sul Sarno e si articoler&agrave; in tre appuntamenti serali, dalle 18:30 alle 21:30:






DataGiornoTitoloOrario

24 marzo 2026
marted&igrave;
Conoscere il bacino
18:30-21:30


26 marzo 2026
gioved&igrave;
Rischio e prevenzione
18:30-21:30


31 marzo 2026
marted&igrave;
Monitoraggio civico
18:30-21:30







A tenere gli incontri sar&agrave; Michele Busc&egrave;, educatore ambientale, giornalista, fondatore e coordinatore del CNSBII, nonch&eacute; presidente di Nuove Prospettive ODV ETS.
Un progetto pilota nazionaleIl bacino del Sarno &egrave; stato scelto come primo laboratorio metodologico del CNSBII per la sua complessit&agrave;: elevata densit&agrave; abitativa, pressioni industriali e agricole, criticit&agrave; idrogeologiche e inquinamento storico. L'esperienza maturata in questo contesto servir&agrave; a mettere a punto un modello replicabile in tutta Italia, dalle valli alpine alle aree interne, dai litorali alle pianure, per costruire una rete nazionale di osservatori civici sui bacini idrografici.
Accanto ai promotori, un ruolo operativo sar&agrave; svolto dall'ODV VI.VAS (protezione civile), che parteciper&agrave; con i propri volontari al percorso formativo per accrescere le competenze ambientali e di prevenzione.







Con il patrocinio di:






Comune San Marzano
Provincia di Salerno
Consorzio Bonifica
Ente Parco Sarno














&laquo;Il nostro intento &ndash; dichiara Michele Busc&egrave; &ndash; &egrave; formare cittadini consapevoli, capaci di leggere il proprio territorio e di interagire in modo responsabile con gli enti gestori. Il CNSBII mette a disposizione un metodo collaudato, basato su protocolli standardizzati e sul dialogo costruttivo con le istituzioni. Vogliamo far passare un messaggio importante: San Marzano sul Sarno ha tutti i requisiti per diventare una Comunit&agrave; Fluviale consapevole e preparata. Il corso toccher&agrave; temi fondamentali come la conoscenza del reticolo idraulico, la prevenzione del rischio allagamenti e l'importanza di un monitoraggio civico documentato, sempre nel massimo rispetto delle competenze istituzionali&raquo;.







A conclusione del percorso, a tutti i partecipanti che avranno frequentato gli incontri sar&agrave; rilasciato un attestato di partecipazione (L. 92/2012 e D.Lgs. 13/2013).
I giornalisti e gli operatori dell'informazione sono invitati all'incontro inaugurale del 24 marzo. Sar&agrave; possibile incontrare i promotori e i rappresentanti delle istituzioni presenti dalle 18:00 alle 18:30, prima dell'inizio puntuale della lezione.




Inquadra per dettagli e iscrizioni
Per iscriversi e verificare i posti disponibili in tempo reale:Link diretto all'eventoo visita la piattaforma formativa:www.cnsbii.it/sentinelle



