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IL BULLISMO: UN FENOMENO IN CRESCENDO NELLA SCUOLA
Sta prendendo piede anche un nuovo gioco: il knockout, che consiste nel prendere a pugni e calci improvvisamente altri alunni o passantiL’ultimo episodio di bullismo successo a Castellammare di Stabia, in una scuola che vantava di essere una delle migliori della città, ha lasciato il segno sui social network dove è stato postato un video che riprendeva quanto successo nella scuola (You Tube). E’ chiaro che l’immagine delle gambe del ragazzino di prima media, pieno di lividi ricevuti in seguito al nuovo gioco che impazza fuori e dentro la scuola: il knockout game, ha lasciato tutti sgomenti. Si tratta di prendere a pugni compagni di classe e passanti all’improvviso, e spesso qualcuno ci ha rimesso anche la vita, com’è successo in America. Speriamo che questo gioco “innocente” non prenda piede in Italia, visto che amiamo copiare tutto dall’estero.
Ma in generale il bullismo, checché ne dicano i dirigenti scolastici, esiste ed è in aumento. E purtroppo devo dire che finora nulla è stato fatto dagli organi scolastici per limitare questo fenomeno, anzi, secondo il parere di molti, è stata proprio l’inesperienza dei nuovi dirigenti scolastici a favorire l’aumento del fenomeno.
Questa forma di sopraffazione, sperimentata da un bambino o da un adolescente ad opera di un compagno prevaricatore, crea nella “vittima” una condizione di sofferenza, una forte svalutazione della propria identità e l’alto rischio di emarginazione dal gruppo. È un fenomeno caratterizzato da violenza fisica, verbale e psicologica che può avere conseguenze molto dannose a lungo termine, e non è semplicemente sovrapponibile al concetto allargato di aggressività.
Ma il vero problema risale purtroppo ai genitori che sono iperprotettivi con i loro figli e con i dirigenti scolastici che mortificano il corpo docente, colpevolizzandoli in ogni occasione a favore degli alunni e dei genitori.
Quel sano “pacchero” di una volta, curativo di qualsivoglia alzata di testa, faceva bene. Un “pacchero” dato paternamente non fa male ed era apprezzato dai genitori ma anche dagli alunni stessi: “Professore, se ci vuole, dateglielo pure se fa il cattivo”, ebbene, frasi di questo tipo non se ne sentono più.
Il genitore sbaglia perché interviene se il professore sgrida un alunno, se lo sfiora minimamente con la mano aperta, se gli dà un brutto voto, etc…
I dirigenti scolastici minimizzano e quando il fenomeno di bullismo assume contorni sempre più eclatanti, ecco che si vorrebbe riportare tutto alla normalità. Ma ormai è troppo tardi. Ma è tutto l’andazzo che non va, a cominciare dalle punizioni che si prendono contro questi “bulletti”. Facciamo un esempio: non si può sospendere un alunno dalle lezioni e dire “con obbligo di frequenza” che senso ha? Il cosiddetto “bullo” continuerà, come se niente fosse successo, a commettere le sue sopraffazioni. Insomma, i dirigenti scolastici devono dire da che parte stanno. Dalla parte del corpo docente e del personale ATA, e dalla parte degli alunni che fanno il loro dovere, oppure dalla parte dei “bulli”.
Le vittime prescelte da parte di questi “bulli” sono indifferentemente maschi o femmine, spesso cauti, riservati, timorosi e sensibili. Se molestati tendono a non reagire, hanno scarsa autostima e un’immagine negativa di sé. A scuola vivono una condizione di solitudine e abbandono. Il ripetuto attacco dei coetanei aumenta inevitabilmente l’ansia, l’insicurezza e abbassa l’autostima. Gli studenti vittimizzati sono fisicamente più deboli, hanno paura di farsi male o essere feriti, risultano incapaci nelle attività sportive ed hanno scarso coordinamento corporeo. La vittima ha difficoltà ad affermarsi nel gruppo dei coetanei, tende a rapportarsi meglio con gli adulti, tuttavia non racconta i soprusi che subisce, nè ai genitori, nè agli insegnanti. I compagni di scuola difficilmente stringono amicizia con lui, o per paura di essere etichettati come già lo è lui, o per disprezzo. Questo atteggiamento collettivo tende, in genere, a sfociare nel totale isolamento. Una volta diventato bersaglio di molestie, il ragazzino eletto a vittima, verrà infastidito anche dagli altri compagni, perché ritenuto facile bersaglio, e il bullo non proverà sensi di colpa nei suoi riguardi.
Mai minimizzare episodi come quello di questa ragazza, Valentina, la cui unica colpa era di essere brutta e goffa: “Alle medie mi facevano sentire uno schifo. Mi evitavano, mi prendevano in giro e non mi coinvolgevano nelle cose che organizzavano. Forse non lo facevano apposta, ma lo facevano”.
Oppure di Anna, un’altra ragazza timida ed introversa: “Alcuni miei compagni di classe non si rendevano conto che le parole mi ferivano, ed anche tanto, e si trasferivano nella mia mente, e le parole aumentavano e diventavano più violente. Ed io diventavo triste, depressa, non volevo più uscire di casa, non mi sentivo capita da nessuno, e nessuno si accorgeva di niente, tenevo tutto dentro. Non si rendevano conto che le parole potevano portarmi anche al suicidio, è brutto dirlo, ma è così”.
E che dire di Alice: “La vita di alcuni adolescenti è un disastro. È costituita da paranoie, bassa autostima, autolesionismo, bugie, sorrisi falsi, baci mancati, amori impossibili, solitudine, cambiamenti di ogni genere e insulti.. insulti che spesso vengono fatti a scuola, in classe, nei bagni o nei corridoi, ma voi cari professori, cari dirigenti, non vi accorgete di nulla, assolutamente di nulla”.
Un’altra testimonianza, Valentina: “Voi professori pensate solo alla fine delle lezioni per tornare a casa e a divertirvi a far finta di essere scontenti per l’andamento scolastico di un certo alunno, non accorgendovi che magari quel “certo alunno” soffre, ha problemi in famiglia, i suoi genitori litigano spesso, il padre beve e magari picchia sia lui che sua madre, e questo ovviamente influenza molto anche l’andamento scolastico, magari questo”certo alunno” viene deriso dai suoi compagni e picchiato tutti i giorni, magari si è stancato di tutta questa merda che lo circonda e voi non fate altro che peggiorare le cose sgridandolo e facendolo sentire ancora meno apprezzato di quanto lui pensi già”.
Allora, cosa si può fare contro questo fenomeno del bullismo? Stroncarlo appena si ha sentore che c’è un inizio e ascoltare tutte le situazioni che si verificano nella scuola. Ascoltare gli insegnanti che ne riferiscono nei consigli di classe e non minimizzare, magari colpevolizzando gli insegnanti stessi. Convocare i genitori e dare punizioni esemplari. E se si deve dare una espulsione, che sia espulsione, per due o tre giorni, fino ad una settimana, magari. E se si ripetono ancora, raddoppiare la pena.



