CLIMA, ACQUA E L'ECONOMIA DEL POMODORO PELATO: IL CASO DELL'AREA COMPRESA TRA CAMPANIA, MOLISE E BASILICATA

Prof. Franco Ortolani, docente di geologia presso l'UNINA Federico II, oggi Senatore del M5S, esperto ambientalista
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Circa il 50% della produzione nazionale del pomodoro pelato avviene in Campania in una zona molto ristretta tra l’Agro Nocerino Sarnese e la valle della Solofrana e della Cavaiola. 

In quest’area si attua la trasformazione dei pomodori prodotti essenzialmente nelle pianure pugliesi. Come mai?  Semplicissimo!

Nelle vaste pianure pugliesi si coltivano i pomodori grazie all’irrigazione con l’acqua accumulata nei bacini artificiali del Molise, Campania e Basilicata. Ma perché poi la trasformazione in pelati non si effettua in Puglia? Semplicissimo.
Per la lavorazione occorre tanta acqua potabile da consumare in circa 2 mesi. Acqua potabile che in Puglia non si trova.

Ecco che è necessario trasportare su gomma i pomodori in Campania, nella zona citata che è caratterizzata dalla presenza di falde idriche ricchissime nel sottosuolo in grado di alimentare prelievi per circa 50-70 milioni di metri cubi per i due mesi della lavorazione.

Come si vede si tratta di una economia dell’acqua di importanza strategica. Ma è protetta questa economia, o meglio è tutelata adeguatamente la risorsa idrica? NO!

Ad esempio i prelievi idrici dalle falde non sono adeguatamente sotto controllo. Le falde dipendono dalle precipitazioni meteoriche che stanno progressivamente diminuendo.

Si aggiunge che tutti gli usi idrici della Campania, per uso potabile, irrigazione, industriale, idroelettrico dipendono dall’acqua erogata dalle sorgenti alimentate dai serbatoi idrogeologici carbonatici carsificati. Il sistema idrogeologico strategico non è sotto controllo, colpevolmente.

Una situazione insostenibile e non tollerabile per l’economia della nazione e delle tre regioni.