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<author>Ufficio Stampa CNSBII / Nuove Prospettive ODV ETS</author>
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<title>FRANA AL PARCO MADONNA DELL'ARCO DI MARINA DI VIETRI: COMINCIATI I LAVORI DI SOMMA URGENZA</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/30372.xhtml</link>
<description>Sono cominciati i lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza dell'area che insiste sul Parco di via Madonna dell'Arco di Marina di Vietri sul Mare, colpita dalla frana avvenuta il 12 febbraio scorso che ha portato allo sgombero di 8 famiglie e che ha costretto prima alla chiusura totale e poi alla limitazione della circolazione stradale a senso unico alternato della SS.163 Amalfitana nel tratto al Km. 48+300.
&laquo;Finalmente sono iniziati i lavori di messa in sicurezza in somma urgenza. Ci sono state delle difficolt&agrave; con i condomini per capire la propriet&agrave; del costone roccioso. Abbiamo dovuto anche fare prima un importante studio a livello sismografo e geologico. Spero e mi auguro che fatto questo primo intervento di pulizia ci possa essere poi quello del consolidamento che ci porti verso una definitiva risoluzione del problema. &ndash; ha dichiarato il sindaco di Vietri sul Mare Giovanni De Simone &ndash; Ovviamente &egrave; una situazione particolare perch&eacute; ancora oggi abbiamo sei palazzine che sono state sgomberate, i residenti sono attualmente fuori dalle abitazioni. Abbiamo una strada comunale, la strada di via Madonna dell'Arco, che &egrave; interdetta al traffico pedonale e quindi ovviamente ci sono tutta una serie di problematiche oltre a quella che riguarda la chiusura parziale a senso alternato della SS 163. Ringrazio tutti coloro che si stanno impegnando, a cominciare dalla Regione Campania, con la Protezione Civile che sta dando una collaborazione importante, e la stessa ANAS. Ad oggi sono stati stanziati 646.000 euro dall'ANAS e dal 570.000 euro dal Comune di Vietri sul Mare, quindi stiamo parlando di un lavoro intorno a un milione e duecentomila euro. Credo e mi auguro che fra qualche settimana avremo una definitiva risoluzione del problema per riaprire e ridare sia la viabilit&agrave; che le abitazioni alle persone&raquo;.</description>
<author>ANTONIO ABATE</author>
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<title>AGGIORNAMENTO FRANA A VIETRI SUL MARE: RESTA IN VIGORE LA CHIUSURA TOTALE DELLA SS.163 AMALFITANA</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/30324.xhtml</link>
<description>Dopo il vertice di questa mattina in Prefettura a Salerno ed in attesa dei risultati dei nuovi rilievi geologici effettuati sul luogo della frana resta confermata l'interdizione dell'area ai residenti del Parco Madonna dell'Arco e la chiusura totale al traffico veicolare sulla SS. 163 Amalfitana al Km 48+300, tenuto anche conto dell'imminente allerta meteo arancione che incombe da domani mattina dalle ore 6 su gran parte della Campania.
&laquo;Restiamo in attesa dei risultati dei rilievi effettuati questa mattina &ndash; ha dichiarato il sindaco di Vietri sul Mare Giovanni De Simone &ndash; che condizioneranno ogni possibile intervento futuro. La situazione resta seria e purtroppo non credo che la soluzione sar&agrave; attuata in tempi brevi. Abbiamo attivato tutti i soggetti che devono farsi carico del ripristino dei luoghi e monitoreremo le varie fasi perch&eacute; le procedure siano celeri&raquo;.
Intanto nel pomeriggio sul luogo della frana c'&egrave; stato un sopralluogo dell'assessore regionale alla protezione civile Fiorella Zabatta e dell'assessore regionale allo sviluppo economico Fulvio Bonavitacola che hanno incontrato il sindaco Giovanni De Simone, il presidente della Conferenza dei Sindaci della Costiera Amalfitana e primo cittadino di Cetara Fortunato Della Monica, alcuni rappresentanti e tecnici dell'Anas per rendersi conto di persona della portata del cedimento del costone e fare il punto della situazione.
&laquo;La Regione Campania - ha dichiarato l'assessora Zabatta - &egrave; intervenuta fin dalle prime fasi dell'evento attraverso la Protezione civile e il Genio Civile di Salerno e continuer&agrave; a garantire supporto costante ai sindaci e ai cittadini della Costiera nel corso della fase emergenziale. In fasi delicate come questi la filiera istituzionale deve operare in modo compatto e coordinato, e la Regione non lascer&agrave; soli i territori e i cittadini&raquo;.
&laquo;Le cause dell'accaduto - ha proseguito Fiorella Zabatta - saranno approfondite non appena le condizioni meteo consentiranno la ripresa dei sopralluoghi e delle verifiche. L'attenzione &egrave; massima anche in considerazione del peggioramento delle condizioni meteo che dalle 6 di domani mattina faranno scattare anche in Costiera una allerta meteo di livello Arancione. Con la protezione civile monitoriamo la situazione h24: i Comuni attraverso i Centri Operativi comunali prestino la massima attenzione alle comunicazioni della Sala Operativa regionale sugli eventuali superamenti di soglia&raquo;.
 </description>
<author>UF.ST.COMUNE DI VIETRI SUL MARE</author>
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<title>AGGIORNAMENTO SULLA FRANA IN ZONA FUENTI, AL KM 47+300 DELLA SS.163 AMALFITANA</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/30297.xhtml</link>
<description>Sulla vicenda della frana avvenuta nelle prime ore del mattino del 6 febbraio 2026 sulla SS.163 Amalfitana tra i Comuni di Vietri sul Mare e Cetara, al km 47+300 in zona Fuenti, l'amministrazione civica vietrese comunica che sono in corso i lavori di pulizia e ripristino della carreggiata per consentire quanto prima la riapertura al regolare traffico veicolare.
Vista l'ordinanza contingibile e urgente n. 8/2026 per la messa in sicurezza dell'area &ldquo;ad horas&rdquo; da parte dei proprietari del terreno soggetto a smottamento, il Comune di Vietri sul Mare confida di risolvere la questione nel pi&ugrave; breve tempo possibile, tanto che ha gi&agrave; dato incarico all'ufficio tecnico comunale di individuare le sistemazioni idrogeologiche idonee ad affrontare l'emergenza ed a ripristinare la regolare circolazione veicolare gi&agrave; dalla prossima settimana.
Per l'occasione si ringrazia per la fattiva collaborazione il presidente della Conferenza dei Sindaci della Costiera Amalfitana e sindaco di Cetara Fortunato Della Monica.
 </description>
<author>Antonio Abate</author>
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<title>RINNOVATA LA COMMISSIONE DELL'AREA MARINA PROTETTA DI SANTA MARIA DI CASTELLABATE SOTTO LA PRESIDENZ</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/29773.xhtml</link>
<description>Con un decreto firmato dal Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, &egrave; stato ufficializzato il rinnovo della Commissione di Riserva dell'Area Marina Protetta &ldquo;Santa Maria di Castellabate&rdquo;. A presiedere il nuovo organismo &egrave; stata nominata Pamela Di Nome (NELLA FOTO IN ALTO) rappresentante del Ministero stesso. La sua nomina segna un passo importante per la gestione e la salvaguardia di uno dei patrimoni naturali pi&ugrave; preziosi della Campania. Ecco tutti i nomi della Commissione: 
a) PAMELA DI NOME, in rappresentanza del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con funzioni di Presidente; 
b) PIETRO VUOLO, esperto del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica; 
c) DALILA CLEMENTINA RUSSO, in rappresentanza del Comune di Castellabate; d) Capitano di Corvetta (CP) CORRADO PISANI, in rappresentanza della Capitaneria di Porto di Salerno;
e) SABINA DE INNOCENTIIS, in rappresentanza dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale;
 f) CONCETTA GALOTTO, in rappresentanza delle Associazioni di protezione ambientale 
Pamela Di Nome &egrave; una figura politica attiva nel panorama del Cilento e degli Alburni, originariamente legata alla Lega Salvini Premier, dove ha ricoperto ruoli significativi come delegata per la zona e vice coordinatore provinciale. La sua esperienza la rende una persona conosciuta e rispettata nel suo ambito, e ha cercato di promuovere iniziative per il rilancio economico e sociale della sua area. 
Ha scelto di aderire a Forza Italia, abbracciando un progetto politico che si fonda su valori liberali, europeisti, cristiani e garantisti. Questo cambiamento segnala una sua volont&agrave; di allinearsi ad una nuova visione politica che ritiene compatibile con le sue convinzioni e il contesto del territorio in cui opera. 
Oggi, quindi, si ritrova Presidente della Commissione per la salvaguardia dell'area Marina Protetta "S.Maria di Castellabate", ecco quanto dichiara: &ldquo;Ringrazio il Ministro per la fiducia accordatami, &egrave; per me un onore e una grande responsabilit&agrave; poter contribuire alla salvaguardia del nostro patrimonio naturale&rdquo;. 
Ha inoltre sottolineato l'importanza del lavoro di squadra, dichiarando: &ldquo;Sono consapevole delle sfide che ci attendono, ma sono altrettanto convinta che, lavorando insieme, potremmo fare la differenza&rdquo;. L'obiettivo dichiarato &egrave; quello di affrontare con seriet&agrave; e dedizione le questioni ambientali, considerate cruciali per il futuro della comunit&agrave; e della provincia.
L'obiettivo dichiarato &egrave; quello di affrontare con seriet&agrave; e dedizione le questioni ambientali, considerate cruciali per il futuro della comunit&agrave; e della provincia. 






