COSA C’E’ DIETRO IL CROLLO DELLA BANCA COMUNISTA MPS'

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Il mistero  della  Banca MPS, un vero e proprio giallo che non ha visto ancora la luce, e mai la si vedrà, a meno che qualcuno non parli. E può darsi che la fine dell’addetto stampa della Banca Monte Paschi di Siena sia legata proprio al fatto di voler parlare. Nessuno ha mai creduto al suicidio, molti, anzi tutti pensano che sia stato buttato giù.

Ormai il colosso comunista MPS sembra quasi ai minimi termini e pronto al fallimento, ma se fallisse si porterebbe dietro altre banche.

Il MPS apparteneva prima al PCI, poi al PDS, quindi ai DS e adesso al PD. Questo bisogna dirlo. Nonostante siano state fatte robuste iniezioni di soldi pubblici, la Banca è ancora in agonia.

Ma com’è potuto accadere questo crollo verticale del MPS? Bene, il motivo principale è stato l’ambizione di diventare una Banca sempre più grande e quindi l’acquisizione di banche su banche per allargare il controllo sul territorio.

Il secondo motivo è l’entità spaventosa, superiore ai 40 miliardi di euro, dei crediti a vario titolo incagliati e sofferenti. Ci si chiede a chi sono stati concessi e perché? Forse sono stati concessi a società amiche del Partito? E comunque la lotta interna non aiuta di certo a risolvere la crisi della Banca. Da una parte Renzi e i suoi, dall’altra D’Alema e Bersani.

Si cominciano a lanciare accuse gli uni contro gli altri. Renzi accusa D’Alema di aver svenduto Telecom nel lontano 1999, privatizzandola. Ma davvero Telecom è stata regalata  da D’Alema, Capo del Governo allora, a Colaninno, Gnutti e Conforti? In tal caso sarebbe stato arrecato un grave danno al patrimonio degli italiani e si configurerebbe un reato, altrimenti qualsiasi Governo potrebbe regalare i suoi beni agli amici degli amici?

D’Alema da parte sua dice che Renzi potrebbe parlarci delle fughe di notizie sulla Banca Etruria e  dell’insider traiding, argomento che conosce benissimo. Come si spiegano le dichiarazioni di De Benedetti, che grazie alla fuga di notizie ha guadagnato una bella cifretta?

Gli italiani hanno il diritto sacrosanto di sapere a chi la Banca Comunista MPS ha dato i 40 miliardi di euro. Chi sono questi amici dei comunisti?

Ma come mai Renzi non dice niente a proposito di tutto ciò? Eppure sono stati i suoi oppositori interni al PD (D’Alema e Bersani) gli autori di questi facili prestiti. E come mai Renzi ha messo nel Governo un Ministro come Padoan che proviene dalla premiata ditta D’Alema-Bersani?

Forse perché Padoan lo aiuta a dissimulare i disastri o perché in tutto questo ci sono amici del Governo danarosi?

Ma vediamo che cosa è successo l’ultimo semestre. Renzi, con una conferenza stampa a Palazzo Chigi, fa da testimonial al Monte Paschi di Siena, invitando tutti a investirci i propri soldi (sigh). Il 16 febbraio 2016 la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio per 13 persone, tra cui i vertici di MPS, ex o attuali manager di Deutsche Bank e di Nomura, per fatgti commessi tra il 2008 e il 2012: falso in bilancio, ostacolo alle attività di vigilanza di CONSOB e Bankitalia, aggiotaggio, falso in prospetto.

Che toppata per Renzi testimonial di MPS.

Ma ripercorriamo la storia della debacle del MPS. Era il Novembre 2007, il mondo finanziario era già prossimo a sprofondare nel baratro, quando MPS annuncia di aver raggiunto un accordo con il Banco Santander per l’acquisizione di Banca Anton Veneta per circa 9 miliardi di euro, che poi aumenta a 10,3 miliardi di euro, a causa degli oneri dell’operazione, a cui bisogna aggiungere altri 7,5 miliardi di debiti che Anton Veneta aveva nei confronti di Abn Amro.

9 miliardi di euro iniziali vengono versati da Mps in due tranche su due conti distinti: 7miliardi direttamente a Santander; 2 miliardi su un conto di una banca londinese nella disponibilità dello stesso Banco Santander.

Questo enorme esborso di denaro ha definitivamente compromesso la solidità patrimoniale del MPS.  

Segue un aumento di capitale da 5,8 miliardi euro, al quale si aggiunge l’operazione Fresh, un’emissione di titoli subordinati.

La Fondazione, fedele al vincolo del mantenimento del controllo, versa 3,4 miliardi di euro.

Nelfrattempo, però, scoppia la bolla dei sub prime. Le quotazioni dei titoli bancari vanno a picco in tutto il mondo. E il titolo Mps, che viaggiava intorno ai 4 euro a novembre 2007, nel marzo 2008 scende sotto i 2 euro.

A questo punto, le casse della Fondazione sono vuote.

Per coprire le perdite del 2007-2008, Mps “si impelaga” in almeno tre tipologie diverse di contratti derivati: Santorini; Alexandria; NotaItalia. Obiettivo: riuscire ad ottenere comunque un utile per la banca e rinviare le perdite agli esercizi futuri.                        

Dulcis in fundo: distribuire gli utili realizzati, attraverso i raggiri con i derivati, alla Fondazione Mps, che a sua volta li ridistribuisce sul territorio secondo le indicazioni dei politici di sinistra che la controllano.

Per migliorare la compromessa situazione patrimoniale, nella primavera 2009 Mps decide di sottoscrivere 2 miliardi di cosiddetti «Tremonti-bond», impegnandosi a restituirli entro il 2012. I «Tremonti-Bond» sono forme di obbligazioni convertibili, emesse da una banca e sottoscritte dal Tesoro, il quale in caso di mancata restituzione della quota entra nel capitale dell’istituto di credito.

Il 25 gennaio 2013 l’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena decide di chiedere altri prestiti allo Stato, a quell’epoca denominati «Monti-bond», per un valore di 3,9 miliardi di euro. Una parte di essi serve proprio per rimborsare i «Tremonti-bond».

Complici i forti ribassi registrati da tutto il settore finanziario dopo la crisi sub prime e il fallimento di Lehman Brothers, anche Mps vede ridursi la propria capitalizzazione in modo consistente: dai circa 12 miliardi del 2005 si scende a 2,7 miliardi a fine 2011.

Ma non finisce qui! Il 7 luglio 2016 Mps tocca il nuovo minimo storico a quota 0,265 euro per azione, con una capitalizzazione di soli 777 milioni di euro.

Negli ultimi 8 mesi, a seguito dei provvedimenti del governo Renzi sulle banche, il valore del titolo Mps è passato da circa1,5 euro ad azione a circa 0,265:-82,3% (grande Renzi!)

Come si vede, le prospettive sono incerte. Invece le colpe sono certe. Hanno nomi e cognomi e...una casa: il Pci-Pds-Ds-Pd.