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<title>titolo pagina</title>
<link>url sito web</link>
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<title>STORIE DI MEZZO, RIPROPONGO UN ARTICOLO DI ANNI FA SU COGNOMI STRANI E DIVERTENTI (PARTE I - 21752 L</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/30379.xhtml</link>
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Il cognome &egrave; quello che ti accompagna per tutta la vita, nel bene e nel male. Un cognome pu&ograve; distruggerti la vita o rendertela impossibile. Ma la cosa che fa impazzire, pi&ugrave; di sorridere e imbestialire, pi&ugrave; dei cognomi, dove non ci puoi fare nulla, se non una causa civile che non tutti hanno voglia di affrontare e che richiede dispendio di soldi, &egrave; il sadismo di alcuni genitori che appioppano ai figli per tutta la vita nomi che associati ai loro gi&agrave; imbarazzanti cognomi rendono il tutto ancora pi&ugrave; tragicomico. Meriterebbero che si togliesse loro il diritto di essere genitori.
Non &egrave; possibile che il sig. MOSCA, con tanti nomi carini che esistono per una ragazza, chiami la figlia Bianca, MOSCA BIANCA. Mi sembra proprio di cattivo gusto.
A volte, nome e cognome vengono accoppiati imprevedibilmente, ad esempio, il cognome POLLICINO che si accoppia con il nome Antonino, ci pu&ograve; anche stare, ma se Antonino diventa un uomo di un metro e novanta per 120 kili?
Quante volte all'appello in classe, ad inizio anno, si sentivano cognomi come: PUZZOLENTE, SEDERINO, CRETINI.  E gi&ugrave; risate da parte della classe, e sotto sotto, anche dell'insegnante.
Bisogna convivere con i propri cognomi e la signora Crescenzia, che vive in un paesino in provincia di Potenza, da 75 anni convive con il suo cognome, LA MORTE, con dignit&agrave;.
LA MORTE Angelo, di Andria, &egrave; invece un ricamatore. I suoi genitori gli hanno attribuito un nome paradisiaco forse per attutire il peso di un cognome negativo.
Sempre ad Andria vive la signora Agata TROIA. Che sopporta stoicamente battute cretine. &laquo;Non mi creo problemi. Dico sempre: l'importante che sia solo di nome e non di fatto&raquo;. Quanto ai figli, la signora Agata va sul sicuro. &laquo;Loro non hanno problemi, perch&eacute; il cognome di mio marito &egrave; PARADISO&raquo;.
Una medaglia d'oro in resistenza dovrebbe andare alla signora Antonietta PUZZOLENTE, di Matera. Ha 58 anni e con il suo cognome, strano a dirsi, ci ha sempre convissuto a testa alta. I fratelli invece hanno avviato le procedure per cambiare il cognome e adesso si chiamano D'AMICO.
Annadora di cognome fa SEDERINO. Ha una panetteria, due figli che si chiamano Miglietta come il pap&agrave; e vanno sul tranquillo. Ma per Annadora &egrave; stato diverso. Una specie di calvario. &laquo;Ora ho 43 anni e ho superato il trauma, quando parliamo del mio cognome ci facciamo tutti una bella risata. Ma fino a 15-16 anni era una sofferenza. Mi prendevano in giro i compagni e provavo tanta vergogna quando si faceva l'appello. Comunque, mi consolavo con un mio compagno. Si chiamava CRETINI e aveva molti pi&ugrave; problemi di me. Tanto che l'ha cambiato e ora si chiama Creti&raquo;.
Amabile BACCALA', invece si &egrave; tenuto nome e cognome. Gi&agrave; perch&eacute; Amabile &egrave; una gentile signora di Dalmine. &laquo;Cambiarlo? Mai&raquo;.
Anche BASTARDO Vincenzo, 70 anni, napoletano, sostiene di non aver mai avuto problemi.
Poi, c'&egrave; il caso famosissimo dell'On. MASTRONZO, eletto in non so quante legislature, che, per amor dei figli che evidentemente non ne potevano pi&ugrave; d'esser massacrati a scuola, chiese il cambio di nome. Gli venne, evidentemente, accordato, e si chiam&ograve; MASTRANZO. Purtroppo non venne pi&ugrave; rieletto.
Ma di cognomi strani ce ne sono tanti, basta sfogliare un elenco telefonico o un registro dell'anagrafe. Oltre al cognome strano c'&egrave; anche l'accoppiamento strano, stavolta opera dei genitori, che fa sorridere amaramente. Vediamone alcuni:
MUOIO Felice, PAGNOTTA Maria, ZOCCOLA Bianca, ZOCCOLELLA Antonietta, MALINCONICO Addolorata, ADDIO Mario, VACONDIO Serena, FINOCCHIO Ciro, TROIA Maria, PASTA Agnese, TRENTACAPELLI Gennaro, PIZZA Margherita, TOPO (coniugata con) DELLA GATTA, BREZZA Marina, Remo La Barca, FARINA Bianca, CIAO Liberato, SALUTI Antonio, PACCA Rosa, UCCELLO Antonio (che spos&ograve; la signora) FICCA, BUONANNO Felice, CENA Donata, NOTTE Felice, INCAPACE Antonio, INUTILE Mario, Rosa ZIZZADORO, Adele CHIAPPA, Benvenuta VACCA, Viva CAPEZZOLI, DANIELE Killer, Immacolata SOTTOLANO, SFORZA Italia, Kevin COSTA, Perla MADONNA, EVACUO Felice Perla PACE, Tranquilla DALLE PALLE, Sandokan PORCU, SCOPA Tina, Santa PAZIENZA, TROMBA Daria, Felice DELLA SEGA, LIMONTA Felice, MADDIO Santo, POLLASTRONE Liberato, FRICCHIONE Generoso, BIGO Lino, TROIA Desiderata, LICENZIATO Assunto, PIZZA Margherita, Guido DI RADO, Nella NEBBIA, MORI Remo, CULETTO Rosa, Benedetta TOPA, Vita MAIALE,  Pasqualino GIURATRABOCCHETTI, BARATTO Lino, Fragolina ALLEGRA, CASTELLABATE Siponta, MEZZAZAPPA Ergene, GRAPPASONNO Concezio, AVANTI Speranza, Alfiero ALZALAMIRA, GRANVILLANO Crocefisso, Maria Fortuna INCOSTANTE, CUPO Felice, UCCEL  Lina, UCCEL Massimo, PISELLO Rosa, PISELLO Santo, LA VEGLIA Pasquale, BO Lina, BO Ada, Domenica DALL'OSPEDALE, TEMPESTA Immacolata, CARTA Bianca, Italia MAZZOCCOLA, Domenica DI SCHIFO, FOTTI Donatella, Maria DESIDERIO VACCAREZZA, Domenica SAPORITA, Guido AVANTI, Santa FIAMMANTE , Italia ALBANESE, Maria TANGA MADONNA, MADONNA Neghello, Bona PALLA, Melo FRENI, Giovanna FRENI in CULELLA, Guido COLLUCCIELLO, ZAMPETTA Addolorata, Dante STABENE , LA GIOIA Felice, POZZESSERE Felice, GATTO Albino, Felice DEL TREDICI, FERRO Ferruccio, ERA Natale, Felice GAIO , Addolorato ADDOLORATO, CITA Dino, Sabato STANCO, SPERMAN Nello, Willy Narciso SPERMAN, SBOARINA Libera, Guido SICURO, VACCA Rosa, PASSACANTANDO Felice,
Ma ci fermiamo qui. L'elenco, comunque, &egrave; lungo, molto lungo, magari pubblicheremo il resto la prossima volta.



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<author>Prisco Cutino</author>
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<title>STORIE DI MEZZO, PASQUALE ALIBERTI, SINDACO MA  ANCHE MEDICO. QUANTE STORIE COMMOVENTI NELLA SUA PRO</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/28028.xhtml</link>
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Ho avuto la fortuna di fare molte esperienze professionali nella mia vita, sono stato rieletto Sindaco dopo le note vicissitudini, riavvicinandomi alla politica attiva, senza mai trascurare la mia professione di medico, medicina del lavoro per l'esattezza, e mi piace il mio lavoro, mi considero fortunato per aver potuto svolgere professioni che amo. Tuttavia, come medico del lavoro, ho affrontato anche sfide e situazioni commoventi nel corso della mia carriera, che mi hanno toccato profondamente.
Una di queste mi ha davvero segnato nel profondo: Si chiamava Adele, aveva 26 anni era, era gi&agrave; venuta altre volte per la certificazione per una maternit&agrave; a rischio.


La ricordavo piena di entusiasmo. Mi aveva raccontato del bambino e del nome che avevano scelto, insieme al marito, Gennaro, si proprio per la gioia del suocero.


 
La rividi silenziosa. Le chiesi: "Come va? A settembre sarai mamma!". Mi rispose guardandomi negli occhi lucidi e tristi: "Dottore, nonostante tutto ,io sono felice, qualunque cosa accada, l'importante &egrave; godermi mio figlio anche per un giorno".


 
Avevo letto la relazione sanitaria che accompagnava quella del ginecologo: "Carcinoma lobulare intraepiteliare alla mammella sx con interessamento ascellare". Colpito, rimasi pi&ugrave; di qualche minuto in silenzio col suo referto in mano.


 
&rdquo;Mancano poco pi&ugrave; di 3 mesi al parto: l'oncologo e il ginecologo mi hanno detto che &egrave; troppo tardi per intervenire chirurgicamente, il bambino potrebbe avere problemi: io ho deciso che &egrave; pi&ugrave; importante nasca lui". Notai nel tono della sua voce tutto l'amore che solo una mamma pu&ograve; provare.


 
&Egrave; stata una delle poche volte che davanti ad una situazione clinica difficile ho reagito con un lungo silenzio: "Ce la farai, un figlio che nasce ha bisogno del calore della mamma. Forza...".


 
Lei: "Dottore, so quello che mi aspetta. Ogni giorno che passa il "mostro" avanza ma l'amore di una mamma vale pi&ugrave; della sua stessa vita". Si alz&ograve;, and&ograve; via lasciandomi con un dolore al cuore e la certezza che &egrave; proprio vero che: "Chi te vo' bene cchiu e na mamma, te 'nganna!".


