Pompei Scavi: ANCORA UN ESPERIMENTO NELLA CITTA' VECCHIA

Sabato 15 Novembre, ore 10'30, primo esperimento di tintura di tessuti con le antiche tecniche: Il Centro studi Jean Berard ricostruisce una caldaia romana 
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  Dopo l’esperimento, realizzato nel 1996 dalla Soprintendenza Archeologica di Pompei che diede in concessione alla Mastroberardino, a titolo sperimentale, un'area adibita a vigneto come nella vecchia Pompei, col patto che essi si impegnassero a coltivarla secondo un piano concordato e definito e nel rispetto dello stato originario dei luoghi, ricavandone un vigneto, che diede i suoi frutti nel 1999, adesso la Soprintendenza ci riprova con un altro esperimento. Infatti Sabato 15 Novembre, si svolgerà....

.....a Pompei (Regio V, 1, 4) il primo esperimento di tintura di tessuti, per il quale sarà utilizzata una caldaia appositamente ricostruita dal Centro studi Jean Berard sul modello di originali caldaie dell’antico periodo romano conservatesi intatte in alcune tintorie della città antica.  L’esperimento si svolgera’ sotto gli occhi dei visitatori del sito archeologico: sotto il bacino di piombo ricostruito, verrà acceso un fuoco per riscaldare l’acqua mescolata con allume, coloranti e fibre tessili, secondo l’antica procedura romana. La dimostrazione pratica avrà lo scopo di avvalorare la ricostruzione del procedimento fatta dagli studiosi delle tecniche tintoriali. L’esperimento sarà l’evento di chiusura del III Simposio Purpureae Vestes dedicato ai tessuti e alle tinture del Mediterraneo Antico. Il convegno organizzato da Universitat de València, Università Federico II di Napoli, Centre Camille Jullian, Centre Jean Bérard si terrà a Napoli il 13 e il 14 novembre presso l’ Istituto francese Grenoble. La città di Pompei, alla vigilia della sua distruzione, era infatti un importante centro di produzione di tessuti, dotata di più di trenta officine destinate alla lavorazione dei prodotti tessili. Il Centre Camille Jullian (Aix-en-Provence), associato al Centre Jean Bérard (Napoli), in collaborazione con la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, sostiene da diversi anni un programma di ricerca per lo studio di questa particolare attività, che fu tanto viva nella antica città vesuviana. Una parte dei lavori di questa équipe è dedicata in particolare alle ‘officine tintorie pompeiane’, alcune delle quali sono state identificate come officinae infectoriae. Si trattava di tintorie di alto livello tecnico, che utilizzavano processi evoluti i quali comportavano l’uso di tinture vegetali associate a mordenti (soluzioni fissanti) di origine minerale, tra i quali soprattutto l’allume estratto dalle miniere dell’arcipelago eoliano. Prisco Cutino