Ma vediamo nello specifico cos'&egrave; l'Area Marina Protetta di S.Maria di Castellabate:

Identificata come area marina di reperimento secondo la Legge n.979 del 1982, art. 31 (Suppl. ordinario G.U. n. 16 del 18 gennaio 1983) e ss.mm. e la Legge quadro sulle aree protette - pdf, &egrave; stata istituita con Decreto 21 ottobre 2009 - pdf (GU n. 82 del 9 aprile 2010).
Nell'area marina protetta in argomento ricade il seguente Sito di Importanza Comunitaria (SIC)/Zona Speciale di Conservazione (ZSC): IT8050036 Parco marino di S. Maria di Castellabate.
Il Regolamento di esecuzione ed organizzazione dell'area marina protetta di Santa Maria di Castellabate, attualmente vigente, &egrave; stato approvato con Decreto 9 aprile 2015 - pdf (GU n. 99 del 30 aprile 2015).

















I numeri dell'area marina protetta:
Anno istituzione: 2009Codice EUAP1225Estensione: 7.095 ettariCosta interessata: 19.257 metriCarta nautica I.I.M. di riferimenton. 10 scala 1:100.000 (parziale)n. 11 scala 1:100.000 (parziale)












Le aree marine protette nacquero per tutelare i mari dalla pesca eccessiva, poi gli obiettivi si allargarono al degrado ambientale dovuto in gran parte all'uomo. 
 
Tenendo presente che il mare fornisce beni e servizi importanti, &egrave; d'obbligo salvaguardare la flora e la fauna marina da pesca eccessiva, sversamenti di rifiuti di vario tipo, dai cambiamenti climatici, dall'uomo che inquina e da tutte le cose che degradano l'ambiente marino.
 
Nel 2009, il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, sblocc&ograve; una pratica ferma da quasi 30 anni e con il Decreto Ministeriale 21 ottobre 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 82 del 9 aprile 2010, venne sancita, all'interno del Parco Nazionale del Cilento, la nascita dell'Area Marina Protetta di Santa Maria di Castellabate che comprende una superficie di mare di 7075 ha. A cui si sommano 2 ettari di costa, rientrante interamente nel comune di Castellabate (SA), tra la punta di Ogliastro e la Baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli. Essa &egrave; formata da 3 zone.


Zona A: &egrave; la zona di riserva integrale di 169 ettari, quella con maggiore tutela e limitazioni (vieta anche la balneazione), riguarda la costa compresa tra punta Tresino e punta Pagliarola.
Zona B: &egrave; la zona di riserva generale di 3092 ettari, che consente anche la balneazione e la navigazione (a velocit&agrave; non superiore a 5 nodi) entro la distanza di 300 metri dalla costa, comprende il tratto di mare circostante la zona A di Punta Tresino e il tratto di mare prospiciente la costa tra punta Torricella e punta dell'Ogliastro.
Sottozona B1: &egrave; una zona di 134 situata nei pressi della pineta di Licosa.
Zona C: &egrave; la zona di riserva parziale di 3699 ettari con limitazioni molto circoscritte che comprende il residuo tratto di mare all'interno del perimetro dell'area marina protetta[7].



Compito, quindi, della Commissione &egrave; quello di gestire quest'area esprimendo il proprio parere su proposte di aggiornamento del decreto istitutivo, proposte di regolamento, programma annuale delle spese, relazioni sul funzionamento e lo stato dell'Area Marina Protetta &ldquo;Santa Maria di Castellabate&rdquo; che comprende una zona incontaminata in corrispondenza del promontorio del Tresino e quello di Licosa, ed &egrave; situata nelle zone di tutela del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Le acque intorno al Tresino e Punta Licosa rappresentano una risorsa naturalistica di inestimabile valore, fonte di biodiversit&agrave;, inoltre tutto il litorale &egrave; ricchissimo di reperti archeologici: una vera e propria citt&agrave; sottomarina con resti di un antico molo romano.
La zona dell'Area Marina Protetta &egrave; ricca di specie vegetali. Nel fondali marini di Castellabate si incontrano il coralligeno e praterie estese di Posidonia oceanica nel cui interno si proteggono e si cibano numerose specie di pesi e crostacei.
Diverse specie animali popolano la zona marina cilentana, alcune di queste molto rare: come il pesce pappagallo mediterraneo e la Syriella castellabatensis (un crostaceo che prende il nome dalla zona scoperto nel 1975 nei pressi di Licosa), ma anche madrepore, gorgonie, ricci di mare, briozoi e spugne. Nella zona di Licosa &egrave; presente un trottoir a vermeti, una, una bioconcrezione tipica del Mediterraneo formata da vermetidi (Dendropoma cristatum), simile alle barriere coralline tropicali. Vi &egrave; anche la presenza di colonie di nacchere (Pinna nobilis), un mollusco bivalve protetto, inserito nella lista rossa della direttiva europea Habitat.
Spesso nella Baia Arena di Ogliastro Marina si assiste anche alla deposizione di numerose uova di tartaruga del tipo Caretta Caretta. Tipica del luogo &egrave; la &ldquo;rossa di Licosa&rdquo;, come la chiamano i pescatori locali, una triglia di scoglio che vive nello specchio d'acqua tra Ogliastro Marina e Punta Licosa. 
La triglia rossa, recentemente inserita nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), ha proprio qui il suo ambiente favorevole da cui derivano le qualit&agrave; dal sapore unico.
Nei territori che non costeggiano il mare prevalgono gli alberi simbolo del Cilento: l'ulivo e il fico. E poi il giglio di mare (il Pancratium maritimum), un fiore selvatico che cresce spontaneamente sui litorali sabbiosi.
Flysch del Cilento
Il territorio di Castellabate, soprattutto nella zona costiera di Licosa ed Ogliastro Marina, &egrave; caratterizzato dalla presenza del &ldquo;Flysch del Cilento&ldquo;, una rarissima tipologia di roccia composta da diverse stratificazioni (costituite tipicamente da alternanze cicliche di livelli di arenaria, di argilla o marna, di calcare) che assumono colori davvero molto particolari e caratteristici. 
La sua origine &egrave; antichissima, risale infatti addirittura all'epoca preistorica. Si sono formati grazie all'azione dell'erosione delle montagne in formazione che sono emerse dal mare, i cui detriti sono finiti poi nelle adiacenze dei bacini marini.
Le rocce, ben visibili in superficie a ridosso delle coste immerse nella macchia mediterranea, degradano lentamente nel mare, estendendosi anche per oltre cinque miglia verso il largo.
Nei fondali questa particolare conformazione rocciosa sedimentaria &egrave; formata da numerosissime cavit&agrave; e spaccature che vengono utilizzate come rifugio da numerose specie di fauna e flora marina come posidonie oceaniche, alcionacei, cernie, saraghi, murene e aragoste. 
Licosa, l'isola del mito
L'isola di Licosa, riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC), rappresenta il sito naturale pi&ugrave; caratteristico della zona. Le sue acque sono la dimora dei resti sommersi della citt&agrave; omonima, di origine greco-romana. 
In particolare, sono visibili i resti di una villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene, risalenti ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. 
Sull'isola, dove svetta il faro e il rudere della casa del guardiano del faro, sono stati scoperti diversi reperti risalenti all'epoca greco-romana.
Il nome &ldquo;Licosa&rdquo; deriverebbe dalla sirena Leucosia, che, secondo autori come Licofrone, Strabone e Plinio il Vecchio, avrebbe vissuto e sarebbe stata sepolta sull'isola dopo essersi gettata in mare. Anche Omero, nell'Odissea, menziona l'isola delle sirene dal canto ammaliatore, che furono beffate da Ulisse e dal suo equipaggio.
Aristotele racconta della presenza sull'isola di un tempio dedicato a Leucotea, identificata con Leucosia. Altri autori, come Dionigi di Alicarnasso e Sesto Pompeo Festo, sostengono che il nome &ldquo;Licosa&rdquo; derivi da una cugina o una nipote di Enea, sepolta sull'isoletta (&ldquo;Leucosia insula dicta est a consobrina Aeneae ibi sepulta&rdquo;).
L'isola ospita l'habitat naturale di una particolare specie di lucertola endemica con livrea verde e azzurra, la Podarcis sicula klemmeri. Durante la migrazione, &egrave; possibile osservare anche il Gabbiano corso (Larus audouinii), una specie endemica dell'area del Mediterraneo. 
Porto Greco-Romano
I resti di un approdo greco-romano affiorano dalle acque di San Marco in prossimit&agrave; della struttura portuale moderna, costruita nel 1954.
Il primo nucleo abitativo del paese si &egrave; costituito proprio intorno a questa struttura. Il porto di San Marco, identificata con l'antica citt&agrave; romana di Erculea, veniva considerato il principale scalo di approvvigionamento per le imbarcazioni dirette al porto di Miseno nonch&eacute; base militare o sito di appoggio per la flotta imperiale.
Insomma, alla neo Presidente e ai componenti della Commissione spetta un compito molto importante, siamo certi la Presidente Pamela di Nome far&agrave; di tutto per infondere a tutti i componenti il suo entusiasmo e il suo senso di protezione dell'ambiente. Auguri!