 
In questi giorni ho saputo che Adele non c'&egrave; pi&ugrave;...Pensavo: la vita non merita questa violenza di uomini e donne che davanti a questi esempi dovrebbero far prevalere all'odio &ldquo;l'amore vero&rdquo; e che, invece, come ogni giorno, trovano inutili e anacronistiche discussioni come oggi sul 25 aprile!
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<author>Aliberti, facebook</author>
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<title>MALATTIE MENTALI: E' ALLARME PANDEMIA DEL FUTURO</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/27919.xhtml</link>
<description>La pandemia da Covid-19, in tre anni, ha accelerato i tempi di un'altra pandemia, ancora pi&ugrave; pericolosa per il futuro: con un incremento delle diagnosi del 30%, come indicato dall'Oms, ma che ogni specialista in Psichiatria ha potuto verificare nella quotidianit&agrave; del proprio lavoro, la prevalenza dei disturbi mentali sta per superare quella delle patologie cardiovascolari. Depressione ed altre patologie psichiche saranno le pi&ugrave; diffuse nel mondo gi&agrave; prima del 2030, anno in cui, sempre l'Oms, aveva stimato il &lsquo;sorpasso'&rdquo;. Numeri che valgono, nella sola in Italia il 4% del prodotto interno lordo, tra spese dirette e indirette. Senza contare la diminuzione dell'aspettativa di vita di 10 anni.
Verificare lo stato della salute mentale del nostro pianeta sembrerebbe una mission impossible, eppure &egrave; ci&ograve; che sta facendo &lsquo;Sapien Labs' con il suo ambizioso &lsquo;Global Mind Project'. Questo Progetto, attraverso un sondaggio chiamato &lsquo;Mental Health Quotient', che ha raggiunto oltre 400.000 persone in 71 paesi,non solo fornisce una panoramica annuale del benessere mentale globale, ma cerca anche di identificare i motivi alla base del disagio psicologico nella societ&agrave; moderna.
I risultati conseguiti finora, delineano una mappa dei &ldquo;fattori di follia&rdquo; e sollevano severe domande su come indirizzare il progresso verso il bene comune, per proteggere la nostra fragile psiche nell'era della modernit&agrave;.
La domanda cardine della ricerca e' stata: &lsquo;cosa comporta la modernizzazione ai nostri cervelli'?
Nel 2014, la neuroscienziata Tara Thiagarajan gestiva una societ&agrave; di microfinanza in un'area rurale dell'India e decise di eseguire un esperimento in proprio, usando un copricapo EEG portatile. Confrontando l'attivit&agrave; cerebrale propria e dei colleghi - esposti alla 'vita moderna' - con quella di persone che avevano trascorso l'esistenza in villaggi sperduti, noto' differenze sorprendenti. Come se i cervelli dei villici avessero imboccato strade del tutto diverse.
Questa prima evidenza spinse la dottoressa a proseguire la ricerca, fino a fondare dopo sei anni di studi il &lsquo;Sapien Labs' e lanciare il &lsquo;Global Mind Project', con l'obiettivo di mappare su larga scala, l'impatto della modernizzazione sulla salute mentale.
Fulcro del progetto &egrave; il &lsquo;Mental Health Quotient' (MHQ), un quoziente che sintetizza 47 aspetti della salute mentale in un singolo punteggio su una scala da 1 a 300 punti, da &ldquo;in difficolt&agrave;&rdquo; a &ldquo;prosperante&rdquo;.
Il Global Mind Project ha indagato su diversi possibili colpevoli della follia, a partire dall'uso ed abuso degli smartphone: secondo la dottoressa Thiagarajan, &ldquo;pi&ugrave; giovane sei quando ottieni il tuo smartphone, peggio starai da adulto&rdquo;, con conseguenze concentrate soprattutto sulle giovani donne.
Un altro indiziato &egrave; il cibo ultra-processato realizzato con sostanze che raramente si troverebbero in una cucina di casa. Mangiarne pi&ugrave; volte al giorno triplica il rischio di gravi problemi di salute mentale, indipendentemente da esercizio fisico, o reddito.
Infine, c'&egrave; la crisi dei rapporti familiari: laddove i legami sono pi&ugrave; saldi e numerosi, come nelle societ&agrave; meno esposte alla modernit&agrave;, la salute mentale &egrave; migliore.
Curiosamente, confrontando la classifica di salute mentale con il World Happiness Report che misura la felicit&agrave; percepita, molti risultati sono invertiti: Paesi come Repubblica Dominicana, Sri Lanka e Tanzania, ai primi posti per salute mentale, sono nelle retrovie per felicit&agrave; percepita.
Secondo la ricercatrice la chiave di tale stranezza sarebbe nel distinguere tra &ldquo;sentimento&rdquo; e &ldquo;funzionamento&rdquo;. In sintesi, un individuo potrebbe sentirsi alla grande per se', ma funzionare male nel mondo. L'MHQ, il quoziente sviluppato dal Global Mind Project, cerca di catturare entrambi gli aspetti basandosi sulla definizione di salute mentale dell'OMS, che include la capacit&agrave; di ogni essere umano di contribuire attivamente o produttivamente alla societ&agrave;.Perci&ograve; sembra che il genere umano stia sacrificando il proprio benessere mentale sull'altare del progresso. Ma non deve per forza essere cos&igrave;. Come sottolinea Thiagarajan, ci&ograve; che conta &egrave; la &ldquo;direzione&rdquo; della crescita e se &egrave; orientata al bene comune. Al momento, per&ograve;, &ldquo;la crescita sta causando danni&rdquo;. Per invertire la rotta, servono azioni mirate, a partire da una regolamentazione pi&ugrave; stringente. &ldquo;Se &egrave; un tutti contro tutti&rdquo;, avverte la neuroscienziata, &ldquo;le persone prenderanno la scorciatoia pi&ugrave; facile verso profitti a breve termine a spese della salute mentale&rdquo;.
Il Global Mind Project ci mette di fronte ad una sfida epocale: ripensare il nostro modello di sviluppo per mettere al centro il benessere psicologico. Non si tratta di rinnegare il progresso, ma di indirizzarlo verso obiettivi pi&ugrave; umani. Perch&eacute; se c'&egrave; una cosa che i dati ci dicono chiaramente, &egrave; che la felicit&agrave; non si misura n&eacute; in PIL, n&eacute; in like su Instagram.Si misura nella qualit&agrave; delle nostre relazioni, nella salubrit&agrave; del nostro cibo e dell'aria, nell'equilibrio tra vita privata e lavoro. Sono fattori che la corsa forsennata alla modernit&agrave; sta erodendo, lasciandoci pi&ugrave; connessi che mai, prigionieri di una rete (the net) invisibile, eppure sempre pi&ugrave; soli e mentalmente fragili, se non seriamente disturbati.Siamo di fronte ad un allarme mondiale per la salute mentale.
Magda Della Serra
FONTI:-eda.admin.ch-epicentro.iss.it-siep.it-ilo.org-nurse24.it-sapienlab.org-ncbi.nlm.nih.gov-krea.edu.in-solve.mit.edu-sangath.in-worldhappiness.report</description>
<author>Magda Della Serra</author>
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<title>STORIE DI MEZZO, MALATTIE DI TIBERIO: DALLA MIA TESI DI LAUREA &quot;LA GENS GIULIO CLAUDIA E LE MAL</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/26452.xhtml</link>
<description>Secondo Imperatore romano (14/37 d.Ch), figlio di Livia e di Tiberio Claudio Nerone, Augusto decide di sposare Livia e dopo aver divorziato da Scibonia accetta in casa Livia col figlio Tiberio e gravida al 6 mese di Druso.
 
Tiberio viene adottato dall'Imperatore a causa della morte di tutti i discendenti in linea diretta e diventa un valente generale. Sposato con Vipsania Agrippa, che amava teneramente, Augusto lo costrinse a divorziare e sposare la dissoluta figlia Giulia. Profondamente addolorato si rec&ograve;, quasi in esilio, a Rodi, ove si trattenne per alcuni anni e cominciarono cos&igrave; le sue sventure.
 
Ottimo Amministratore della cosa pubblica; ai governatori che gli chiedevano di aumentare le tasse rispose &rdquo;Il buon pastore tosa le pecore non le scortica&rdquo;. inoltre, proib&igrave; con un editto di salutarsi col bacio: "Cotidiana oscula edicto prohibuit".
 
Bench&egrave; parlasse il greco correttamente se ne asteneva specie in Senato fino al punto di scusarsi di essere costretto ad adoperare una parola straniera dovendo dire &lt;Monopolio&gt;.
 
Un passo di Tacito (ann., 46, 5 ) dimostra che Tiberio condusse una propria igiene di vita: "Uso ad irridere la scienza medica come tanti i quali,, compiuti i 30 anni, sentono il bisogno dell'altrui consiglio per distinguere quello che giovi da quel che nuoccia al proprio corpo".
 
La sola sregolatezza, concessasi fin dalla giovinezza, sarebbe stata una tendenza smodata al bere, comune agli altri Imperatori, meritando ognuno un nomignolo: Svetonio (Tib.3, 43) &lt;Tiberio=Biberius; Claudio= Caldius; Nerone= Mero&gt; dove &ldquo;mero&rdquo; da &ldquo;merum&rdquo; indica il vino puro non mescolato all'acqua. Svetonio (Tib 42 ,3) riporta una bevuta &rdquo;omerica&rdquo; dell'Imperatore: trascorse una notte e due giorni consecutivi bevendo e mangiando con Pomponio Flacco e Lucio Pisone conferendo al termine dei bagordi, al primo, la provincia di Siria, all'altro, la prefettura dell'Urbe. A differenza di Svetonio, Velleio Patercolo sostiene che era bello. Anche Tacito (annIV , 57,2) ci ha lasciato un ritratto di Tiberio vecchio, di statura superiore alla norma, pi&ugrave; agile nella mano sinistra,che si vergognava del suo aspetto esteriore in quanto era curva la persona, era calvo con ulcere al volto &rdquo;ulcerosa facies&rdquo; per le quali ricorreva a impiastri (medicaminibus).
 
Il termine &ldquo;per grandis oculis&rdquo; (occhi molto grandi) fa pensare che l'Imperatore fosse miope. Si diceva anche che fosse affetto da &ldquo;Nictalopia&rdquo; ossia la possibilit&agrave; di vedere di notte come i gatti.
 
Secondo Esser per il suo carattere sospettoso il Principe, temendo gli attentati anche di notte, avrebbe diffuso questa voce. Svetonio (Caligula 12, 5) riferisce che Caligola entrato di notte nella camera di Tiberio per assassinarlo aveva rinunciato perch&eacute; l'Imperatore se ne era accorto.
 
Aulo Gellio nelle Notti Attiche (XXVI, 13 ,5) riferisce che accord&ograve; la colonia ai cittadini di Preneste perche nel loro territorio si era ristabilito da una grave malattia (ex capitali morbo revaluisset).
 
Plinio il Vecchio ricorda che Tiberi&ograve; pat&igrave; di una grave malattia che chiam&ograve; "colum" (Nat,XXVI ,6), di incerta identificazione che, secondo alcuni, corrisponderebbe al saturnismo.
 
