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CENTRO STUDI ANCE SALERNO, IL CONSUNTIVO DEL II SEMESTRE 2014. NOTA AGGIUNTIVA ALLA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO
Il consuntivo del II semestre 2014
L’esame delle risposte fornite dagli imprenditori edili della provincia di Salerno relativamente agli ultimi sei mesi del 2014 – secondo quanto emerge dall’Analisi Qualitativa su base semestrale delle dinamiche del settore edile in provincia di Salerno – permette di constatare le enormi difficoltà nelle quali si sono dibattute le imprese edili. Il 45% degli intervistati ha dichiarato di avere subito un calo di produzione (mentre per il 29% si è registrato un aumento). Per il 42% delle imprese il fatturato è stato in calo e solo per il 26% in aumento. Ancora, il 42% del campione ha dovuto fare fronte ad una contrazione degli ordini e dei contratti (per il 23% si è avuto, invece, un aumento). Dal punto di vista occupazionale, per il 34% delle aziende c’è stata una diminuzione e per il 54% una situazione di stazionarietà; solo il 12% del campione ha segnalato livelli occupazionali in aumento.
Se si considerano gli indici congiunturali calcolati dal Centro Studi Ance Salerno a partire da queste risposte, le precedenti risultanze sono confermate: gli indicatori di produzione, fatturato, ordinativi ed occupazione sono tutti negativi (e compresi fra -16 e -22), mentre quelli connessi ai costi hanno valori positivi (in un intervallo tra +18 e +40). Dunque, l’attività produttiva per la seconda parte del 2014 ha subito un ulteriore calo mentre i costi sono invece aumentati.
Le previsioni per il I semestre 2015
Il quadro previsionale per il 2015 che emerge dall’Indagine Ance segnala un’attenuazione degli indicatori in campo negativo, e conferma indici con il segno più per le imprese che rientrano nel range di fatturato oltre i 20 milioni di euro.
Più specificamente, per l’intero campione prosegue la confortante tendenza all’aumento degli indici di fiducia per produzione, fatturato, ordini e occupazione – sebbene essi permangano ancora in territorio negativo – mentre le voci di costo sono viste ancora in aumento, seppure molto più contenuto. Segnali incoraggianti provengono soprattutto delle piccole imprese, che in termini numerici costituiscono la gran parte del campione e che nella scorsa rilevazione avevano manifestato un rilevante pessimismo verso il futuro. Un arretramento contraddistingue, invece, le imprese medie, i cui indici relativi al giro di affari si riportano al di sotto dello zero, e quindi indicano valori in diminuzione. “Risulta evidente – sottolineano gli analisti del Centro Studi Ance Salerno – che si trovano in una situazione di grave difficoltà piccoli e medi, mentre per le grandi aziende (con fatturato oltre 20 milioni di euro, ma esse rappresentano solo il 5% del campione intervistato) si configura un primo semestre 2015 meno negativo, anche se al di sotto delle previsioni che erano state effettuate per il II semestre 2014.
Le piccole imprese (fatturato inferiore a 5 milioni di euro)
In questo ambito di riferimento la ricerca evidenzia una notevole attenuazione degli indici negativi inerenti la produzione ed il fatturato (rispettivamente da -42,65 a -16,18; e da -42,65 a -7,35). Il riscontro di questa nuova tendenza arriva dal miglioramento dell’indice relativo agli ordini e contratti, che passa da -29,41 a 5,88 e dunque mostra una generalizzata (sebbene contenuta) fiducia nel loro aumento per questo gruppo di imprese. Passi in avanti anche nel campo che fa riferimento all’occupazione: da -39,71 a -5,88.
Le medie imprese (fatturato compreso tra 5 e 20 milioni di euro)
Maggiori difficoltà si palesano, invece, all’orizzonte delle imprese con un fatturato compreso tra 5 e 20 milioni di euro, che – come detto – tornano a guardare all’immediato futuro con pessimismo. La produzione rimarca un indice che cade da 33,33 a -22,22; il fatturato da 33,33 a -18,52; gli ordini e i contratti da 33,33 a -22,22; l’occupazione da 22,22 a -29,63. Correlativamente, le loro attese sulle voci di costo tornano ad essere per un diffuso aumento, in controtendenza rispetto alla rilevazione dello scorso semestre.
Le grandi imprese (fatturato oltre i 20 milioni di euro)
In questo caso i dati salienti tratteggiano una situazione in contrazione, ma comunque in campo ampiamente positivo. Gli indici previsionali subiscono una diminuzione: con riferimento a produzione, fatturato e ordini il loro indice scende da 60 a 40, mentre quello dell’occupazione rimane stabile a 40. Vanno, inoltre, evidenziate le attese per l’aumento dei costi, per i quali tutti gli indicatori passano da 0 a 20.
L’analisi delle risposte
Esaminando e sistematizzando le risposte degli imprenditori edili ai quesiti sulle aspettative per i prossimi sei mesi, emerge un’indicazione di diminuzione della produzione, nel I semestre 2015, pari al 38%. Questa percentuale, sommata al 39% di risposte che confermano la stazionarietà produttiva, fotografa il persistere del grave disagio delle aziende edili in provincia di Salerno. Solo il 23% del campione fa riferimento ad un aumento della produzione. Ed, infatti, il fatturato viene segnalato in diminuzione dal 31% delle aziende (per il 46% sarà stazionario), mentre il 23% lo dichiara in aumento. Dal punto di vista degli ordini e dei contratti il calo è segnalato nell’ordine del 28%, al quale occorre aggiungere una percentuale di intervistati pari al 44% che lo indica come stazionario. Per il restante 28% è in aumento. Più negativa la situazione occupazionale: per il 30% del campione sarà in diminuzione; per il 50% stazionario; per il 20% in aumento.