 











</description>
<author>Prisco Cutino</author>
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<title>POMPEI, UN FUOCO CHE BRUCIA LE NOSTRE COSCIENZE</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/29717.xhtml</link>
<description>










C'&egrave; stato un incendio molto grave a Pompei, in via Spinelli, al confine con Boscoreale e Scafati, che ha interessato un deposito di vestiti destinati alla Caritas. La nuvola di fumo nero &egrave; stata visibile a molti km di distanza, ed ha allarmato non poco la popolazione. Considerando l'entit&agrave; dell'incendio che, oltre a procurare spavento e inquinato le zone circostanti, tanto da essere ripreso da TV nazionali e giornali noti, ha procurato anche molte riflessioni e proteste.
 
La polizia e le autorit&agrave; stanno probabilmente gi&agrave; indagando per stabilire le cause dell'incendio e verificare se ci sono collegamenti tra gli incendi degli ultimi tempi. 
 
A tale proposito, noi di Mezzostampa, abbiamo ripreso e pubblicato qui di seguito le riflessioni di un noto avvocato pompeiano, Rosario Alfano:
 
"Non possiamo tacere di fronte agli ultimi due incendi, il primo in un deposito giudiziario ed il secondo in un capannone dove erano stivati abiti usati, che nel giro di pochi giorni hanno turbato non solo l'aria della nostra citt&agrave;, divenuta irrespirabile, ma anche soprattutto le nostre coscienze. 
 
PER le persone e la comunit&agrave; ha tra i propri motivi fondativi la promozione di un rapporto rinnovato tra uomo e Creato che prende consapevolezza della forte interconnessione che esiste tra i gesti pi&ugrave; ordinari, quali la conoscenza ed il controllo del territorio ed i disastri ambientali. 
 
Secondo noi il compito della Politica &egrave; immaginare modelli nuovi e sostenibili di sviluppo sociale ed economico, che mettano al centro la dignit&agrave; della persona e il Creato. Ebbene affinch&eacute; tutto questo non resti solo un enunciato di principio, non possiamo non interrogarci sugli ultimi eventi che stanno caratterizzando questa estate pompeiana.
 
 I due incendi che hanno richiamato la nostra attenzione, sulla cui natura lasciamo lavorare le Autorit&agrave; competenti, segnano, a parere nostro, un punto di non ritorno sulla necessit&agrave; di controllo del territorio e di verifica della salubrit&agrave; degli insediamenti produttivi e non della nostra citt&agrave;. 
 
La cura dell'ambiente, l'attenzione verso le persone ed i cittadini, soprattutto verso i pi&ugrave; deboli e, in una parola, verso la comunit&agrave;, si dimostrano con i fatti ed i fatti accaduti, purtroppo, stanno a dimostrare che qualche cosa nel meccanismo di prevenzione non ha funzionato. 
 
Lo si ribadisce, non spetta a noi verificare le eventuali responsabilit&agrave;, le eventuali omissioni, le superficialit&agrave; e le imperizie, invece sentiamo forte l'esigenza di sensibilizzare l'opinione pubblica su temi, come quello della tutela dell'ambiente, che non sono semplicemente educativi ma sono alla base della convivenza. Per tutti questi motivi chiediamo a gran voce a chi ha compiti di responsabilit&agrave; di attivarsi senza indugio, con tutte le risorse disponibili e con quelle a recuperarsi, per prevenire ulteriori casi e per reprimere ogni abuso ed ogni irregolarit&agrave; e questo in nome del bene della nostra comunit&agrave; e di quanti vivono sui nostri territori".












 
</description>
<author>Rosario Alfano</author>
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<item>
<title>LA CALABRIA TIRRENICA DEVASTATA DAGLI INCENDI: NOTEVOLI DIFFICOLTA' A CAUSA DELLA INSUFFICIENZA DI M</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/29689.xhtml</link>
<description>La situazione degli incendi in Calabria nelle ultime ore &egrave; purtroppo molto critica, con numerosi roghi che stanno devastando diverse province, in particolare il Cosentino e il Vibonese.