Svetonio ha descritto la sua vecchiezza a Capri con accenti che sfiorano l'osceno: Aveva adornato le camere da letto con dipinti lascivi e vi aveva messo i libri di Elefantide, poetessa erotica greca (un Kamasutra ante litteram), dove erano indicate le &ldquo;posizioni&rdquo;.
 
Aveva addestrato fanciullini in tenera et&agrave;, che chiamava &rdquo;i miei pesciolini&rdquo; a scherzare tra le sue gambe mentre nuotava.
 
Sempre a Capri, e sempre secondo il solito Svetonio, in un locale apposito, sede delle sue libidini segrete, gruppi di ragazzini ed invertiti davano vita ad accoppiamenti mostruosi in &rdquo;triplice catena&rdquo;: Aveva ereditato un quadro di Parrasio dove era raffigurata Atlanta che offriva la bocca al piacere di Meleagro &ldquo;Svet, Tib,XLIII ,XLIV&rdquo;.
 
Cos&igrave; uno scrittore pu&ograve; distruggere un grande personaggio storico.
 
Tiberio fu un grande imperatore. Amato e coraggioso generale nelle guerre germaniche, sapiente ed oculato amministratore non fu premiato da un buon carattere. Sospettoso e specialista nella dissimulatio fu in parte condizionato dai consigli interessati del Prefetto del Pretorio Seiano anche se alla fine lo mand&ograve; a morte. Una storiografia di parte scritta in epoche successive alla sua vita, motivata da vecchi rancori, ne ha alterato apparentemente il profilo morale esagerando oltremodo quelli che erano vizi comuni della sua epoca.</description>
<author>Gaspare Bassi</author>
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<title>SADOMASO? IL 76% DEGLI ITALIANI PREFERISCE QUELLO &laquo;SOFT&raquo;, MENTRE SOLO IL 4,5% VUOLE IL &</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/24587.xhtml</link>
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Il bondage e la disciplina, la dominazione e la sottomissione, il sadismo ed il masochismo, che si intrecciano nell'acronimo BDSM, sono ormai di uso comune che si stanno diffondendo rapidamente tra gli italiani, senza rilevanti differenze di genere.  
Ad ammettere una predilezione per il &laquo;BDSM pesante&raquo; (sesso estremo) &egrave; il 6% degli uomini ed il 3% delle donne. &laquo;Percentuali che comunque non sono poi cos&igrave; basse. Anche se pi&ugrave; in generale per gli italiani il sadomaso &egrave; solo un gioco&raquo; puntualizza Alex Fantini, fondatore di Incontri-ExtraConiugali.com. 
Le percentuali emergono da un sondaggio sulla sessualit&agrave; degli italiani realizzato durante la prima settimana di novembre 2021 da Incontri-ExtraConiugali.com, il portale pi&ugrave; sicuro dove cercare un'avventura in totale discrezione e anonimato, ha preso in esame un campione di 2 mila persone di entrambi i sessi, equamente distribuiti nelle diverse regioni italiane, rappresentativo della popolazione di et&agrave; compresa tra i 25 ed i 64 anni (55,10% della popolazione totale), con un margine di errore di 2 punti percentuali ad un livello di confidenza del 95%. 
Secondo il sondaggio a volere trasgredire &egrave; una percentuale elevatissima di italiani: alla domanda &ldquo;Ti piacerebbe fare qualcosa di trasgressivo?&rdquo;risponde &laquo;s&igrave;&raquo; il 95% degli uomini e l'88% delle donne. 
Alla domanda a risposte multiple &ldquo;Cosa vorresti fare di trasgressivo?&rdquo; l'83% degli uomini ed il 69% delle donne esprime infatti la sua preferenza per il &laquo;sadomaso soft&raquo;, (ma solo il 17% degli uomini ed il 24% delle donne &egrave; disposto a parlarne con il partner). 
Con chi &ldquo;giocano&rdquo; gli italiani?&laquo;La trasgressione &mdash;sia essa il sadomaso od altro&mdash; si concretizza nella maggior parte dei casi in una relazione extraconiugale&raquo; risponde Alex Fantini. 
E vero &egrave; che solo il 20,5% degli italiani &mdash;risulta dal sondaggio&mdash;&ldquo;oserebbe&rdquo; proporre al partner la sua fantasia. 
Sia che si voglia &laquo;sculacciare&raquo; oppure &laquo;essere sculacciate o sculacciati&raquo;, la preferenza degli italiani &egrave; quella di cercare al di fuori della coppia, insomma trovarsi un amante con cui parlare delle proprie fantasie ancora prima di conoscersi nella vita reale e di concretizzarle. 
Ed il &ldquo;luogo&rdquo; perfetto dove trovarlo &egrave; proprio sul portale Incontri-ExtraConiugali.com, il primo ed unico sito 100% italiano dedicato a tradimenti e trasgressioni.


















