TABURNO CODA DI VOLPE DOC 2007

8 euro ben spesi per un vino beneventano
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In barba alle troppe cantine che si fregiano di essere, spesso impropriamente, di “tradizione”, l’azienda Ocone vanta quasi un secolo di storia. Nasce, infatti, nel 1910 ed ha la sua sede a Ponte, nei pressi di Solopaca, in provincia di Benevento. Attualmente è gestita da Domenico Ocone e gode di una cantina ben nutrita di prodotti tipici del territorio come l’Aglianico, la Coda di Volpe, il Greco e il Fiano. Tutti, nessuno escluso, di un buon tenore qualitativo.

Tra questi piace la storia che c’è dietro un vitigno che venti anni fa ha trovato la sua fortuna in una intuizione proprio di quest’azienda: La Coda di Volpe . Attorno agli inizi degli anni 80, non esisteva la cultura della bottiglia monovitigno, né, tantomeno, c’era l’idea di utilizzare la Coda di Volpe. Quest’uva piaceva perché, così morbida e rotonda al gusto, riusciva a mitigare l’acidità di altri vitigni con buone vendite, come i classici Greco e Fiano. I tagli erano l’espressione di un mercato un po’ ignorante che voleva bere subito e che non poteva aspettare che certi vini si evolvessero col tempo. La cantina Ocone invece decise di puntare proprio su quest’uva.

In essa vede molte potenzialità e punta su un’idea: Vendemmiarla un mese prima della consuetudine così da ottenere un vino più acido e di diverso tenore. Fu proprio l’idea giusta. Assaggiamo, infatti, una bottiglia di Taburno Coda di Volpe DOC 2007. Alla vista risulta di colore giallo paglierino con leggeri riflessi dorati trasferiti al vino non solo dal sole ma da una breve macerazione sulle bucce a bassa temperatura. All’olfatto risulta fresco e piacevole, pulito e con leggeri sentori di frutta a pasta bianca non troppo maturi. Al palato invece sentori citrici regalano al vino una certa agilità . Compaiono poi profumi erbacei anch’essi freschi, come di erba appena tagliata. La persistenza è buona ma non troppo lunga.

Questa coda di volpe è estremamente versatile nell’abbinamento col cibo . Io la berrei con un piatto di spaghetti classici con la colatura di alici di Cetara, ma anche con della pasta mista con ceci e polipetti. Questo è un vino gradevole e non invadente con un rapporto qualità prezzo notevole. Costa circa 8 euro.

Sara Marte