 
Il Cosentino &egrave; la provincia pi&ugrave; colpita, con decine di roghi attivi in diverse localit&agrave;.
 
Fiamme stanno divorando pinete e aree boscate tra Bisignano, Praia a Mare, San Giovanni in Fiore, Cassano allo Ionio, Firmo, San Marco Argentano, Mongrassano, Malvito, Tortora, Scalea, Aieta (dove una pineta &egrave; stata distrutta), Villapiana e Plataci.


 
* Difficolt&agrave; negli interventi:
Le risorse aeree (Canadair ed elicotteri) sono insufficienti rispetto alle necessit&agrave;.


* Abitazioni minacciate
* Aria irrespirabile
* Turisti in fuga


 
"Mentre in ogni occasione si decanta con orgoglio una Calabria che 'funziona' e che sbandiera presunte eccellenze, soprattutto nella vitale prevenzione degli incendi, la cruda realt&agrave; ci sbatte in faccia un'amara verit&agrave;: non abbiamo nemmeno i mezzi essenziali per prevenire efficacemente e risolvere il dramma che ogni estate divora la nostra terra. Ma i droni di prevenzione dove sono? A chi ha la responsabilit&agrave; di governare questa regione, con questa insufficiente gestione e questa evidente mancanza di risorse, &egrave; questo il piano innovativo: lasciare che di una delle regioni pi&ugrave; belle d'Italia non rimanga pi&ugrave; nulla, ridotta a cenere e desolazione?"


 
La domanda che mi pongo &egrave; legittima e tocca un nervo scoperto: se celebriamo una Calabria capace di innovare e di eccellere, com'&egrave; possibile che poi manchino mezzi adeguati per prevenire e contrastare un'emergenza cos&igrave; devastante come gli incendi? Sembra esserci una discrepanza evidente tra le dichiarazioni di intenti e la realt&agrave; sul campo.


 
La retorica di una Calabria che funziona si scontra con l'immagine desolante di ettari di bosco, macchia mediterranea e abitazioni che vanno in fumo. La prevenzione non &egrave; solo una questione di buone intenzioni, ma richiede investimenti concreti, piani efficaci, personale formato e soprattutto mezzi operativi sufficienti.


 
Un ringraziamento sincero e profondo va a tutti i volontari, agli uomini e alle donne della Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco che, con coraggio e abnegazione, stanno lavorando senza sosta in queste ore difficilissime. La vostra dedizione &egrave; l'unica luce in questa devastazione.


 
&ldquo;Speriamo solo che arrivi la pioggia.&rdquo;


 
Katia Oliva: Presidente di Fatto in Calabria



#Calabria #IncendiCalabria #Roghi #Emergenza #GrazieEroi #VigiliDelFuoco #ProtezioneCivile #Volontari #Solidariet&agrave; #ForzaCalabria #pioggia
</description>
<author>KATIA OLIVA</author>
</item>
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<title>SCARICHI ILLECITI NEL FIUME SARNO, ALIBERTI: ÂCHIEDIAMO UNA TASK FORCE. AIUTATECI A COMBATTERE CHI </title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/29674.xhtml</link>
<description>Scafati, 24 luglio 2025 &ndash; Con l'arrivo dell'estate, si ripresenta purtroppo in maniera puntuale e preoccupante il problema degli scarichi illeciti nel Fiume Sarno e nei suoi canali affluenti da parte delle industrie conserviere e non che si trovano soprattutto a monte del Fiume e ai confini con Scafati. Per questo motivo il Sindaco di Scafati ha inviato una nota di intervento anche al Nucleo dei Carabinieri Forestali di Roccarainola nella quale richiede controlli maggiori sugli opifici che sversano nel Controfosso destro e che si trovano ai confini con il territorio scafatese.Il Sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti: &ldquo;&Egrave; sotto gli occhi di tutti la situazione drammatica del Controfosso Destro, le cui acque, fino a pochi giorni fa limpide, oggi si presentano scure e accompagnate da quelle forti esalazioni maleodoranti che conosciamo molto bene e che rendono l'aria irrespirabile ai residenti delle zone adiacenti.Non possiamo rimanere a guardare, bisogna intervenire subito, adesso che &egrave; ripartito il dramma estivo. Pertanto, gi&agrave; con una nota abbiamo chiesto ufficialmente controlli mirati anche notturni non solo alla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, al Comando NOE di Salerno e ad Arpac ma anche e soprattutto al Nucleo Carabinieri Forestale di Roccarainola, affinch&eacute; attraverso una task force di tutte le istituzioni coinvolte si verifichi la conformit&agrave; degli scarichi delle industrie, sia conserviere che non, presenti nei Comuni limitrofi, territori attraversati da affluenti come Cavaiola e Solofrana.Tutti sanno dove intervenire. Sappiamo quali sono le industrie che da anni impattano negativamente sul Sarno. Lo dimostra l'esperienza e lo confermano le segnalazioni, anche fotografiche, raccolte in questi giorni. Scafati non &egrave; il problema. Gli imprenditori scafatesi non sono i responsabili di questo disastro ambientale. Per quanto di nostra competenza, verifichiamo costantemente attraverso la nostra Polizia Municipale che tutte le fabbriche siano in regola con i depuratori e possiamo dire che in molti casi sono essi stessi vittime di un sistema in cui la mancanza di controlli in altri Comuni ricade negativamente sulla nostra citt&agrave; e sulla sua immagine. Nel mio ruolo di Sindaco e massima autorit&agrave; sanitaria abbiamo sempre collaborato con ARPAC e con le forze dell'ordine determinati a difendere l'ambiente, la salute pubblica e le imprese sane del nostro territorio.Chiediamo oggi con forza che venga istituita una Task Force per il monitoraggio continuo e coordinato delle attivit&agrave; industriali lungo tutto il corso del Fiume Sarno. Scafati non pu&ograve; e non deve pagare per le inadempienze altrui. Anche questa mattina sono stato sui canali per verificare di persona quanto mi era stato segnalato e per documentare il tutto chiedendo tra l'altro anche una pulizia del canneto al Consorzio di Bonifica nel centro di Scafati&rdquo;.