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<author>Media Web Press</author>
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<title>GUARDARSI DENTRO RENDE CIECHI?</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/23869.xhtml</link>
<description>Un di', una leggiadra farfalla guardava ammirata un millepiedi, osservando stupita come questi riuscisse a muovere, in modo straordinariamente coordinato le minuscole zampe. Allora avvicinata s&igrave; ad esso, lo apostrof&ograve;:
\"Ehi Millepiedi, ma come fai a muovere tutti i tuoi piedi in quel modo?&rdquo; Il Millepiedi, che non ci aveva mai fatto caso, inizi&ograve; cos&igrave; a ragionare sulla domanda e nel giro di pochi istanti perse la capacit&agrave; di coordinazione e di muoversi...
A ragion veduta, la suddetta parabola sosterrebbe la visionaria tesi: &ldquo;Guardarsi dentro rende ciechi&rdquo;, coniata dal filosofo e psicologo Paul Watzlawick, austriaco naturalizzato statunitense, eminente esponente della Scuola di Palo Alto-Mental Research Institute - nonch&eacute; seguace del'approccio del Costruttivismo.
L'assunto cardine del Costruttivismo e' fondare la conoscenza individuale, sulla acquisizione di se' derivante dall'esperienza personale, cio&egrave; una costruzione di significato soggettiva, attraverso una sorta di &lsquo;mappe cognitive' che ogni persona rielabora sulla base di esperienze, nel corso della vita, per realizzare autonome interpretazioni della vita, dell'Io e della realt&agrave;.Se nell'antichit&agrave;, in particolare durante l'Ellenismo, il &lsquo;guardarsi dentro', rappresentava una sorta di esercizio dai pi&ugrave; attuato, oggi pi&ugrave; che mai, la maggioranza delle persone risulta essere annichilita dai propri stati interiori, realizzando quello che &egrave; definito &lsquo;evitamento esperienziale'.
E questo fenomeno risulta essere addirittura invalidante, paralizzante per gli esseri umani, individui sociali, costretti all'isolamento forzato, o lockdown, durante l'attuale Pandemia.
Sarebbe oggi auspicabile che il processo di crescita sociale e personale potesse seguire due strade: il lavoro in team ed insieme, un processo di graduale scoperta di se stessi.
&ldquo;Nosce te ipsum&rdquo; &egrave; una locuzione latina che traduce la massima religiosa greca &ldquo;&gamma;&nu;&#8182;&theta;&iota; &sigma;&epsilon;&alpha;&upsilon;&tau;&#972;v&rdquo;, uno degli apoftegmi attribuiti ai Sette Sapienti che, incisa sul frontone del tempio di Apollo a Delfi, esortava gli uomini al riconoscimento della propria condizione e limitatezza umana. Socrate fece propria la stessa locuzione quale massima preferita, interpretandola come un invito a considerare i limiti della conoscenza umana, prima di procedere sulla via del sapere e quindi, della virt&ugrave;.Ed allora, per guardarsi dentro senza diventare ciechi, si dovrebbero trovare quegli occhiali (strumenti) che permettano di evitare l'errore epistemologico della linearit&agrave; del pensiero... e tali mezzi visivi sono rappresentati dalla &lsquo;presenza'.
Con questa dizione si voleva intendere che cercare di interpretare i propri moti interiori (pensieri, emozioni, sensazioni e comportamenti) dando loro delle spiegazioni di tipo causa-effetto, rischiava di farci impigliare maggiormente nei problemi che cercavamo di risolvere.
La sfida attuale &egrave; dunque duplice, riguarda il contenimento/risoluzione della Pandemia, sia la gestione di un carico sociale e psicologico notevole, dove anche chi lavora, o telelavora deve far convivere a propria volta la dimensione professionale e quella privata.
Va da se', che non &egrave; semplice stabilire confini netti, con un crescente stato d'ansia generalizzato.Ho in mente, per accomiatarmi una illuminante frase dello scrittore J. R. Tolkien, il quale sottolineava che &ldquo;Il mondo &egrave; davvero pieno di pericoli e vi sono molti posti oscuri; ma si trovano ancora delle cose belle e, nonostante l'amore sia ovunque mescolato al dolore, esso cresce pi&ugrave; forte&rdquo;.</description>
<author>Magda Della Serra</author>
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<title>Â2020/21 IL LOCKDOWN ED IL 1951 NELLE RIFLESSIONI DI HANNAH ARENDTÂ</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/23740.xhtml</link>
<description>La parte finale del testo di Hannah Arendt, &ldquo;Le origini dei totalitarismi&rdquo; (1951) &egrave; dedicata all'analisi di tre termini &mdash;ISOLATION,LONELINESS, SOLITUDE &mdash; ovvero le tre modalit&agrave; dell'essere soli, che la filosofa tedesca naturalizzata statunitense analizza con un' alta precisione linguistica, inducendo a fare chiarezza sul concetto di solitudine e aiutando i posteri ad orientarsi dentro questo sentimento, manifestatosi con drammatica evidenza nell'attuale lockdown e che, tuttavia rappresenta una condizione con cui l'essere umano deve da sempre fare i conti.
Nella sequenza che imposta l'Autrice che assume il carattere di un vero e proprio &laquo;klimax ascendente&raquo;, prima viene l'ISOLATION, l'isolamento. Esso equivale ad una condizione di solitudine, nella quale &laquo;tutti i contatti fra gli individui sono spezzati&raquo; e &laquo;le capacit&agrave; di azione frustrate&raquo;. 
L'isolamento va ad incidere sulla funzione relazionale, economica e politica dell'uomo di organizzarsi, di fare team, di creare gruppo. 
L'uomo isolato a forza, sconta in primo luogo l'impossibilit&agrave; della socializzazione. Di solito, osserva la Arendt, di questa situazione si sono sempre avvantaggiati i regimi totalitari, dove l'uno prevale sui molti (poll&oacute;i), su cui &egrave; invece costruita la democrazia della polis che deve la sua etimologia proprio all'aggettivo pol&yacute;s [molto]&raquo;.
Dal punto di vista psicologico, l'isolamento interrompe le maglie della relazionalit&agrave; dentro cui l'uomo &egrave; inserito, fa di lui un'isola, per&ograve; niente impedisce che su quest'isola ci possa essere vita. Infatti, per quanto isolato, l'uomo conserva intatte le sue facolt&agrave; creative. Anzi, l'isolamento corrisponde ad una nascosta esigenza, affinch&eacute; egli possa affermarsi come homo faber. Nell'isolamento forzato, l'uomo pu&ograve; continuare a lavorare, a progettare. Il mondo, da cui &egrave; isolato, rimane sempre nel suo orizzonte, proprio attraverso il suo fare e realizzare. Scrive infatti Arendt che &laquo;nell'isolamento l'uomo rimane in contatto con il mondo come artificio umano&raquo; e ci&ograve;, nella misura in cui egli riesce a preservare &laquo;la capacit&agrave; di aggiungere qualcosa di proprio, al mondo comune&raquo;.
Diversamente stanno le cose con la seconda forma di solitudine, la LONELINESS, presa in considerazione dalla studiosa. Nella loneliness, l'orizzonte mondano che l'uomo presuppone nel suo isolamento viene completamente annullato. A prevalere in questa seconda condizione &egrave; il dato esistenziale del &laquo;senso di non appartenenza al mondo &ldquo;[not belonging to the world at all]&raquo;, che per la scrittrice tedesca &laquo;&egrave; una fra le pi&ugrave; radicali e disperate esperienze umane &ldquo;[which is among the most radical and desperate experiences of a man]&raquo;. La loneliness, aggiunge, &laquo;&egrave; strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluit&agrave; [uprootedness und superfluousness]; lo sradicamento di non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri, il non sentirsi parte del mondo&raquo;.
La solitudine della loneliness corrisponde perci&ograve; a una forma di alienazione che &egrave; &laquo;contraria alle esigenze fondamentali della condizione umana&raquo;. 
Tuttavia, come capita a Dante nell' Inferno "che nello smarrimento della &laquo;selva&raquo; scorge anche del &laquo;bene&raquo;, anche questo oscuro passaggio esistenziale che coincide con l'estraniazione di s&eacute;, dal punto di vista psicologico rappresenta &laquo;una delle esperienze basilari della vita di ognuno &ldquo; [one of fundamental experiences of every human life]&raquo;, nel senso che ogni vita per formarsi e rafforzarsi, deve fare necessariamente i conti con una tale condizione di abbandono.
La loneliness, precisa tuttavia la filosofa in un passaggio molto significativo della sua argomentazione, non &egrave; la SOLITUDE. Nella loneliness, infatti, &laquo;Io sono effettivamente uno, abbandonato da tutti &ldquo;[deserted by all others]&raquo;, mentre nella solitude io sono &laquo;con me stesso e perci&ograve; due-in-uno [two-in-one]&raquo;. Nella solitude io mantengo un &laquo;dialogo pensante [thinking dialogue]&raquo; con me stesso nel quale non perdo mai di vista i miei simili e il mondo, che rimangono sempre presenti nell'io con il quale conduco il dialogo.
Nella loneliness questo riferimento al mondo si &egrave; perso e l'uomo si trova nell'incapacit&agrave; di farsi compagnia nell'intimo colloquio che intrattiene tra s&eacute; e s&eacute;. &Egrave; proprio questo tipo di solitudine buona, la &laquo;solitudine bianca&raquo;, che fa dire a Catone nel &ldquo;De re publica&rdquo; di Cicerone (la citazione &egrave; sempre della Arendt) che &laquo;mai era meno solo di quando era solo [numquam minus solum esse quam cum solus esse]&raquo;. 
Viceversa &egrave; la solitudine cattiva, &laquo;la solitudine nera&raquo; della loneliness, che &laquo;perde il contatto con il mondo dei propri simili&raquo; e consegna l'uomo alla condizione di sentirsi &laquo;abbandonato dal consorzio umano [I as a person feed myself deserted by all human companionship]&raquo;.
Ed ecco una via d'uscita per questa situazione: essa avviene quando il lonely man riesce a ritrovare se stesso e a ricominciare &laquo;il dialogo della solitudine [the dialogue of solitude]&raquo;. 
Quando cio&egrave; riprende a parlare con s&eacute;, cos&igrave; che il mondo ed i suoi simili tornano a popolare il suo io, come riferimenti possibili anche se non presenti. 
&Egrave; evidente che qui l'autrice de &ldquo;La banalit&agrave; del male&rdquo; fa riferimento alla sorte dei tanti internati nei lager nazisti, che riuscirono a salvarsi dalla disperazione e dalla follia, quando non caddero nelle mani dei loro aguzzini, proprio ritrovando spazi di solitudine vera. 
Tuttavia in questo modo, la scrittrice sta mostrando a noi posteri in lockdown, la strada per risalire la china della &laquo;perdita dell'io&raquo; che si verifica nella loneliness, attraverso la riconquista &laquo;della fede in se stessi come partner dei propri pensieri &ldquo;[the trust in himself as partner of his thoughts]&raquo;, che rappresenta il presupposto per trasformare una condizione di chiusura non cercata, in un vissuto positivo di apertura alla vita, che &egrave; alla base di ogni &laquo;solitudine buona&raquo; in cui ciascuno non sente di aver perduto, ma di aver ritrovato se stesso.
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<author>Magda Della Serra</author>
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<title>CORONAVIRUS, LETTERA DI UN AVVOCATO NAPOLETANO GUARITO DAL VIRUS, CHE RINGRAZIA TUTTO IL PERSONALE M</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/23739.xhtml</link>
<description>Il post di questo avvocato napoletano, G.M. 50enne, che conosco solo indirettamente, perch&egrave; la moglie, di cui ricordo la bellezza e che ho conosciuto quando insieme a mia figlia partecipava a Miss Italia, mi ha colpito molto e commosso fino alle lacrime,  perch&egrave; adesso la stessa vicenda la sto vivendo personalmente: Il mio primo fratello a Roma &egrave; stato colpito dal maledetto covid, che lo tiene intubato al Gemelli da molti giorni, e solo adesso cominciamo a vedere la luce, grazie a leggerissimi miglioramenti che fanno ben sperare, e qui siamo nelle mani di Dio e del personale medico e infermieristico, che lo stanno curando al meglio...Ecco la lettera:
 
