ANCORA FRANE E ALLUVIONI, MA LA PREVENZIONE RESTA UNA CHIMERA

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Quello che è successo in Costa Azzurra devastata dalle inondazioni, con 4 dispersi e 17 morti a causa del fiume di fango nella notte fra sabato e domenica, quello che è successo Giovedì notte in Guatemala, con una frana che ha sepolto numerose abitazioni a Cambray, sobborgo di Santa Catarina Pinula, con un numero di morti aggiornato a 83, ma mancano all'appello ancora 350 persone, con un conto dei morti destinato a salire ancora (anni fa l'area era stata classificata "ad alto rischio" frane), quello che successe a Genova, più volte disastrata dalle alluvioni, 16 anni fa l’evento disastroso di Sarno e paesi limitrofi, la frana di Pozzano a Castellammare di Stabia (una vittima), la frana del Monte Pendolo a Gragnano (3 vittime), la frana di Capri, l’evento di Atrani, e che dire dell’alluvione di Messina, dell’alluvione del Polesine e di tante altre catastrofi?

Ebbene, tutto questo deve farci riflettere su una classe politica, a qualsiasi livello, incompetente e irresponsabile. Purtroppo, sono anni che i geologi predicano al vento. Vengono chiamati Cassandre perchè prevedono sventure, ma la realtà ci dice che hanno ragione. Oggi, come ieri, purtroppo, il dissesto idrogeologico è trascurato....e lo dimostrano i danni e i morti provocati dalle alluvioni. Per non spendere preventivamente un miliardo di euro, se ne pagheranno 10, 100 di miliardi.

Chi si ricorda più dell'alluvione del Polesine? Della frana di Sarno, Messina, Genova di tre anni fa...etc… etc.. Purtroppo, adesso tutti a piangere, ma la politica dimentica presto. E’ la solita storia. Articoli sui giornali e periodici, speciali televisivi che danno ragguagli del disastro, prese di posizione di questo o quel leader politico, dichiarazioni di questo o quel personaggio, più o meno competente. Vengono fatte interpellanze e discussioni. Vengono presi provvedimenti urgenti da parte del Governo. Ci sono accuse a destra e a manca, Commissioni di inchiesta e, chissà, avvisi di garanzia. Poi, come sempre, i provvedimenti proposti si attuano parzialmente, soldi stanziati che tardano ad arrivare o non arriveranno mai, o che non si riescono a spendere per incapacità o dolo.

Il ripetersi di questi eventi, al di là delle discussioni, che spesso assumono carattere polemico, al di là dei discorsi di circostanza e dei provvedimenti contingenti, trova risposta nella realtà delle cose, che denunciano una situazione antica, aggravatasi senza dubbio negli ultimi decenni. Il clima sta cambiando e noi non facciamo niente per cercare di mitigare i danni e le vittime.

Manca la sensibilità ambientale, manca la cultura dell’ambiente, mancano le competenze nella gestione del territorio, manca la conoscenza completa, puntuale, aggiornata del complesso sistema fisico costituente il territorio: una conoscenza che deve accrescersi ed aggiornarsi in continuo perché la terra vive, si muove, si scuote, in una parola evolve verso nuovi e diversificati equilibri fisici. I tempi di maturazione dei nuovi equilibri sono estremamente vari; possono essere lunghissimi, geologici appunto, come quelli occorrenti per lo spostamento reciproco di continenti o per la formazione di montagne, ovvero brevissimi come accade per il propagarsi delle onde sismiche, per lo scivolamento di una grande frana, per le erosioni generate da un fenomeno alluvionale. Occorre, quindi, rilevare ed aggiornare in continuo, tutti i dati fisici del territorio, siano essi geolitologici, geomorfologici, stratigrafici, strutturali, tettonici, idrogeologici, etc.., prima di apportare una qualunque modifica nel sistema fisico con il quale noi interagiamo, correlando, comunque, la durata temporale delle sue azioni e delle sue opere con quelle estremamente variabili, dai secondi ai milioni di anni, dei fenomeni geologici.

E’ solo utopia supporre che un intervento economico straordinario, che pure brucia centinaia e migliaia di milioni di euro, quasi sempre condotto sotto la spinta emotiva dell’emergenza, in maniera scoordinata ed empirica, possa favorire l’equilibrio tra processi geodinamici ed attività umane; anche perché accade che la ricostruzione è condotta sulla base di progettazioni supportate da dati fisici incompleti, non aggiornati e non rappresentativi dell’effettiva complessa realtà fisica del territorio, magari con l’aggiunta di una qualunque carta geologica, perché tanto la geologia non cambia. Ma anche assenza di una coscienza ambientale dei singoli, laddove è dimostrato che il diffuso fenomeno dell’abusivismo, ad esempio, è una delle cause concorrenti ad incrementare il rischio nei confronti di un certo fenomeno naturale, sismico, vulcanico o franoso.

Ma cosa si può fare per cercare quanto meno di mitigare i danni, di fare prevenzione?

1.L’applicazione rigorosa delle leggi esistenti;

2.Il potenziamento dei Servizi Tecnici in tutto il sistema pubblico amministrativo centrale e periferico, ivi incluse le strutture tecniche a sostegno delle Autorità di bacino.

3.La ricostruzione e pianificazione nelle aree disastrate secondo i più corretti principi di valutazione dei rischi geonaturali, delocalizzando infrastrutture, attività produttive e centri abitativi almeno nelle aree a vulnerabilità e, quindi, a rischio elevato.

4.Da tener presente la serietà del problema consistente nel fatto che i disastri di Genova si sono verificati allo sbocco di bacini idrografici di limitate dimensioni (da alcune centinaia a circa 2000 ettari) che, finora, erano stati erroneamente ritenuti “incapaci” di alimentare portate di piena di centinaia di mc/secondo non solo di acqua ma prevalentemente di fango e detriti con tronchi d’albero d’alto fusto e massi lapidei di dimensioni notevoli (fino a 25 mc come accaduto il 1 ottobre 2009 a Scaletta Zanclea).

5.La creazione di osservatori geologici o idrogeologico comunali o consortili che possano far scattare un sistema di allarme geologico o idrogeologico immediato che deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulo nembi. Chi, nel caso di Genova, doveva lanciare l'allerta meteo dopo cinque giorni di pioggia?

6.Una struttura, che a seconda della grandezza del comune potrebbe avere uno o più geologi a “guardia” del territorio, poiché solo la conoscenza approfondita è capace di prevenire, se non in toto, almeno in parte questi disastri. Quindi una struttura che, per il momento potrebbe realizzarsi per i comuni più a rischio, per poi estendersi ad altri comuni. I costi? Ebbene sono sicuramente molto, ma molto inferiori alla spesa necessaria per AGGIUSTARE i danni.

Fin quando le istituzioni a tutti i livelli non si renderanno conto che la prevenzione paga più della ricostruzione e della perdita di vite umane, non si riuscirà ad affrontare tali eventi in maniera tale da non dover ogni volta procedere alla conta dei danni superiori di sicuro alle spese necessarie per la salvaguardia del Territorio!