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CALITRI, RECUPERATA DAI CARABINIERI AUTO RUBATA CON 450 KG DI RAME APPENA ASPORTATO
Un fenomeno quello dei furti di rame in aumento esponenziale...Ma perchè i furti di rame? Bene, tutto ha inizio con il 2007, l'anno in cui il soffio della crisi economica inizia a spostarsi dall'America all'Europa. Da quel momento le razzie non si sono fermate più e la caccia all'oro rosso assume le caratteristiche del fenomeno trasversale: disagi, chiusura di attività, case al buio, comunicazioni interrotte, passeggeri in ritardo, morti per folgorazione.
Il rame rappresenta una fonte di guadagno certa, si lavora senza troppa fatica, è resistente, riciclabile, un ottimo conduttore. Il rame si trova ovunque. Ed è richiestissimo nei paesi in cui l’industria tecnologica sta fiorendo (Cina, India, Est Europa). Inoltre, il suo prezzo è inversamente proporzionale all'esaurimento dei giacimenti. Il rame viene quotato, in media, dai 6 ai 7 euro al chilogrammo ma al mercato nero deve essere rivenduto alla metà: intorno ai 3-4 euro al chilo. Un dettaglio che oltre lo sforzo fisico raddoppia anche la quantità di metallo da trafugare.
L'aumento dei furti è direttamente proporzionale all'impennata delle quotazioni. Non è un caso che il fenomeno esploda nel 2007, quando il valore del rame schizza alle stelle, e si consolidi con i rincari del 2010, 2011e 2012 (vedi tabella sotto). Come ogni mercato che si rispetti, anche illegale, il traffico di oro rosso risponde alla legge ferrea della domanda e offerta. Così, l'escalation dei colpi diventa il segnale delle quotazioni che stanno salendo.
Il fenomeno inizia a preoccupare e lo Stato cerca di organizzarsi. Il 24 febbraio 2012 viene stato istituito l'Osservatorio nazionale sui furti di rame. Un organismo coordinato dal ministero dell'Interno a cui partecipano tutte le forze di polizia, l'agenzia delle Dogane e le aziende flagellate dai furti: Enel, Ferrovie, Telecom, Anie (Associazione nazionale imprese elettrotecniche ed elettroniche). Finirà? Mah....difficile!!