"Chi mi conosce sa che il mio senso di riservatezza mi porta a non scrivere ed a non dire sulla mia vita privata e sulla vita privata delle persone che amo.
Ora, per&ograve;, ho il Dovere Morale di farlo. Si tratta di una Missione che devo espletare. Potrebbe esserVi d'aiuto e, forse, evitarVi una esperienza drammatica come la mia.
Questo post &egrave; una testimonianza e non lo scrivo per raccogliere rallegramenti o compiacimenti a cui non sono interessato.Lo scrivo per essere d'aiuto agli Altri. Lo scrivo con urgenza. Ho riflettuto molto su come scriverlo. Lo scriver&ograve; nudo, crudo e brutale, perch&eacute; il mio intento &egrave; colpirVi alla mente con una fucilata lacerante e costringerVi a riflettere con profondit&agrave;.
E' un post lungo, ma confido nelle Vostre qualit&agrave; intellettuali affinch&egrave; riusciate a leggerlo per intero&hellip;
In questa storia io non ho meriti, ho solo demeriti. Attenzione: non ho il demerito di avere contratto il COVID (cosa che poco importa), ma ho il demerito di avere compreso, poco o niente, sul senso delle cose e sul senso della Vita. In conseguenza, ho il demerito di non avere compreso le infinite relazioni &ldquo;intelligenti&rdquo; tra gli eventi.
Cominciamo con la narrazione dei fatti&hellip;
Ieri, dopo circa un mese, sono stato dimesso dal Cotugno, dove sono stato ricoverato per avere contratto il COVID con una polmonite bilaterale, con difficolt&agrave; respiratorie e con tutto il resto.
Ad un giorno dall'avvenuto ricovero, mi alzavo dal letto dell'ospedale per andare in bagno e mi rendevo conto che barcollavo. Sbandavo e sbattevo, con la mia spalla destra, fortemente, su una parete della stanza. Accorrevano gli infermieri a soccorrermi.Da questo momento, la mia vicenda procede in alternanza tra uno stato di coscienza e di incoscienza, sia per le difficolt&agrave; che avevo a causa della carenza di ossigeno e sia per la febbre alta che avevo.Perci&ograve;, preciso che ho ricostruito i fatti ex post, perch&egrave; non sempre ho avuto consapevolezza e piena coscienza di me. Non sempre ho avuto lucidit&agrave; mentale.
Ebbene, dopo le prime mascherine di ossigeno (non fastidiose) peggioravano le mie condizioni respiratorie, fino a quando non mi applicavano una maschera d'ossigeno infernale (rumorosa, dolorosa e che comprimeva il respiro), che mai potevo togliere (neanche per un minuto), venendo alimentato per via endovenosa con una flebo. Questa maschera con un tubicino si collegava all'erogatore di ossigeno infisso, stabilmente, nel muro. Perci&ograve;, tutta la strumentazione dell'ossigeno mi costringeva, fermo, nel mio letto. Non potevo neanche andare in bagno. Dopo questa maschera d'ossigeno infernale - se non avesse apportato miglioramenti alla mia respirazione - sarei finito intubato in terapia intensiva: cosa che ho seriamente rischiato per due lunghi giorni, consecutivi, del mio ricovero. I medici, difatti, si stavano convincendo di mandarmi in terapia intensiva per intubarmi.Non ricevevo miglioramenti.
Il mio microcosmo era un letto ove giacere immobilizzato (di fatto), una bottiglietta d'acqua con cannuccia (da infilare sotto la maschera d'ossigeno per bere), un pappagallo per pisciare ed un vasino su una sedia, accostata al tetto, per cacare. La mia immobilizzazione (di fatto) - ripeto - era dovuta alla impossibilit&agrave; di staccarmi dall'ossigeno: non dovevo mai togliere quella maschera infernale. Pena, la compromissione della terapia.Tutto questo perch&eacute; con questa bestia satanica del COVID, puoi peggiorare e precipitare nel giro di un minuto, mentre credi di resistere o credi di migliorare.
Con quella maschera d'ossigeno soffrivo come un cane lacerato e rantolante: il respiro affannoso; le narici interne asciutte e fredde fino ad uscirmi (spesse volte) il sangue dal naso (le uniche volte che toglievo la maschera per inserire nella narice l'ovatta emostatica od altro che mi fornivano gli infermieri); le labbra lacerate dall'ossigeno freddo (spaccate, completamente sbucciate); la totale assenza di salivazione per cui la lingua mi pareva si attaccasse al palato con la colla; la parte superiore del naso esterno (su cui poggiava la maschera d'ossigeno) ferita e dolorante per la forte e continua pressione della maschera d'ossigeno (stretta forte al capo, per giorni e giorni, onde evitare dispersione d'ossigeno) ed un rumore infernale che produceva l'ossigeno che mi tormentava, a tamburo battente, giorno e notte/giorno e notte/ giorno e notte, nonostante avessi i tappi nelle orecchie&hellip;
Poi, la febbre alta con tutti i suoi effetti. La diarrea che produce il Covid.
Alla sofferenza fisica s'aggiungeva uno stato psicologico di paura ed incertezza sul giorno seguente, come ben potrete comprendere.
Con quella maschera infernale, per tutto il giorno piangevo per stress e per commozione&hellip; Poi mi rendevo conto che il pianto mi comprimeva il respiro, e cercavo di controllarmi&hellip; La commozione che produceva il pianto era dovuta alla circostanza che maturava in me la grande consapevolezza che avrei combattuto, strenuamente, fino all'ultimo respiro.In ogni caso, avrei combattuto fino alla fine.Dicevo a me stesso: &ldquo;Non perdere il coraggio&hellip; Non lo perdere&hellip; Se perdi il coraggio perdi tutto&hellip; Devi combattere fino in fondo, fino all'ultimo respiro&hellip; Questa &egrave; la battaglia pi&ugrave; importante della tua vita&hellip; Combatti&hellip; Combatti&hellip; Combatti&hellip;&rdquo;.
Mentre scrivo, ancora mi si comprimono i polmoni perch&egrave; mi commuovo&hellip;
In una notte drammaticamente buia, sono profondamente convinto che ho rischiato di morire, rimanendo in bilico sul filo della lama almeno per un quarto d'ora&hellip;
Forse ero andato in apnea perch&eacute; non riuscivo a respirare, o avevo un principio di infarto, o non saprei cos'altro&hellip; Nella sofferenza, trovai la forza di muovermi nel letto, girarmi su me stesso e tirare con la mano il filo che attivava il suono d'emergenza. Mi soccorse, subito, l'infermiera, Sig.ra Rosa.
Ero in uno stato psicologico tra coscienza ed incoscienza e sentivo la Sig.ra Rosa dirmi: &ldquo;Gianluca sei tutto rosso in viso! Che ti senti? Riesci a parlare?&rdquo;. Ed io blateravo parole confuse... Poi prese un macchinario (non so cosa fosse&hellip;) me lo applic&ograve; su qualche parte del mio corpo (forse era, semplicemente, il saturimetro) e con le sue mani mi faceva una manovra ai polsi&hellip;
Ricordo che con le dita mi toccava, energicamente, alcuni punti precisi del polso destro&hellip; Ricordo anche che la Sig.ra Rosa, con apprensione ed estrema intensit&agrave;, guardava lo schermo del macchinario e con una sua mano lo sollecitava, come se fosse un essere umano, dicendo: &ldquo; Vai&hellip; Vai&hellip; Sali&hellip;Sali&hellip;Sali&hellip;Forza&hellip; Sali&hellip;Alzati&hellip; Alzati&hellip; Sali...".Ripresi a respirare.
Non so cosa mi avesse fatto la Sig.ra Rosa quella notte, ma ho la certezza assoluta (assoluta!) che mi abbia salvato la vita. Senza quell'intervento sarei morto.
Forse, la sua presenza mi aveva soltanto rasserenato, ma io riprendevo a respirare come prima.
Mamma mia&hellip; Le notti&hellip; Le notti&hellip; Le notti&hellip; Le notti&hellip; Le notti.
Le notti erano pi&ugrave; di un incubo! In alcune di queste gli infermieri, con spirito missionario, mi soccorrevano e mi tenevano forte la mano, mi abbracciavano, mi parlavano, mi sostenevano&hellip; Ricordo che una infermiera mi fiss&ograve; negli occhi, forse mi vide piangere con sofferenza. e si commosse&hellip; Vidi le sue lacrime.Per le bardature anticovid che indossavano, conosco solo gli occhi degli infermieri e non i volti interi&hellip; I loro occhi emanavano una spirituale dolcezza.
Gli infermieri, di notte, mi hanno salvato la vita e di giorno mi hanno caricato psicologicamente e mi hanno trasmesso ulteriore determinazione. Io, li definisco i &ldquo;Medici dell'Anima&rdquo; (per distinguerli dai &ldquo;Medici del corpo&rdquo;) ed ho constatato che nel corso del loro lavoro, in loro, si incarna lo Spirito Missionario della grande Maria Teresa di Calcutta. Cos&igrave; &egrave; per i medici.Gli infermieri mi hanno salvato la vita di notte; i medici mi hanno salvato la vita con le loro cure, e qui, mi riferisco anche ai medici che mi hanno curato con amore e dedizione estrema prima che andassi in ospedale; le persone che mi amano mi hanno salvato la vita con le loro preghiere.Su tutti, ed operando in tutti, Dio mi ha salvato.
Ed ora, arriva la parte pi&ugrave; importante della mia storia.
La notte dopo essere stato salvato dalla Sig.ra Rosa, mentre le mie condizioni peggioravano fino ad essere sul punto di essere trasportato nel reparto di terapia intensiva per essere intubato (circostanza che avrei appreso all'atto della dimissione dall'ospedale) mentre piangevo impaurito mi sono rivolto a Dio e gli ho detto, come se parlassi al mio pap&agrave;: &ldquo;Padre&hellip; Padreeee&hellip;Ti prego, ascoltami&hellip; Intervieni, Ti prego&hellip; Devi entrare in me e devi decretare la Tua vittoria sul Covid&hellip; Devi utilizzarmi per vincere&hellip; Padre, scaccia questo diavolo che &egrave; dentro di me&hellip; Padre Onnipotente, intervieni&hellip; Interiveni&hellip; Te lo chiedo.&rdquo;.
La mattina successiva, dopo avere fatto l'emogas (uno strano prelievo di sangue eseguito ai polsi, molto doloroso, specie se ripetuto ogni santo giorno), entrava nella mia stanza la primaria, Dott.ssa Carolina Rescigno. Nella sua badatura anticovid mi sembrava che per la contentezza saltellasse come una bimbetta di dodici anni&hellip; I suoi occhi erano ridenti, e mi disse: &ldquo;Gianluca, Lei ha avuto un netto miglioramento. Sta procedendo bene!&rdquo;.
Da quel giorno, iniziava la progressione della mia guarigione.
Ogni mattina, entravano dalla finestra della stanza le tre luci dell'alba (arancione, rosa e giallo: ho scoperto che nell'alba c'&egrave; anche il colore rosa!) e, piano piano, mi abituavo a sopravvivere alle notti buie.Comprendevo che, in un modo o nell'altro, sopravvivevo alle mie notti infernali.Sopravvivevo. Questo mi conferiva forza, energia, grinta. Mi dicevo: &ldquo;Sotto questa cazzo di mascheraccia stai ancora respirando&hellip;Respi&hellip; Stai ancora respirando&hellip; Forza Gianluca&hellip; Non mollare&hellip;&rdquo;.
Le mie condizioni miglioravano sempre di pi&ugrave;, finalmente (Iddio soltanto, e nessun altro, pu&ograve; comprendere il significato di questo &ldquo;finalmente&rdquo;!) le maschere d'ossigeno mi venivano di volta in volta cambiate e divenivano sempre meno intense e pi&ugrave; sopportabili. Erano, sopportabili&hellip; Amen.E, finalmente, seppure tra le difficolta di riuscire a stare in piedi, potevo anche iniziare a mangiare ed andare in bagno (perch&eacute; potevo togliere per brevi lassi di tempo le meno intense maschere d'ossigeno). Andavo in bagno e potevo chiudere la porta per fare i miei bisogni: che vittoria strepitosa, per me! Che vittoria&hellip;
Per&ograve;, come anticipato, mi rendevo conto che avevo difficolt&agrave; a stare in piedi perch&eacute; oltre alla mia voce, erano anche completamente spariti i miei muscoli delle gambe: non c'erano pi&ugrave;. Semplicemente, non c'erano: le mie gambe ed i miei polpacci erano pelle penzolante anche perch&egrave;, frattanto, perdevo velocemente peso. Perci&ograve;, nella stanza d'ospedale, piano piano, ho dovuto imparare, di nuovo, a camminare&hellip; Contestualmente, ho dovuto imparare, di nuovo, a respirare senza maschere d'ossigeno, piano piano&hellip; Oggi, e per i prossimi giorni, ancora dovr&ograve; esercitarmi, continuando le mie cure di mantenimento e facendo i miei esercizi di respirazione.