 

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<author>STAFF SINDACO</author>
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<title>27&deg; ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA DI SARNO DEL 5 MAGGIO 1998</title>
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"La memoria &egrave; un valore inestimabile che va coltivato e tramandato - dichiara il Sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora - &Egrave; pura umanit&agrave; ed alto senso di coscienza civica. Rappresenta conoscenza, riflessione. Ed &egrave; colonna per il Futuro. La Citt&agrave; di Sarno ha forte in s&egrave; l'immagine del 5 Maggio del 1998, con essa anche tutti i momenti legati ai giorni successivi, agli anni che sono seguiti. E, quindi, dalla tragedia, alla ricerca di sopravvissuti e vittime, dalla forza raccolta da questa comunit&agrave; per rinascere, alle opere di ricostruzione dei compatito abitativi e quelle idrauliche di messa in sicurezza del territorio.
 
Una comunit&agrave; unita nel dolore e nella speranza, nella sofferenza e nella voglia di andare avanti. Una comunit&agrave; solidale e generosa che ha raccolto altruismo. Dai soccorritori: forze armate, forze dell'ordine e volontari. Il mio pensiero in ogni istante alle vittime, ai familiari. Alle loro lacrime che si mescolano ogni giorno al coraggio. Il mio grazie ai soccorritori. Tutti. Per questo 25esimo Anniversario abbiamo voluto fortemente che il 5 Maggio rappresentasse forte la memoria di Sarno, dei sarnesi e non solo. Il nostro ringraziamento a quanti arrivarono sul nostro territorio martoriato per portare aiuto, sostegno e supporto diventa quest'anno un segno tangibile con il conferimento della cittadinanza onoraria. Da parte mia, dell'Amministrazione tutta, da parte della Citt&agrave; di Sarno. Per il 25esimo Anniversario degli eventi franosi del 5 e 6 maggio - afferma il primo cittadino di Sarno, - il Comune di Sarno e l'Amministrazione Comunale, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento Protezione Civile, la Regione Campania, la Provincia di Salerno, la Protezione Civile della Regione Campania, l'Ordine Nazionale Geologi, il Forum Giovani, la Pro &ndash; Loco Sarno e il Museo Archeologico della Valle del Sarno, la Diocesi Nocera-Sarno - l'Associazione Vittime RINASCERE e l'Associazione Culturale IL DIDRAMMO e Mudif - l'I.C. &ldquo;De Amicis-Baccelli&rdquo;- l'I.C. Sarno-Episcopio - la Banda &ldquo;Citt&agrave; di Sarno&rdquo; &ndash; l'IIS &ldquo;Cuomo-Milone&rdquo; - la Sarno Servizi Integrati, Agro Solidale, l'Ente Parco Fiume Sarno, il Consorzio di Bonifica Integrale, organizza dal 1&deg; al 6 Maggio 2023 una serie di eventi, manifestazioni ed iniziative di commemorazione, riflessione, confronto".











 
Ancora una volta da questo anniversario possiamo prendere lo spunto per porci delle domande: questa tragedia si sarebbe potuto evitare?  All'epoca, magari, se Sarno avesse avuto il suo PUC, avrebbe avuto, per legge, anche uno studio geologico, idrogeologico e geotecnico in prospettiva sismica del territorio, preventivo alla stesura del P.U.C.. PUC approvato 19 anni dopo la frana. Una enormit&agrave;.
