Un quadro di sintesi
Il contesto appena descritto risulta coerente con una situazione complessivamente allarmante nella filiera delle costruzioni in provincia di Salerno e in Campania in quanto descrive per tutti i segmenti di fatturato campi negativi (tranne che per il 5% del campione), come pure la persistenza di un calo di produzione e di fatturato i cui indici non sono mai entrati in campo positivo fin dall’inizio delle rilevazioni effettuate dal Centro Studi Ance Salerno (a partire dal I semestre 2013).
Tra le cause principali di questa congiuntura vanno sicuramente annoverati il drastico abbattimento del tasso percentuale degli investimenti pubblici in Campania e il perpetuarsi di una “difficile” relazione del mondo dell’edilizia con il circuito bancario, come segnalato anche dai recenti dati della Banca d’Italia.
I problemi delle imprese
La principale criticità viene individuata nella lentezza della macchina amministrativa (per il 69% del campione), che sopravanza nettamente la riduzione/carenza di investimenti pubblici (20%). L’altro grande problema che “stringe” l’agibilità gestionale delle imprese è la difficoltà di accesso al credito: il 62% del campione è totalmente d’accordo su questa indicazione ed il 22% è abbastanza d’accordo. Scendendo nel dettaglio di queste risposte si evince che accedere al credito rappresenta un problema trasversale a tutte le fasce di fatturato: dal 61,8% delle aziende con meno di 5 milioni di euro di giro d’affari all’80% di quelle con oltre 20 milioni di euro di fatturato. Dato, questo, che rimarca come la gestione delle relazioni con il circuito bancario spesso risulta complessa anche per aziende ben strutturate a livello patrimoniale. Gli altri problemi segnalati sono: la scarsa responsabilità e/o incompetenza dei quadri dirigenziali delle P.A. (è totalmente d’accordo il 37% del campione); la mancanza di un disegno generale di sviluppo economico provinciale/regionale (35%); i costi elevati delle materie prime (15%); le avverse condizioni meteorologiche (3%).
I riflessi della crisi sulla prassi gestionale delle imprese
La lunga durata della crisi ha generato una serie di mutamenti nella strategia gestionale delle imprese. Il 22,5% del campione analizzato ha risposto al ciclo negativo con l’attivazione di cantieri o con la partecipazione a gare al di fuori del territorio provinciale o regionale. Il 21,3% ha attivato processi di aggregazione con altre imprese ed il 20,1% ha proceduto al ridimensionamento della forza occupazionale. Ma il dato più significativo che emerge è la scelta del 23,4% delle aziende intervistate di attivare cantieri in Paesi extra UE (15,2%) o in Paesi UE (8,2%). “E’ forse la novità più evidente che emerge – specificano gli analisti del Centro Studi di Ance Salerno – dalla presente rilevazione, in quanto prende forma un nuovo approccio export-oriented che trova il suo punto di forza nelle specializzazioni professionali e nella dotazione di macchinari. Va segnalato – continuano gli analisti del Centro Studi di Ance Salerno – che questa nuova profilazione trova pieno accoglimento in tutte e tre le fasce di fatturato, soprattutto per quanto riguarda la decisione di esser presenti in Paesi extra Ue”.
Negli interventi di riorganizzazione interna le aziende, soprattutto quelle piccole e medie, hanno fatto ricorso (9%) alla scelta di un nuovo istituto di credito, mentre 4 su 100 hanno attivato la procedura fallimentare.
Credito e imprese
La qualità delle relazioni tra imprese e circuito bancario viene giudicata sufficiente dal 41% del campione ed insufficiente dal 40%. Si tratta di due elementi di valutazione che appartengono a tutte le classi di fatturato, a conferma della complessità di questo tipo di rapporto che può essere ritenuto “difficile” anche se rispetta prassi e percorsi formalmente corretti. A dimostrazione della scarsa operatività (in termini di liquidità erogata), si manifestano i dati relativi alla concessione di nuovi finanziamenti. Il 38% delle imprese non li ha richiesti (in sintonia con il calo della domanda di credito in atto), il 46% del campione li ha richiesti ma non li ha ottenuti e solo al 16% sono stati concessi. Stessa dinamica per i piani di ristrutturazione del debito. In questo caso solo il 55% delle aziende ha proceduto a tale richiesta ed il 10% ha ottenuto una risposta positiva a fronte del 26% che non ha ottenuto riscontro.
Il rischio usura
Rimane sempre alta la percentuale di imprese che ritiene la contrazione del credito uno degli elementi in grado di alimentare il rischio usura in provincia di Salerno: essa è pari al 44% (totalmente d’accordo), valore che, sommato al 26% di “abbastanza d’accordo”, determina un 70% di imprenditori che si dichiarano potenzialmente esposti al rischio usura.
L’analisi del trend relativo a tale rischio segnala una preoccupante risalita rispetto al I semestre 2014, quando la percentuale degli intervistati che era d’accordo sulla presenza di tale latente problematica ammontava al 66%. Siamo, quindi, di fronte ad un incremento di 4 punti percentuali. Va anche aggiunto, però, che nel II semestre del 2013 tale indicatore si attestava al 73% e nel I semestre dello stesso anno all’85,7%.
Nel considerare che tali percentuali sono comunque molto consistenti, va evidenziata la crescita registratasi negli ultimi sei mesi del 2014. Dal punto di vista della composizione di tale percentuale in base alle fasce di fatturato, l’ultima rilevazione evidenzia come gravitino intorno all’80% sia le imprese tra 5 e 20 milioni che quelle oltre i 20 milioni di fatturato.