Potendo, finalmente, stare in piedi, ed avendo un filo di voce (sebbene fievolissimo e ad intermittenza) potei mandare il primo messaggio vocale (via whatsapp, nel gruppo di famiglia) a mamma ed ai miei fratelli, e dissi, commosso e con poca voce: &ldquo;Vi voglio bene". Null'altro potei dire, null'altro avevo la forza di dire e null'atro volli dire.
Dopo qualche giorno, era finalmente arrivato il momento di potere anche telefonare a mamma&hellip; Per&ograve;, prima le scrivevo un messaggio su whatsapp: &rdquo;Mammina, ora ti telefono, per&ograve;, per favore, non mi fare commuovere altrimenti vado in difficolt&agrave; con la respirazione&rdquo;. Mamma mi rispose:&rdquo;Va bene&rdquo;. Con una voce ancora un p&ograve; rantolante, bassa e frammentata, parlai telefonicamente con mamma, dopo tanti giorni.
Ricominciavo a vivere dopo avere perso, per giorni, la dimensione dello spazio e del tempo. Il tempo aveva una sua singolare scansione: scorreva circolare, non era una linea retta. Ma era, comunque, un tempo escatologico. Iniziavo ad orientarmi nell'Universo. Riprendevo le coordinate.Camminavo nella stanza (sebbene a fatica), mangiavo, telefonavo anche a pap&agrave;, a mia moglie ed ai miei fratelli. Whasappavo con i miei amici e con i miei parenti che pregavano (anche loro) per me, e mi sostenevano con impegno e dedizione commovente. Avvertivo, sempre, la loro energia positiva.Potevo guardare dalla finestra e mi rendevo conto che fuori c'era tanto verde&hellip;. C'erano alberi ed uccelli&hellip;C'era il sole. Il sole. Il sole, cavolo!
Ed &egrave; qui che interviene un'altra parte importante della mia storia, per chi sar&agrave; in grado di comprenderla.Ogni giorno che guardavo la Natura, attraverso la finestra, avevo la sensazione di conoscere quei luoghi, ma non comprendevo&hellip; Non riuscivo a ricordare!
Dopo alcuni giorni, sempre guardando attraverso la finestra, fissavo con intensit&agrave; un grande spazio verde - un enorme prato - e scorsi degli spalti&hellip; Degli spalti di un piccolo stadio di calcio, ma sul prato non c'erano pi&ugrave; le porte! Poi guardai bene la chioma di un grande pino&hellip; La osservai intensamente e con occhi diversi&hellip; Conoscevo quel pino&hellip; Ebbi una illuminazione&hellip; Compresi: tutto si legava in una relazione &ldquo;intelligente&rdquo;: dalla finestra della mia stanza d'ospedale, mentre i miei polmoni erano sventrati dal COVID, riconoscevo il campo di calcio dove mia allenavo da ragazzino, allorquando militavo nei &ldquo;giovanissimi&rdquo; del Napoli Calcio ed avevo polmoni d'acciaio.Chiesi ad un infermiere se quello che si vedeva dalla finestra fosse - meglio: fosse stato - il campo di calcio dei Vigili Urbani. E l'infermiere mi rispose affermativamente.Nella mia mente altri ricordi di quella esperienza calcistica si legavano fra loro agli eventi presenti, attraverso una sorta di &ldquo;Spirito Intelligente&rdquo; (vd., pi&ugrave; o meno, Jung od anche Rol)&hellip; Iniziavo a comprendere. Il momento della mia migliore respirazione polmonare - quando giocavo a calcio su quel campetto che vedevo dalla finestra della mia stanza d'ospedale - si relazionava, dopo molti anni, con il momento della mia peggiore respirazione polmonare. Lo Sport (la Vita; i polmoni d'acciaio) e la prospettiva della morte (il Covid; i polmoni sventrati).
Tutto si legava e comprendevo che la mia malattia del Covid era la pi&ugrave; grande delle Lezioni Esistenziali che mi fosse mai state impartite dalla Vita. Schiaffi in faccia, benedetti, per non avere compreso le Lezioni pregresse, pur avendo (non per miei meriti) tutti gli strumenti idonei alla ricerca.
Compresi che avrei dovuto rielaborare parte del mio &ldquo;Io&rdquo;: il Covid, come momento di contraddizione al mio &ldquo;Io&rdquo;, per giungere ad una sintesi differente e superiore.
Ad ogni modo, miglioravo progressivamente, fino a negativizzarmi al Covid. Poi, il rientro a casa che vedete nel video che ho voluto condividere con Voi per rafforzare il contenuto di questo mio post.
Quando sono entrato in ospedale ero obeso. Ho perso 13 Kili in circa un mese di tempo (oh&hellip; Peso, ancora tanto, sia chiaro!).I mie polsi sono martoriati per gli innumerevoli e dolorosi emogas che ho fatto. Le mie braccia sono piene di lividi per gli innumerevoli prelievi. Le mie vene sono tutte rotte, al punto tale che, sul finire dei miei giorni in ospedale, gli infermieri non riuscivano pi&ugrave; ad applicarmi nelle vene la farfallina (credo si chiami cos&igrave;&hellip;Non confondete, mi raccomando! Parlo della &ldquo;farfallina&rdquo; per la terapia endovenosa!) chiedendomi di proseguire le cure per via orale.
Nonostante ci&ograve;, ho ancora un corpo che respira&hellip;
Il mio corpo, ora, &egrave; come una casa ridotta a brandelli, perch&eacute; sventrata dal COVID. Le fondamenta, per&ograve;, non hanno ceduto. Non hanno ceduto. Non hanno ceduto. Non hanno cedutooooooooo.
Ma quello che pi&ugrave; mi interessa &egrave; che su una su un brandello di muro di una qualsiasi parete del mio corpo sventrato, consapevolmente, posso scrivere: &ldquo;IDDIO IL MISERICORDIOSO C'E', E MI HA SALVATO LA VITA&rdquo;. Ora non posso dimenticare, anche se la mia mente tende a rimuovere e spostare nell'inconscio questa triste e dolorosa vicenda. Ma io, non devo dimenticare. Non voglio dimenticare. Non posso dimenticare.
Sono un uomo pi&ugrave; piccolo di ieri, consapevole di dovere rielaborare gran parte della mia visione del mondo, ma sono ancora vivo. E questo &egrave; tanto!
Devo ringraziare la Dott.ssa Rescigno, la Dott.ssa Pisapia e gli altri medici che mi hanno assistito.Devo ringraziare tutti gli infermieri che mi hanno assistito, di cui non faccio nomi per la grande paura di dimenticarne anche uno solo! Sono stati tutti di vitale importanza per me. Sono stati i miei Angeli Custodi (espressione troppo corretta per risultare di maniera o abusata!). Poi devo ringraziare un considerevole numero di persone che amo profondamente. Non si tratta solo dei miei genitori, di mia moglie e dei miei fratelli. Si tratta anche di cugine e cugini, di zii e di amici che mi hanno aiutato in modo decisivo e determinante in modi diversi. Per privacy, non far&ograve; i loro nomi perch&eacute; ho il timore che non gradirebbero. Loro, quando leggeranno, capiranno che sto parlando di Loro.
Ho ricevuto tanto Amore da innumerevoli persone. Un Amore intenso ed operoso. Non comprendo il perch&eacute; di tanto Amore!
Ringrazio Dio.
Fine&hellip;Questa &egrave; la mia storia. Fatene ci&ograve; che volete: deridetela, cestinatela, fatela diventare una barzelletta.Per&ograve;, in fondo al mio cuore, spero di essere riuscito nella mia Missione, perci&ograve;, spero che questa mia storia possa essere oggetto di Vostra profonda riflessione. Spero, soprattutto, che possa esserVi utile. Il mio Dovere Morale era raccontarla, e l'ho scritta di getto ed in pochissimi minuti, avendola chiara nella mente ed avendola ancora cocente sul corpo a causa dei postumi.Grazie per avere letto. Vi abbraccio tutti.
&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;&hellip;.
P.S.: Tranquilli tutti, sto bene anche se continuo le mie cure ed i miei esercizi di respirazione. Sono solo un p&ograve; stordito. Sono negativo al Covid, ma devo gestirne i postumi.
Mi scuso se non sto rispondendo alle Vostre telefonate. Abbiate pazienza: desistete, mi far&ograve; vivo io. Ai messaggi whatsapp, per&ograve;, continuer&ograve; a risponderVi: essi risultano a me graditissimi, graditissimi.
I medici mi hanno consigliato anche una ventina di giorni di riposo.Mi comprenderete.Grazie a tutti".</description>
<author>G.M con la collaborazione di Prisco Cutino</author>
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<title>&quot;IL PARADOSSO DELL'ASINO DI BURIDANO&quot;....LA SCELTA E' UN OBBLIGO</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/23722.xhtml</link>
<description>Questa storiella, attribuita al filosofo Giovanni Buridano, racconta di un asino a cui vennero offerte, per il suo pasto due quantit&agrave; uguali di fieno tra le quali scegliere. L'asino dopo mille valutazioni, nel timore di fare una scelta, mor&igrave; di fame&hellip;
Anni fa, in piena attivit&agrave; di docenza, un'alunna, che si trovava in difficolt&agrave; per via di un litigio tra una sua amica ed il suo fidanzato, richiese di fronte alla classe, la mia opinione da adulto, in merito.Infatti, pur pensando che il suo ragazzo avesse ragione, ella si trovava in difficolt&agrave; per via del rapporto di grande amicizia e per timore che questo litigio tra loro avrebbe avuto conseguenze anche su di lei.Facile aspettarsi che l'amica si sarebbe sentita tradita, se lei avesse appoggiato il suo ragazzo.Facile aspettarsi che lui si sarebbe sentito solo , se ella avesse appoggiato l'amica.Cos&igrave;, io le suggerii di prendere posizione e di fare questo, non scegliendo l'una o l'altro, ma scegliendo la cosa giusta. Di stare dalla parte della giustizia.
In classe, qualcuno afferm&ograve; che, al riguardo, non avrebbe invece preso posizione, tanto non si &lsquo;deve per forza farlo'.Io, allora, di fronte ai discenti proposi il seguente esempio:&ldquo;immaginate di salire insieme a me su un autobus che porta da Roma a Milano.Ci sono tanti posti vuoti per sederci, cos&igrave; il controllore ci guarda e ci invita a prendere posto."No!" risponde qualcuno di voi "Non voglio prendere posto!".Io e il controllore lo guardiamo perplessi: perch&eacute; non dovresti prendere posto?Gi&agrave;, allo stesso modo per quale motivo non dovremmo prendere posizione nella vita?
Considerate questo, riguardo alla compagna in bilico tra amica e fidanzato: &bull; Se lei sta dalla parte di lui, prende posizione. &bull; Se lei sta dalla parte dell'amica, prende posizione. &bull; Se lei si rifiuta di fare una scelta simile, prende posizione. &bull; Se lei non vuole neanche parlarne, prende posizione.Capite cosa sto cercando di dirvi?Chi, tra voi alunni afferma che non vuole prendere posizione, deve sapere che anche questa, &egrave; una posizione, tuttavia nessuno pu&ograve; obbligare altri a farlo.Io per&ograve;, non chiedo, io faccio solo notare che comunque vada tu prenderai sempre una posizione.Qui non discutiamo se prenderla, perch&eacute; qualsiasi scelta farai, farai appunto una scelta.E qualsiasi posizione prenderai, sar&agrave; giudicata dagli altri e influenzer&agrave; il loro modo di comportarsi con te.S&igrave;, anche loro prenderanno poi una posizione rispetto a quella che hai scelto tu.Prendere posizione significa scegliere.E tu sceglierai, sempre e comunque.
La domanda non &egrave; "prender&ograve; posizione?", la domanda reale &egrave; "Che posizione intendo prendere?".
Tornando all'esempio dell'autobus, tu avrai tanti posti in cui sederti (tante posizioni tra cui scegliere), e se resterai in piedi, sar&agrave; questa un'altra posizione che prenderai. Se litighi con il controllore, o se parli con gentilezza, se decidessi addirittura di rinunciare al viaggio e scendere, sono tutte posizioni.Sono tutte scelte.
Non puoi non scegliere, anche quando pensi di fare questo, stai compiendo una scelta.Potrai cambiare questa posizione ogni minuto se vorrai, potrai fare una scelta oggi e modificarla domani, potrai scegliere di non decidere adesso (anche questa &egrave; una decisione), potrai fare quello che preferisci, ma sempre una posizione prenderai.Cos&igrave;, il vero punto &egrave; capire quale sia la posizione migliore da prendere in ogni situazione.Ossia imparare a fare scelte che siano le migliori possibili, le pi&ugrave; efficaci.
