ACLI NAPOLI, RICHIEDENTI ASILO ANCORA NEL "LIMBO" DEI SENZA DIRITTI. "DICIAMO NO AL DOPPIOPESISMO DELLE ISTITUZIONI"

Chiese e associazioni convocano una conferenza stampa davanti alla Prefettura di Napoli per Lunedì 14 dicembre 2015
letto 1612 volte
1-acli-630x210.jpg

E’ indetta per lunedì 14 dicembre, alle 10.30 di fronte alla Prefettura di Napoli, la conferenza stampa promossa da Associazione Acli, chiesa valdese, chiesa metodista, chiesa luterana, chiesa avventista, chiesa battista, don Gaetano Castello (Responsabile Servizio Ecumenismo e Dialogo Diocesi di Napoli), Arcigay Antinoo di Napoli, per chiedere l'adempimento dell'ordinanza del Tar Campania che ha di fatto reintegrato nel programma di accoglienza dello Stato i cinque rifugiati di Terzigno già messi per strada nel mese di luglio. L’estate scorsa, infatti, a seguito di una denuncia, poi rivelatasi non fondata, da parte del responsabile della struttura che li accoglieva, diciotto richiedenti asilo erano stati subito esclusi dal programma di accoglienza. Tredici di essi furono poi reintegrati da parte della stessa Prefettura con la revoca del provvedimento, seguita alla pressione di Chiese, associazioni e migranti in difesa dei fratelli rifugiati.

I cinque restanti, invece, sono stati accolti dalla Chiesa Valdese e dalla Chiesa Metodista, che li ospita tuttora. Perché, a dispetto della sospensiva del provvedimento emessa dal Tar Campania il 18 novembre, la Prefettura, ad un mese di distanza, non ne ha ancora disposto il reintegro, nonostante anche i ripetuti solleciti formali ricevuti.

Con la conferenza stampa di lunedì saremo insieme ai fratelli africani, per denunciare questo comportamento della Prefettura, la stessa che invece non ha esitato ad agire quando si trattava di metterli per strada, esponendoli a qualsiasi rischio e generando una situazione di oggettivo rischio sociale. 

Qui di seguito i dettagli dell’evoluzione dei fatti: 

Nel mese di luglio 2015, la Prefettura di Napoli con un provvedimento immediatamente applicato espelleva 18 richiedenti asilo della struttura di Terzigno. Grazie all’intervento di una rete di associazioni ed al patrocinio del Patronato Acli, il provvedimento fu revocato per 13 di questi in seguito alla presentazione di singole memorie difensive. Per cinque dei ragazzi, invece, il provvedimento fu confermato e si procedette con un ricorso al Tar. Nel frattempo i ragazzi, lasciati senza un tetto sulla testa e privi di qualsiasi assistenza materiale, hanno potuto contare esclusivamente sulla solidarietà delle associazioni, in particolare sul sostegno materiale e morale delle Chiese Valdesi e Metodiste, di cui a tutt’oggi sono ospiti.

Il 18 c’è stata la prima udienza del Tar sull’istanza di sospensione ed in data 19 novembre è stata comunicata l’ordinanza che sospende il provvedimento prefettizio e rimette i ragazzi nel circuito dell’accoglienza.

Ma nessun segnale è giunto fino ad oggi dalla Prefettura in questa direzione. Ad una prima richiesta di informazioni da parte della Chiesa Valdese e delle Acli, il 3 dicembre, presso lo sportello URP della Prefettura, è stato risposto che solo 4 su 5 ordinanze erano state trasmesse appena il giorno prima all’ufficio interessato (Ufficio Immigrazione, via Vespucci) e che si aspettava giungesse l’altra e comunque si accingevano a dare seguito. A questo è seguito un sollecito via PEC alla prefettura da parte del legale rappresentante dei ragazzi. Ad una seconda richiesta di informazioni, il giorno 11 dicembre è stato risposto che la Prefettura ha delle difficoltà a trovare una sistemazione per i cinque richiedenti asilo.

Vogliamo denunciare il fatto che da mesi questi ragazzi contano solo sull’aiuto e la solidarietà delle associazioni e la profonda ingiustizia del protrarsi di questa situazione di disinteresse, anche dopo una pronuncia del Tar che dovrebbe ricondurre il sostegno di queste persone dentro il sistema dell’accoglienza dello Stato. Non si può fare a meno di stigmatizzare questo comportamento, specie se raffrontato alla velocità con cui fu adottato un Provvedimento prefettizio, sulla base di denunce scarsamente documentate e senza dare ai ragazzi nessuna chance di replicare alle accuse. Senza pensarci un attimo, i ragazzi furono buttati per strada, scaricandosi di ogni responsabilità ed ogni protezione, esponendoli a qualsiasi rischio e generando una situazione di oggettivo rischio sociale. Solo il senso di giustizia e la solidarietà delle associazioni hanno impedito le inevitabili conseguenze che potevano prodursi, preoccupandosi di dare loro un alloggio ed una vita dignitosa.

Non è più tollerabile, però, di fronte ad una ordinanza del Tar, che continui un simile comportamento di mancanza di assunzione in carico della vita di queste persone.