Se allora Sarno avesse avuto uno studio che avrebbe dato tutte le notizie sul suolo, sottosuolo e sui versanti instabili, sulla situazione idrogeologica e sulla zonizzazione sismica, insomma, avrebbe indicato la zona di Episcopio e di altre zone a rischio come INSTABILI e PERICOLOSE per vecchi e nuovi insediamenti, che per anni hanno cercato di rubare sempre nuovi spazi alla montagna. Anche qui c'&egrave; stata la mano dell'uomo.
Allora varie furono le cause concomitanti nell'evento franoso:     
-Le cause predisponenti: I prodotti eruttati dal Vesuvio, la pendenza eccessiva, le scadenti caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni (gi&agrave; in precario equilibrio in assenza di acqua).
-Le cause scatenanti: le piogge abbondanti e l'uomo che costruisce laddove non si dovrebbe. 
Quasi tutta la Campania &egrave; a rischio di frane e alluvioni (vedi l'ultima fran di Casamicciola): l'86% dei comuni campani &egrave; classificato a rischio idrogeologico. Tutte e cinque le Provincie della Regione sono interessate dal fenomeno, ma quella pi&ugrave; fragile &egrave; la Provincia di Salerno con il 99% dei comuni a rischio. Senza parlare delle altre Regioni italiane. Ma, Adesso &egrave; inutile prendersela con i Governi che si sono succeduti, con le Regioni, con i Comuni, ma occorre riflettere sulla insensibilit&agrave; di tutta la classe politica ed imprenditoriale, che consente il ripetersi di tali catastrofi senza dare mai inizio a quell'opera di risanamento idrogeologico dell'intero Paese. 
Ma cosa si pu&ograve; fare per cercare quanto meno di mitigare i danni, di fare prevenzione? 
1.L'applicazione rigorosa delle leggi esistenti;
2.Il potenziamento dei Servizi Tecnici in tutto il sistema pubblico amministrativo centrale e periferico, ivi incluse le strutture tecniche a sostegno delle Autorit&agrave; di bacino.
3.La ricostruzione e pianificazione nelle aree disastrate secondo i pi&ugrave; corretti principi di valutazione dei rischi geonaturali, delocalizzando infrastrutture, attivit&agrave; produttive e centri abitativi almeno nelle aree a vulnerabilit&agrave; e, quindi, a rischio elevato.
4.MA LA PROPOSTA PIU' INTERESSANTE (E L'ABBIAMO FATTA PIU' VOLTE) CHE FA RIFERIMENTO AL PUNTO 2 E' LA CREAZIONE DI OSSERVATORI GEOLOGICI COMUNALI. UNA STRUTTURA, CIOE', UN UFFICIO GEOLOGICO COMUNALE, CHE A SECONDA DELLA GRANDEZZA DEL COMUNE, POTREBBE AVERE UNO O PIU? GEOLOGI A &lsquo;GUARDIA' DEL TERRITORIO, POICHE' SOLO LA CONOSCENZA APPROFONDITA PUO' PREVENIRE, SE NON IN TOTO, ALMENO IN PARTE QUESTI DISASTRI.
Quindi una struttura che, per il momento potrebbe realizzarsi per i comuni pi&ugrave; a rischio, per poi estendersi a tutti i comuni italiani. I costi? Ebbene sono sicuramente molto, ma molto inferiori alla spesa necessaria per AGGIUSTARE i danni. In pi&ugrave;, oltre ad avere un risparmio notevole per la comunit&agrave;, si potrebbero evitare i danni economici e ridurre di molto il numero di vittime che in quasi un sessantennio sono costati moltissimo alla collettivit&agrave;.
Ma tante disquisizioni pi&ugrave; terra terra e pi&ugrave; tecniche possono essere fatte, come ad esempio,  non considerare la relazione geologica come un inutile balzello per il costruttore, un onere di cui se ne pu&ograve; fare a meno. Perch&eacute; spendere soldi per la parcella del geologo quando si pu&ograve; copiare e fotocopiare una relazione utilizzata per un altro sito? Stigmatizzare, inoltre, il comportamento di alcune associazioni professionali che spesso limitano la nostra azione per proprio utile, ma non mancano colpevoli atteggiamenti di sudditanza psicologica anche tra noi geologi che avallano tale scorretto comportamento che spesso coinvolge anche amministrazioni pubbliche che tendono a limitare la presenza del geologo nelle attivit&agrave; di pianificazione e programmazione locale. In sostanza, l'elaborato geologico tecnico non deve essere considerato come un &lsquo;allegato imposto da legge', per consentire alla pratica di essere approvata, ma deve essere considerato come essenziale e propedeutico alla fattibilit&agrave; e alla sicurezza dell'opera da realizzare (nella foto in alto, la frana di Sarno).
PRISCO CUTINO</description>
<author>Prisco Cutino</author>
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<title>LA RICERCA: I PFAS MODIFICANO I LIVELLI DI CALCIO NEL CORPO</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/ambiente/29242.xhtml</link>
<description>Un nuovo studio condotto da ricercatori dell'Universit&agrave; di Padova e dall'Ospedale di Vicenza, grazie ad un finanziamento regionale dal Consorzio per la Ricerca Sanitaria (CORIS) della Regione Veneto, ha messo in luce come l'esposizione prolungata ai PFAS* possa alterare il metabolismo osseo modificando i livelli di calcio. Pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Chemosphere, lo studio ha coinvolto 1.174 adulti provenienti da un'area da decenni interessata da contaminazione delle acque potabili.
I PFAS, utilizzati in numerosi prodotti industriali e di consumo, sono al centro di crescente preoccupazione per la salute pubblica. &ldquo;Una delle pi&ugrave; frequenti manifestazioni cliniche riscontrate in soggetti esposti anche a bassi livelli di PFAS &egrave; l'osteoporosi, una maggior fragilit&agrave; dell'osso tipica dell'invecchiamento ma che si pu&ograve; gi&agrave; manifestare in giovane et&agrave; laddove si sia esposti anche a basse concentrazioni di queste sostanze&rdquo;, spiega il professor Carlo Foresta, coordinatore dello studio. 
Precedenti studi dell'equipe del professor Foresta avevano infatti dimostrato, tra i primi a livello internazionale, una riduzione della densit&agrave; ossea gi&agrave; clinicamente rilevata in diciottenni dell'area rossa del Veneto. &ldquo;Successivamente abbiamo spiegato questo effetto dimostrando un'attivit&agrave; negativa dei PFAS sul recettore della vitamina D, ormone che favorisce la calcificazione dell'osso e l'assorbimento intestinale del calcio dalla dieta, nonch&eacute; un deposito di queste sostanze nell'idrossiapatite, la principale componente inorganica dello scheletro dove lega il calcio stesso favorendo la solidit&agrave; ossea&rdquo;, prosegue Foresta. 
In questo studio, i ricercatori hanno quindi misurato i livelli di PFAS, calcio, vitamina D e paratormone nel sangue di 655 uomini e 519 donne di et&agrave; compresa tra i 20 e i 69 anni dell'area rossa del Veneto e hanno scoperto che soggetti con concentrazioni pi&ugrave; elevate di PFAS presentavano anche livelli di calcio aumentati. Lo studio ha coinvolto ricercatori tra Padova, Vicenza e Napoli ed &egrave; il risultato di quattro anni di lavoro.
&ldquo;Un aumento del calcio circolante pu&ograve; essere dovuto a un aumentato assorbimento intestinale mediato dalla vitamina D, a un aumento del paratormone, oppure a un maggior rilascio di calcio dai siti di deposito. E il pi&ugrave; grande deposito di calcio del corpo umano &egrave; proprio lo scheletro&rdquo;, spiega il professor Andrea Di Nisio, primo autore dello studio. &ldquo;Poich&eacute; nel nostro studio vitamina D e paratormone non sono modificati, i nostri risultati dimostrano che l'aumento di calcio, anche se ancora entro il range di normalit&agrave;, pu&ograve; essere segno di un'interferenza dei PFAS a livello dell'osso, dove, ricordiamo, i PFAS si accumulano in abbondanza. Un recente studio ha infatti dimostrato che i PFAS inducono un aumento dell'attivit&agrave; degli osteoclasti, le cellule dello scheletro deputate al riassorbimento di tessuto osseo, con conseguente liberazione di calcio e riduzione della densit&agrave; dell'osso.&rdquo; 
Questo studio si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l'impatto ambientale dei PFAS, anche alla luce delle recenti evidenze della presenza di questi inquinanti su tutto il territorio nazionale. La contaminazione delle acque nel Veneto, iniziata diversi decenni fa, ha reso evidente come un problema localizzato possa trasformarsi in una questione di salute pubblica, sollecitando ulteriori ricerche e interventi preventivi. 
&ldquo;I nostri risultati ci spingono a riflettere su come un'esposizione prolungata a PFAS, anche se invisibile, possa avere ripercussioni sulla salute a lungo termine&rdquo;, conclude il professor Foresta. &ldquo;Abbiamo dimostrato che la ben nota associazione tra PFAS e osteoporosi, ormai dimostrata a livello internazionale, non &egrave; tanto mediata da una riduzione di vitamina D, quanto da un'azione diretta dei PFAS sull'osso con conseguente liberazione di calcio&rdquo;. 
SCHEDE DI APPROFONDIMENTO 
LO STUDIOLo studio &egrave; stato finanziato nel 2021, approvato dal comitato etico nel 2022, e da fine 2022 a giugno 2023 sono stati reclutati i pazienti, tutti residenti nei comuni dell\'area rossa della provincia di Vicenza. L\'ospedale di vicenza ha effettuato i prelievi e raccolto i questionari anamnestici, l\'Arpav ha fatto i dosaggi dei Pfas. L\'obiettivo di questo studio era di valutare la possibile associazione tra l\'esposizione ambientale ai PFAS e i livelli di vitamina D (VitD), calcio sierico e ormone paratiroideo (PTH) in soggetti residenti in un\'area ad alta esposizione della Regione Veneto in Italia. In questo studio osservazionale trasversale, 1174 soggetti che avevano precedentemente aderito al Piano di Sorveglianza Regionale 2016-2018 per i livelli plasmatici di PFAS sono stati richiamati nel 2023 e valutati per dati demografici, antropometrici e analisi del sangue. I dati sulle abitudini alimentari e l\'integrazione di VitD sono stati ottenuti tramite un questionario dedicato. Le concentrazioni sieriche di PFAS, calcio, 25-idrossi-vitamina D (25OH-VitD) e PTH sono state determinate da campioni di sangue. L\'acido perfluoroottanoico (PFOA), il perfluoroottanosolfonato (PFOS) e l\'acido perfluoroesansolfonico (PFHxS) sono stati gli unici tre PFAS, su 12, quantificabili in almeno il 90% dei campioni e considerati per ulteriori analisi. I modelli additivi generalizzati, utilizzando la regressione lineare e le spline di piastra sottile di smoothing, hanno rilevato un\'associazione positiva tra il calcio sierico e tutti i PFAS considerati (PFOA: &beta; = 0.03; IC 95% 0.01&ndash;0.06; PFOS: &beta; = 0.06; IC 95% 0.02&ndash;0.09, PFHxS: &beta; = 0.04; IC 95% 0.01&ndash;0.06). L\'analisi dei gradi di libert&agrave; stimati (EDF) ha mostrato l\'associazione approssimativamente lineare tra il calcio sierico con PFOA (EDF = 1.89) e PFHxS (EDF = 1.21), ma non per PFOS (EDF = 3.69). Diversamente, i livelli di PFAS non hanno mostrato alcuna associazione con la 25-idrossi-vitamina D o il PTH, ad eccezione della 25OH-D trasformata in logaritmo naturale e del PFOS (&beta; = 0.04; IC 95% 0.00&ndash;0.08). Le analisi stratificate hanno confermato l\'associazione positiva tra tutti i PFAS considerati e il calcio nei soggetti che non assumevano integratori di VitD. I risultati mostrano che alti livelli di esposizione ai PFAS possono interferire con il metabolismo del calcio, indipendentemente dallo stile di vita e dai fattori dietetici. Ulteriori chiarimenti sui meccanismi alla base della rottura dell\'omeostasi del calcio, inclusi i legami multipli-equilibrio con l\'albumina sierica, devono ancora essere affrontati
IL GRUPPO DI LAVOROI ricercatori che hanno partecipato al lavoro sono stati Andrea Di Nisio, Luca De Toni, Cristina Canova, Mirko Berti, Achille Di Falco, Rinaldo Zolin, Anna Maria Bettega, Iva Sabovic, Alberto Ferlin, Carlo Foresta. Le strutture di ricerca coinvolte sono state il Dipartimento di Medicina, Unit&agrave; Operativa di Andrologia e Medicina della Riproduzione Umana, Universit&agrave; di Padova; l'Unit&agrave; di Biostatistica, Epidemiologia e Sanit&agrave; Pubblica, Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanit&agrave; Pubblica, Universit&agrave; di Padova; l'Unit&agrave; di Epidemiologia, Ospedale di Vicenza, ULSS 8 Berica e Dipartimento di Psicologia e Scienze della Salute, Universit&agrave; Digitale Pegaso di Napoli.
 