Sono trascorsi alcuni anni da quella lezione ed oggi, pi&ugrave; consapevole che mai posso affermare che prendere posizione, non significa diventare antagonisti ad oltranza, ma collaborare manifestando il proprio punto di vista, mettendo bene in chiaro ci&ograve; che potrebbe contribuire a rendere un pochino migliore la vita che aspetta. La posizione non &egrave; mai fissa, inamovibile, ha una suo dinamismo, una sua capacit&agrave; di interagire con le situazioni, ha un proprio carattere, una propria forza, ha delle convinzioni che la sostengono e che la fanno diventare utile e propositiva, ha una sua vita, una sua capacit&agrave; di essere uno sguardo utile sull'orizzonte. Spesso i problemi nascono e diventano irremovibili - ed i fatti attuali lo dimostrano - proprio perch&eacute; chi li subisce non prende una posizione, non li identifica, non li investiga, non propone soluzioni, non fa sentire il peso umano e sociale della propria presenza nel mondo. Spesso alla base di storie, di quid che non si risolvono, c'&egrave; l'incapacit&agrave; di comunicare, di stabilire un contatto, di dire quello che si pensa, di cercare delle soluzioni a problemi che, se irrisolti, diventano pericolosissimi boomerang. Uno dei grandi compiti della comunicazione sociale, politica ed ahim&egrave;, medica &egrave; proprio quello di abituare le persone a far sentire la loro voce, a non tenere dentro i problemi, ma a cercare di creare dei momenti di confronto, di dibattito, di discussione o di confessione. Non c'&egrave; niente di peggio che celare, il rischio &egrave; di scoppiare, di lasciare spazio a reazioni incontrollate. Purtroppo, mi rendo conto come non sia facile mediare situazioni figlie di educazioni opposte, si tratta di rimettere al loro posto sentimenti e valori che con il passare del tempo sono stati dilapidati e la cui mancanza ha creato condizioni umanamente difficili, dove i confini tra il lecito e l'illecito, tra il giusto e l'ingiusto si sono ridotte sempre di pi&ugrave;. Un tempo, nessuno si sarebbe mai sognato di dare del ladro ad un politico, o di affermare che la politica fosse pane per ladri e farabutti. Fortunatamente, il tempo ha riequilibrato il tutto, sollecitando prese di posizione meno dogmatiche e pi&ugrave; democraticamente corrette, ha fatto capire che era arrivato il momento di esprimere con la massima chiarezza il proprio pensiero, senza ledere quello degli altri.
Prendere posizione significa avere una personalit&agrave; ben delineata, essere capaci di pensare e di riflettere, di elaborare e di creare, insomma ci vuole una solida base da cui partire, ecco perch&eacute; la famiglia, la scuola e tutta la societ&agrave; umana diventano agenzie fondamentali nel passaggio delle virt&ugrave; democratiche attraverso la comunicazione. Convergere sulla preparazione per essere cittadini consapevoli e motivati &egrave; il fine ultimo di una societ&agrave; che cresce e si sviluppa grazie al contributo di uomini e donne che partecipano, che si fanno sentire, che dicono con garbo, ma liberamente, quello che pensano, senza il timore di essere tagliati fuori. In molti casi chi prende una posizione interagisce, esprime con molta chiarezza il proprio pensiero e d&agrave; un contributo importante alla costruzione di una societ&agrave; democratica e pluralista, aperta al pensiero di tutti, soprattutto di fronte al male comune di un morbo letale e nei fatti, sfuggente e poco conosciuto.</description>
<author>Magda Della Serra</author>
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<title>POMPEI SCAVI, LÂ'IMPRONTA DEL DOLORE LE VITTIME DI CIVITA GIULIANA. GLI ULTIMI CALCHI DI POMPEI</title>
<link>http://mezzostampa.dev.mtncompany.it/storiedimezzo/23382.xhtml</link>
<description>Ancora una volta prende forma dagli scavi condotti a Pompei, quella che lo scrittore Luigi Settembrini defin&igrave; "il dolore della morte che riacquista corpo e figura."  Uomini  che persero la vita nel corso dell'eruzione e la cui impronta dello spasimo &egrave; rimasta impressa per duemila anni nella cenere. 
Durante le attivit&agrave; di scavo in corso in localit&agrave; Civita Giuliana , a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, nell'area della grande villa suburbana dove gi&agrave; nel 2017 &ndash; grazie all'operazione congiunta con i carabinieri e la Procura di Torre Annunziata finalizzata ad arrestare il traffico illecito dei tombaroli - era stata portata in luce  la parte servile della villa, la stalla con i resti di tre cavalli bardati,  sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell'eruzione. 
Cos&igrave; come nella prima campagna di scavo fu possibile realizzare i calchi dei cavalli, oggi &egrave; stato possibile realizzare quelli delle due vittime rinvenute nei pressi del  criptoportico, nella parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini. 
I corpi sono stati individuati in un vano laterale del criptopotico, corridoio di passaggio sottostante della villa, che consentiva l' accesso al piano superiore.  
Come &egrave; noto l'eruzione comincia con una pioggia di pomici che si riversano su Pompei dalla colonna eruttiva a partire dalle 13:00 del primo giorno dell'eruzione (il 24 ottobre probabilmente) e fino alle 7:00 circa del giorno successivo. La sedimentazione delle c.d. pomici bianche dura circa 7 ore (dalle 13:00 alle 20:00); la sedimentazione delle pomici grigie dura circa 12 ore (dalle 20:00 alle 7:00 del giorno successivo). In totale la fase da caduta di pomici dura circa 18/19 ore.
Cessata la pioggia di pomici per il collasso della colonna eruttiva interviene la prima corrente piroclastica che raggiunge Pompei durante la fase finale della sedimentazione delle pomici grigie quindi intorno alle 7:00 del 25 ottobre. Le altre correnti, a partire dalla seconda, pi&ugrave; violenta ed energetica (causa del maggior numero di vittime a Pompei), si susseguono nel corso delle prime ore della mattina.
La prima corrente piroclastica che raggiunge Pompei ha sedimentato solo pochi centimetri di cenere e, a causa della sua bassa energia, non ha generato grandi danni alle strutture. La maggior parte dei Pompeiani, sopravvissuti alla prima fase dell'eruzione, &egrave; sicuramente sopravvissuta anche a questa prima corrente.
La seconda corrente piroclastica &egrave; stata la pi&ugrave; violenta ed energica, capace di abbattere pareti trasversali alla direzione di scorrimento. Il deposito sedimentato da questa corrente &egrave; una cenere grigia, molto compatta e ben stratificata contenente lapilli pomicei dispersi.
I depositi che riempiono l'ambiente in cui sono stati effettuati i due calchi nel sito di Civita Giuliana sono interamente rappresentati da cenere grigia avente le stesse caratteristiche dei depositi cineritici in cui &egrave; stata ritrovata la maggior parte delle vittime dentro le mura di Pompei (depositi della seconda corrente piroclastica). &Egrave; probabile che la corrente piroclastica abbia invaso l&#8223;ambiente da pi&ugrave; punti inglobando e seppellendo nella cenere le vittime.
Anche lo spessore (almeno 2 m) &egrave; compatibile con lo spessore massimo di questa unit&agrave; all&#8223;interno degli edifici di Pompei. I calchi sono interamente inglobati nella cenere pertanto le vittime sono state uccise e sepolte proprio dalla seconda corrente piroclastica arrivata a Pompei.
Al momento non &egrave; possibile dire se al di sotto di questo deposito ci siano altre unit&agrave; stratigrafiche relative ad altre fasi dell&#8223;eruzione o se la cenere poggi direttamente sul fondo dell&#8223;ambiente (pavimento, scale o rampa). La prosecuzione dello scavo chiarir&agrave; nel dettaglio la stratigrafia.
GLI AMBIENTI DELLA VILLA
Le indagini in questa area sono state avviate a gennaio 2020. nell'area di una villa di grandi dimensioni in localit&agrave; Civita Giuliana a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, dove gi&agrave; negli scorsi anni &egrave; stato possibile eseguire il primo calco di un cavallo, nella parte servile della dimora, dove &egrave; stata indagata la stalla.
Gli interventi in corso hanno riportato in luce una serie di ambienti del settore residenziale nord-ovest della villa, posto in posizione panoramica con vista sul golfo di Napoli e articolato intorno ad un peristilio (giardino colonnato) a pianta rettangolare delimitato sui lati nord ed est da un porticato e, lungo il lato occidentale, da un criptoportico coperto da una terrazza con balaustra.
Alcuni degli ambienti che qui si aprivano erano gi&agrave; stati esplorati tra il 1907 e il 1908 e successivamente interrati, altri erano stati interessati da operazioni di scavo clandestino.
In particolare sono stati portati alla luce tre ambienti di soggiorno, due cubicula diurna (stanze da letto) dagli eleganti pavimenti in cocciopesto con motivi decorativi in tessere lapidee, ed un oecus. Quest&#8223;ultimo vano corrispondeva ad una grande sala da banchetto, con decorazioni in III Stile e un pavimento ad inserti marmorei (opus sectile) in corso di rifacimento al momento dell&#8223;eruzione. Al di sotto della terrazza correva, come di consueto nelle ville suburbane di area vesuviana, un criptoportico, che fungeva da basis villae, lungo per la parte conosciuta circa 56 metri, il quale era stato parzialmente esplorato durante gli scavi di inizio 900 e negli scorsi decenni intaccato da interventi di clandestini. Qui si &egrave; individuato un piano pavimentale in terra battuta e, lungo il lato occidentale, una sequenza di piccole finestre strombate all'esterno.
Nel settore nord-est di questo Criptoportico &egrave; stata rinvenuta un'apertura voltata che permetteva di accedere al piano superiore tramite un vano di forma rettangolare, posto subito a nord dei due cubicula diurna, dove sono stati rinvenuti i corpi
LE TECNOLOGIE
Durante le indagini in corso nell&#8223;area sono stati eseguiti rilievi laser scanner con scanner terrestre Leica RTC 360, utili alla documentazione della partizione architettonica e della stratigrafia archeologica che di volta in volta si ritrovava.
Questo ha reso possibile la costruzione di un modello tridimensionale a nuvola di punti (Point Cloud) incrementale che contiene varie fasi dell'avanzamento lavori fino a terminare con lo stato di fatto.
Si &egrave; unito il rilievo a quello eseguito tempo addietro di esplorazione dei cunicoli, ottenendo una correlazione di dati e la relazione tra l'intera estensione del Criptoportico e la parte della villa scavata.
Si &egrave; eseguita una fotogrammetria con camera singola e restituzione tridimensionale via software ottenendo orto immagini ad alta definizione e modelli digitali tridimensionali. Inoltre, al rinvenimento dei vuoti lasciati dai corpi, si &egrave; proceduto con una analisi endoscopica, estrazione di campioni ossei, e laddove possibile esecuzione di una scansione laser dell'interno del vuoto lasciato dal corpo, e in ultima fase con la colatura del gesso. Parco Archeologico di Pompei Rup Luana Toniolo Direttore dei lavori Raffaele Martinelli Direttore Operativo archeologo Luana Toniolo Funzionario Restauratore Elena Gravina Funzionario antropologo Valeria Amoretti Vulcanologo Domenico Sparice Geologo Vincenzo Amato Restauratrice Roberta Prisco (realizzazione calco) Lavori a cura della Ditta ECORES Archeologo Paola Serenella Scala
TRADUZIONE IN INGLESE 
&ldquo;It is impossible to see those deformed figures, and not feel moved. They have been dead for eighteen centuries, but they are human beings seen in their agony. This is not art, it is not imitation; these are their bones, the remains of their flesh and their clothes mixed with plaster, it is the pain of death that takes on body and form. Up to now temples, houses and other objects have been found that have aroused the curiosity of educated people, artists and archaeologists; but now you, my dear Fiorelli, have uncovered human pain, and every man feels it.&rdquo;. 