*I PFAS (acronimo di PerFluorinated Alkylated Substances, in italiano sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate,[2] o sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche,) sono un gruppo di fluoruri alchilici dotati di propriet&agrave; tensioattive.
Secondo l\'OCSE, sono noti almeno 4730 PFAS distinti con almeno tre atomi di carbonio perfluorurati. Un database sulla tossicit&agrave; dell\'Agenzia per la Protezione dell\'Ambiente degli Stati Uniti (EPA), DSSTox, elenca 14735 PFAS,PubChem addirittura circa 6 milioni.
Alcuni esempi:

PFOA: acido perfluoroottanoico
PFOS: perfluoroottansolfonato
PFBA: acido perfluorobutanoico
PfHxA: acido perfluoroesanoico
PFBS: acido perfluorobutan-solfonico
PFNA: Perfluorononanoato di ammonio
C6O4: ammonio ((2,2,4,5-tetrafluoro-5-(trifluorometossi)-1,3-diossolan-4-il)ossi) difluoro acetato
GenX: 2,3,3,3-tetrafluoro-2-(eptafluoropropossi)-propanoato di ammonio
Cl-PFPE-CA: cloro-perfluoropolietere carbossilato
PTFE: politetrafluoroetilene, dei quali il primo ideato e pi&ugrave; noto &egrave; il teflon AF.

I PFAS conferiscono alle superfici idrofobicit&agrave; e oleorepellenza. Vengono utilizzati per questo su molti materiali tra cui tessuti, tappeti e pellami, carta. Sono usati come coadiuvanti tecnologici nella produzione di fluoropolimeri.
I PFAS sono stabili chimicamente e termicamente. Ci&ograve; causa la loro persistenza ambientale e la possibilit&agrave; di accumularsi negli organismi, nei quali permangono per periodi prolungati.
Alcuni tipi di PFAS, tra cui PFOA e GenX, possono essere distrutti riscaldandoli in dimetilsolfossido con idrossido di sodio.
Essi possono, secondo alcune ricerche, avere effetto sull\'accumulo di acidi grassi e sull\'indebolimento del sistema
Una ricerca del 2024 eseguita su 78 giovani di et&agrave; compresa tra i 18 e i 22 anni ha collegato l\'esposizione ai PFAS ad alterazioni del microbioma intestinali, ad una riduzione dei metaboliti antinfiammatori e dei batteri che li producono, nonch&eacute; in un aumento dei metaboliti infiammatori nei soggetti pi&ugrave; esposti. Ci&ograve; &egrave; stato a sua volta associato a una riduzione del 50% della funzionalit&agrave; renale.</description>
<author>PK COMMUNICATION</author>
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