Luigi Settembrini, &ldquo;Letter to the Pompeians&rdquo;, 1863. 
THE TRACES OF PAIN THE VICTIMS OF CIVITA GIULIANA &ndash; The last plaster casts of Pompeii
What the writer Luigi Settembrini defined as &ldquo;the pain of death that takes on body and form&rdquo; once again takes shape in the excavations at Pompeii, in the form of men who lost their lives during the eruption, the traces of whose death throes have remained imprinted in the ash for two thousand years.
During the current excavations at Civita Giuliana, around 700 metres northwest of Pompeii, in the area of the large suburban villa where, in 2017 - thanks to a joint operation with the Carabinieri and the Public Prosecutor's Office of Torre Annunziata aimed at stopping the illegal trafficking carried out by grave robbers - the servile part of the villa had been discovered along with the stable containing the remains of three harnessed horses, two skeletons of individuals caught in the fury of the eruption have been found.
Just as in the first excavation campaign when it was possible to crate plaster casts of the horses, today it has been possible to make casts of the two victims who were found near the cryptoporticus, in the noble part of the villa which the latest investigations have focused on.
The bodies were found in a side room of the cryptoporticus, in the form of a passageway below the villa which led to the upper floor.
This space, 2.2 metres wide but of a length which has yet to be determined, featured a wooden floor, as indicated by the presence of six holes in the walls for housing the beams which supported a gallery. The room was destroyed by the collapse of the highest parts of the masonry, beneath which was found a thick layer formed from the succession of pyroclastic currents that were typical of the eruption of AD 79.
Inside the room, initially voids were discovered in the layer of hardened ash, below which the skeletons were encountered. Once the bones had been analysed - by the physical anthropologist of the Park, who removed most of them - plaster was poured in, according to the famous plaster casting technique developed by Giuseppe Fiorelli, who first invented and experimented with it in 1867. 
The plaster casts have yielded the shapes of the bodies of the two victims, in a supine position. 
Both had died suddenly during the so-called second pyroclastic flow, which struck Pompeii and the surrounding area in the early hours of the 25th October, leading to the death of the survivors who were still present in the city and countryside. This second flow was preceded by a brief period of quiet, perhaps half an hour, during which the survivors both at Pompeii and probably at Civita left their dwellings in a vain attempt to save themselves.
The flow that struck was however very fast and very violent, bringing down the first floors of the houses and surprising the victims as they attempted to escape across a few centimetres of ash, leading to their deaths. In this case it is probable that the pyroclastic flow flooded the room through several openings, entombing them in the ash.
Studies revealed that the first victim, with his head tilted, and his teeth and skull visible, was a young man, between 18 and 23/25 years of age, who was approximately 156cm tall. The presence of a series of vertebral compressions, unusual in a young man of his age, would suggest that he had carried out hard manual work. He could therefore have been a slave. He wore a short tunic, of which the imprint of the drapery is clearly visible on the lower part of the belly, with thick rich folds and traces of heavy fabric, of a consistency which suggests that it was made of wool fibres. Several fragments of white plaster were found next to the face, and fragments of the wall preparation layer of the room were found alongside the legs. 
The second victim was found in an attitude that was completely different to the first, but which is similar to that found in other plaster casts at Pompeii: the head has fallen backwards into the cinerite, at a lower level than the body, and the plaster cast has outlined the chin, lips and nose, while the skull is preserved. The arms are folded with the hands on the chest, similar to a position seen in other casts, whilst the legs are spread apart with the knees bent.
The robust stature of the victim, particularly in the thorax area, suggests once again that this is a man, though older than the other victim, aged between 30 and 40 years and approximately 162cm tall.
This victim wore more intricate clothing compared to the other, as he wore a tunic and mantle. Beneath the victim's neck and close to his sternum, where the fabric formed clear and heavy folds, imprints of the fabric are preserved that are clearly visible and indicate a woollen mantle which stopped at the left shoulder. At the position of the upper left arm there is also an imprint of a different fabric pertaining to a tunic, which would seem to have extended to the pelvic area. Fragments of white plaster were found close to the face of the victim, which had probably collapsed from the upper floor.
Roughly 1 metre east of the first victim, and 80cm east of the second, other holes were discovered during excavation works. Here too, plaster was poured in, revealing the presence not of victims but of objects which had perhaps been lost during the escape. Manual exploration of these &lsquo;voids', and the shape revealed by the plaster casts, revealed that these were heaps of cloth, with large and heavy folds; in particular the heap close to the first victim could be interpreted as a woollen mantle, which the young &lsquo;slave' had evidently taken with him during the escape.
THE CAUSES OF DEATH
As regards the cause and time of death, those elements that may give general indications are summarised below.
As is well known, the eruption began with a rain of pumice which poured down upon Pompeii from the eruptive column from 13:00 on the first day of the eruption (probably October 24th) until about 07:00 the following day. The sedimentation of the so-called white pumice lasted for about 7 hours (from 13:00 to 20:00); the sedimentation of grey pumice lasted about 11 hours (from 20:00 to 07:00 the following day). In total, the pumice fall phase lasted about 18/19 hours.
After the rain of pumice ceased due to the collapse of the eruptive column, the first pyroclastic flow occurred, reaching Pompeii during the final phase of the sedimentation of the grey pumice, so at about 07:00 on October 25th.
The other flows, starting with the second (which was more violent and energetic, and the cause of the greatest number of victims in Pompeii), followed one after the other throughout the early hours of the morning.
The first pyroclastic flow to reach Pompeii deposited only a few centimetres of ash and, due to its low energy, did not cause much structural damage. Most Pompeiians who survived the first phase of the eruption, no doubt survived this first flow as well.
The second pyroclastic flow was the most violent and energetic, capable of breaking down walls orientated at right angles to the direction of flow. The sediment deposited by this flow was a highly compact grey ash, well stratified and containing scattered pumice lapilli.
The deposits filling the room in which the two plaster casts were made at the site of Civita Giuliana are entirely represented by grey ash showing the same characteristics as the cinerite deposits within which most of the victims inside the walls of Pompeii were found (deposits from the second pyroclastic flow). It is likely that the pyroclastic flow entered the room at several points, engulfing the victims and burying them in ashes.
The thickness (at least 2m) is also consistent with the maximum thickness of this layer inside the buildings of Pompeii. The casts are embedded completely within the ash, hence the victims were killed and buried by the second pyroclastic flow that arrived in Pompeii.
At the moment it is impossible to say whether below this deposit there are further stratigraphic units relating to other phases of the eruption, or whether the ash rests directly on the bottom of the room (floor, stairs or ramp). Continuation of the excavation will clarify the stratigraphy in detail. 
THE ROOMS OF THE VILLA
Investigation of this area commenced in January 2020 at the site of a large villa in Civita Giuliana, about 700 m northwest of Pompeii, where in recent years it had already proved possible to create the first cast of a horse in the servile area of the house, where the stable was being investigated.
Ongoing interventions have brought to light a series of rooms in the north-west residential part of the villa, in a panoramic location overlooking the Bay of Naples and arranged around a rectangular peristyle (colonnaded garden), delineated to the north and east by a portico, and along its western side by a cryptoporticus covered by a balustraded terrace.
Some of the rooms that were opened up here had already been explored in 1907-1908 and subsequently buried, whilst others had been the subject of illegal excavations.
In particular, three living rooms were unearthed, two cubicula diurna(bedrooms) with elegant cocciopesto floors featuring decorative stone tile motifs, and an oecus. This latter room corresponded to a large banqueting hall, with Third Style decorations and a floor with marble inserts (opus sectile) which was in the process of being renovated at the time of the eruption. Below the terrace, as was usual in suburban villas of the Vesuvius area, there extended a cryptoporticus which served as a basis villae, known to be at least 56m long, which had been partially explored during the excavations of the early 1900s but in recent decades affected by illegal interventions. Here a beaten earth floor has been identified and, along the western side, a series of small windows splayed outwards.
In the north-east sector of this cryptoporticus, a vaulted opening was found that allowed access to the upper floor through a rectangular room, just north of the two cubicula diurna, where the bodies were found.
TECHNOLOGY
During the ongoing investigations in the area, laser scanning surveys were carried out using the Leica RTC 360 terrestrial scanner, which were useful for documentation of the architectural partition and the archaeological stratigraphy when found.
This made it possible to construct an incremental three-dimensional Point Cloud model which charts the various stages of the progressing work until it ends with the current state.
This survey was combined with one carried out some time ago to explore the tunnels, resulting in a correlation of data and an indication of the relationship between the whole length of the cryptoporticus and the excavated part of the villa.
Photogrammetry with a single camera and three-dimensional software rendering was performed, thereby obtaining high-definition orthoimages and three-dimensional digital models.
In addition, when the voids left by the bodies were discovered, endoscopic analysis was undertaken along with the collection of samples of bone, and where possible, a laser scan was also made of the void left by the body, with the final stage being the creation of a plaster cast. 
Project Manager Luana Toniolo (Official archaeologist)
Director of Works Arch. Raffaele Martinelli
Director of Archaeological Operations Luana Toniolo
Conservator Elena Gravina
Official Anthropologist Valeria Amoretti
Vulcanologist Domenico Sparice
Geologist Vincenzo Amato
Conservator Roberta Prisco
Works carried out by ECORES / Archaeologist Paola Serenella Scala &ndash;</description>
<author>uf.st.parco Archeologico di Pompei</author>
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